LA DOMENICA DI DON GALEONE…

28 Giugno 2026 - 06:55

Ci troviamo davanti a parole durissime. Gesù dice di non essere venuto a portare la pace. E aggiunge parole ancora più dure: “Chi ama il padre o la madre più di me, non è degno di me”. Tutti vogliamo scansare la croce, e invece: “Chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me”. Che cosa non daremmo per salvare la vita? E invece: “Chi avrà trovato la sua vita, la perderà”. Ci fa capire, attraverso un linguaggio duro, che Dio va messo al primo posto, altrimenti cadiamo nell’idolatria. Dio va amato più del padre, della madre, dei figli. Il messaggio di Gesù è Gesù stesso. Tutto il resto è periferico. Sarà teologia, filosofia, filantropia. Ottime cose! Ma il cuore di tutto è Gesù di Nazaret.

Questo vangelo è uno dei testi più rivoluzionari e più complessi da capire, che ci sono nel Nuovo Testamento, perché pone uno dei problemi più complessi che ha dovuto affrontare la Chiesa nascente: il problema della famiglia. Un problema di enorme attualità nella Chiesa e nella teologia. I vangeli insegnano l’amore che si deve avere in famiglia (Mc 7, 8-13; Mt 15,3-6). Ma troviamo anche fatti e detti di Gesù che dicono il contrario. Gesù, quando è andato a ricevere il battesimo da Giovanni e si è dedicato ad annunciare il Regno di Dio, per prima cosa ha abbandonato la sua famiglia, la sua casa ed il suo popolo per vivere come profeta per le strade ed i villaggi di Galilea. Forse per questo le relazioni di Gesù con la sua famiglia sono state complicate: i suoi parenti dicevano che era pazzo (Mc 3,21) e, quando andò presso il suo popolo (Nazaret) per la prima volta, Gesù si rese conto che la sua famiglia “lo disprezzava” (Mc 6,4) e vide che i suoi concittadini “non credevano” in lui (Mc 6,6; cf. Gv 7,5). In ogni caso, è sicuro che Gesù anteponeva la comunità dei discepoli a sua madre ed ai suoi fratelli (Mc 3, 31-35; Mt 12, 46-49; Lc 8, 19-21). Ma soprattutto la cosa più forte è l’insegnamento di Gesù quando afferma che lui “non è venuto a portare pace, ma spada”, fino a “separare l’uomo da suo padre, la figlia dalla madre” (Mt 10,14; Lc 12, 49). Anzi, Gesù arriva a dire che bisogna “odiare” (μισεῖ) i parenti a fronte della decisione di seguirlo (Mt 10,37; Lc 9,59s). Bisogna prendere tutto questo alla lettera? La frase “chi non odia suo padre e sua madre” si riferisce a un celebre e controverso passo del Vangelo secondo Luca (14,25-33): l’espressione non invita al disprezzo o all’odio fisico (che andrebbe contro il comandamento di onorare i genitori), ma usa un linguaggio semitico estremo per indicare il primato assoluto.

Amore a prova di croce
Cosa Dio chiede a noi, lo sappiamo meditando su Gesù di Nazaret: “Chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me”. La croce di Gesù non fu una privata tribolazione, ma un pronunciamento, una sentenza dei potenti contro l’Innocente, perché non fosse minacciato il loro potere, la loro sapienza, la loro religione. Prendere la sua croce non significa solo prendere sulle nostre spalle le tribolazioni che accidentalmente ci capitano; significa soprattutto prendere su di noi il suo progetto di vita, calandolo nella concretezza delle circostanze storiche, pubbliche e private. Prendere la croce vuol dire non cercare me stesso, non mettere in bilancio ciò che a me giova, ma avere sotto gli occhi gli interessi degli uomini, il bene degli altri. La morte di Gesù fu un atto pubblico, storico, politico. Non dimentichiamo queste dimensioni della croce di Gesù! “Chi ama il padre e la madre più di me non è degno di me” può significare anche: “Chi ama la classe di appartenenza più di me, non è degno di me”.