Minacce a gioielliere per un debito di famiglia: condannato il figlio del boss Lubrano
15 Luglio 2026 - 10:09
Il gup ha condannato Michele Del Core e Luigi Messuri a 3 anni e 6 mesi di reclusione ciascuno, mentre Lorenzo Lubrano e Pasquale Veltre sono stati condannati a 3 anni
PIGNATARO MAGGIORE – Sei anni e sei mesi di reclusione complessivi per quattro imputati accusati di estorsione aggravata dal metodo mafioso. È la sentenza pronunciata dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Napoli, Maria Gabriella Iagulli, nei confronti di Lorenzo Lubrano, figlio del boss Raffaele Lubrano, ucciso in un agguato di camorra nel 2002, Luigi Messuri, Pasquale Veltre e Michele Del Core.
Il gup ha condannato Michele Del Core e Luigi Messuri a 3 anni e 6 mesi di reclusione ciascuno, mentre Lorenzo Lubrano e Pasquale Veltre sono stati condannati a 3 anni. Per questi ultimi è stata riconosciuta l’attenuante del risarcimento del danno. Per Messuri e Del Core è stata inoltre esclusa l’aggravante delle più persone riunite, decisione estesa anche a Lubrano e Veltre.
L’inchiesta prende origine dalla denuncia di un gioielliere, titolare di due attività commerciali tra Vitulazio e Pignataro Maggiore. Secondo la ricostruzione della Dda, tutto sarebbe nato da un presunto debito contratto negli anni Novanta dal padre dell’imprenditore nei confronti di Giovanni Di Gaetano, conosciuto come “Giannino ‘o Napulitan”. Il credito vantato sarebbe stato di 50mila euro e un chilogrammo d’oro e, dopo la morte del padre della vittima, Di Gaetano avrebbe continuato a pretenderne il pagamento, facendosi consegnare periodicamente denaro e gioielli attraverso un intermediario.
La situazione sarebbe degenerata nel gennaio 2025. Durante una visita in gioielleria, Di Gaetano avrebbe preteso un bracciale con diamanti e un Rolex in oro, per un valore complessivo di circa 30mila euro. Di fronte al rifiuto del commerciante, l’uomo avrebbe reagito con stizza, lanciando gli oggetti sul bancone e andando via. Nei giorni successivi, secondo gli inquirenti, Lorenzo Lubrano si sarebbe presentato dal gioielliere con l’intento di fare da mediatore e convincerlo a trovare un accordo con Di Gaetano. Anche questo tentativo sarebbe fallito. Poco dopo sarebbe intervenuto anche Pasquale Veltre, proponendo un incontro chiarificatore nell’abitazione di Di Gaetano, proposta che il commerciante avrebbe nuovamente respinto.
Temendo possibili ritorsioni, il gioielliere decise quindi di rivolgersi ai carabinieri. Dalle indagini sarebbe emerso che il gruppo stava pianificando un’aggressione ai suoi danni, anche con l’impiego di armi, per intimidirlo e costringerlo a riprendere i pagamenti. Il piano, che secondo gli investigatori avrebbe dovuto essere eseguito prima delle festività natalizie con la richiesta di ulteriori 50mila euro e altri preziosi, fu bloccato dall’intervento dei militari. Nel corso delle perquisizioni, i carabinieri sequestrarono nell’abitazione di Giovanni Di Gaetano 6.600 euro in contanti, nascosti in un cassetto e suddivisi in banconote da 50 euro. A casa di Pasquale Veltre furono invece rinvenuti circa 17 chilogrammi di polvere da sparo, un pugnale con lama di circa 20 centimetri e un tirapugni.
