I NOMI. Medico, giudice e avvocato casertano sotto processo per corruzione. Arriva la sentenza
26 Giugno 2026 - 12:21
CASERTA – Si chiude con un’assoluzione la vicenda giudiziaria che negli ultimi tre anni aveva coinvolto l’avvocato Paolo Miranda, l’ex Giudice di Pace di Maddaloni Alberto Di Vico e il medico legale Giovanna Liguori. Il GIP del Tribunale di Roma ha assolto tutti e tre dall’accusa di corruzione perché il fatto non sussiste.
Un importante risultato questa sentenza l’avvocato Miranda, difeso dall’avvocato Mario Corsiero e dall’avvocata Anna Maria Miranda, come per il dottor Di Vico e la dottoressa Liguori, difesi dai legali Carlo De Stavola e dall’avvocato Elisabetta Carfora.
Miranda, nel 2023, era stato accusato di aver affidato incarichi professionali di consulenza medico-legale a Giovanna Liguori, moglie del giudice Alberto Di Vico. In cambio, quest’ultimo avrebbe favorito l’avvocato Miranda nelle cause trattate davanti all’Ufficio del Giudice di Pace di Maddaloni, liquidando compensi professionali superiori e consentendo l’iscrizione di procedimenti che, secondo l’accusa, sarebbero stati di competenza territoriale di altri uffici giudiziari.
L’accusa infatti, per la sua tesi, aveva ritenuto significativo il fatto che le eccezioni di incompetenza territoriale sollevate dalle controparti fossero state sistematicamente rigettate e che Miranda avesse ottenuto esito favorevole nella quasi totalità dei giudizi patrocinati proprio presso l’Ufficio del Giudice di Pace di Maddaloni.
Al termine delle indagini preliminari, condotte anche attraverso l’acquisizione di numerosi fascicoli processuali e intercettazioni telefoniche, la Procura di Roma aveva chiesto l’applicazione di misure interdittive nei confronti dei tre indagati. Il GIP accolse la richiesta il 26 giugno 2023, disponendo per un anno l’interdizione dall’esercizio delle rispettive funzioni e professioni.
Il provvedimento fu però impugnato dagli avvocati difensori dei tre imputati, che ottennero l’annullamento delle misure interdittive. Il Riesame ritenne fondate le argomentazioni difensive, escludendo la sussistenza degli elementi valorizzati dall’accusa. Successivamente, anche la Corte di Cassazione dichiarò inammissibile il ricorso proposto dalla Procura nei confronti dell’avvocato Miranda.
Nonostante gli ulteriori approfondimenti investigativi svolti dalla Guardia di Finanza su delega della Procura, il pubblico ministero chiese il rinvio a giudizio dei tre imputati, che si è poi svolto con rito abbreviato. Nell’udienza del 28 maggio 2026 la Procura aveva chiesto la condanna degli imputati a quattro anni e otto mesi di reclusione, mentre le difese avevano invocato l’assoluzione piena.
Dopo un rinvio disposto per consentire al pubblico ministero di valutare le articolate eccezioni sollevate dai difensori, il GIP ha pronunciato oggi la sentenza definitiva di primo grado, assolvendo tutti gli imputati con la formula “perché il fatto non sussiste”.
