CINQUE ANNI SENZA PIETRO. Il ricordo del maresciallo casertano della Guardia di Finanza morto a 25 anni sull’A2: una ferita che il tempo non ha rimarginato
15 Luglio 2026 - 16:10
La profonda amarezza della famiglia
CASERTA – Cinque anni sono trascorsi da quel 15 luglio che ha spezzato la vita di Pietro Pelella, il giovane maresciallo della Guardia di Finanza originario di Caserta, morto a soli 25 anni in un tragico incidente stradale avvenuto lungo l’Autostrada A2 del Mediterraneo, in Calabria. Cinque anni che, per la sua famiglia e per chi gli ha voluto bene, non hanno attenuato il peso dell’assenza né lenito una ferita destinata a rimanere aperta.
L’incidente avvenne all’interno della galleria “Serra dell’Ospedale”, nel territorio di San Marco Argentano, in provincia di Cosenza. Pietro viaggiava a bordo di una Volvo insieme al collega finanziere Antonio Bove (che guidava l’auto) rimasto ferito ma non in pericolo di vita. Per Pietro, invece, non ci fu nulla da fare.
Sulla vicenda è intervenuta successivamente la magistratura. Con una sentenza del 4 febbraio 2022, il Gup del Tribunale di Cosenza ha applicato, su richiesta delle parti, la pena di dieci mesi e venti giorni di reclusione nei confronti del collega alla guida dell’autovettura, Antonio Bove, imputato per omicidio stradale.
Nel provvedimento si legge che il conducente percorreva quel tratto dell’A2 a una velocità di circa 140 chilometri orari, superiore ai limiti consentiti e comunque non adeguata alle condizioni della strada, circostanza che avrebbe provocato il violento tamponamento del mezzo pesante davanti all’auto, causando la morte sul colpo del giovane maresciallo casertano. La pena, determinata nell’ambito del patteggiamento, è stata sospesa.
Per i genitori di Pietro e per chi gli era vicino, il calendario si è fermato a quel 15 luglio di cinque anni fa.
E proprio nel giorno del quinto anniversario riaffiora un sentimento che la famiglia di Pietro non ha mai smesso di provare: una profonda amarezza. Alla sofferenza per una perdita che il tempo non ha attenuato si aggiunge, infatti, la convinzione che la risposta ricevuta non sia stata proporzionata alla gravità di quanto accaduto. I familiari raccontano di vivere come un’ulteriore beffa il fatto che il collega condannato abbia potuto continuare il proprio percorso professionale e che, sempre secondo quanto riferiscono, non siano stati adottati nei suoi confronti provvedimenti disciplinari. Anzi, evidenziano come abbia successivamente ottenuto il trasferimento dalla Calabria alla Campania, in una sede vicina alla sua città d’origine, Maddaloni. Circostanze che, agli occhi della famiglia, rendono ancora più difficile convivere con un dolore destinato a non trovare mai consolazione.
Cinque anni dopo resta soprattutto il ricordo di Pietro Pelella: un ragazzo che aveva scelto la divisa per costruire il proprio futuro al servizio dello Stato e che quello stesso Stato, attraverso il sacrificio quotidiano delle donne e degli uomini delle Forze dell’Ordine, aveva deciso di servire con entusiasmo. Un futuro spezzato in pochi istanti dentro una galleria dell’A2, ma una memoria che continua a vivere nel cuore della sua famiglia e di quanti lo hanno conosciuto.
