TUTTI I NOMI. Appalto 118 di CASERTA da 5 MILIONI truccato. Chi sono gli imprenditori del “volontariato” INDAGATI e come si sono messi d’accordo
17 Luglio 2026 - 13:50
CASERTA (g.g./l.v.r.) – Secondo la procura di Santa Maria Capua Vetere, la gara d’appalto da 36 milioni di euro bandita nel 2023 dall’ASL Napoli 2 Nord per l’affidamento del servizio 118, della durata di tre anni con possibilità di proroga per un ulteriore anno, sarebbe stata decisa prima ancora della pubblicazione del bando. L’appalto riguarda l’area nord della provincia di Napoli, comprese Pozzuoli, Bacoli, Ischia e Procida.
Secondo gli inquirenti, l’esito della gara sarebbe stato concordato da alcuni imprenditori riconducibili al cosiddetto volontariato. Un settore che, considerato il volume di risorse economiche movimentate e i possibili guadagni legati al servizio delle ambulanze, ha ormai ben poco a che vedere con il significato tradizionale del volontariato.
Lo stesso schema, sempre secondo la procura, si sarebbe ripetuto anche per l’appalto da 5 milioni di euro relativo al servizio 118 dell’ASL di Caserta. Al di là del presunto tentativo di turbare la libertà degli incanti, le due gare presentano un altro elemento in comune: sia l’ASL Napoli 2 Nord sia l’ASL di Caserta hanno scelto di suddividere il servizio 118 in lotti territoriali.
BLASOTTI & TARANTINO, CHE DANNI
Non sappiamo se l’ASL Napoli 2 Nord abbia adottato in passato lo stesso criterio di suddivisione. Possiamo invece affermare con certezza che, per l’ASL di Caserta, si trattava della prima volta, ad esclusione di un affidamento di pochi mesi, comunque temporalmente coerente con la storia di cui scriviamo oggi.
La decisione di suddividere il territorio provinciale in lotti e di riservare la partecipazione alla gara esclusivamente alle associazioni di volontariato, cioè i due elementi su cui si fondava l’appalto dell’ASL di Caserta, fu assunta dall’allora direttore generale Amedeo Blasotti e dal direttore amministrativo, il suo fidato Giuseppe Tarantino.
Per quanto ci risulta, entrambi non sono indagati. È presumibile che abbiano motivato quella scelta con l’obiettivo di migliorare la qualità del servizio di emergenza, affidandolo a più operatori invece che a un unico gestore, e di scegliere solo organizzazioni di volontariato per non fare lucrare su un servizio di emergenza. Noi, che seguiamo quotidianamente le vicende della sanità, non abbiamo però riscontrato alcun miglioramento nel servizio delle ambulanze in provincia di Caserta.
Al di là di questo aspetto, Blasotti e Tarantino dovrebbero interrogarsi sulle conseguenze prodotte da quella decisione: aver reso l’appalto del 118 un’esclusiva delle associazioni di volontariato e aver suddiviso il territorio in lotti. Proprio questa scelta, secondo l’ipotesi investigativa, avrebbe favorito il successivo accordo di cartello tra le varie associazioni, consentendo loro di spartirsi il servizio di emergenza e, di fatto, di trarne tutte un vantaggio economico.
Casertace ha criticato sempre la scelta di affidare il servizio 118 esclusivamente alle associazioni di volontariato. Con il passare degli anni, l’emergere di indiscrezioni sull’indagine, le denunce relative ai presunti rimborsi gonfiati richiesti dalle associazioni — cioè il sistema attraverso il quale vengono remunerate — e le contestazioni ora formulate dalla procura rafforzano, a nostro avviso, l’idea che la decisione presa da Blasotti e Tarantino abbia prodotto conseguenze negative. E va detto che non era necessario essere dei profeti per immaginarlo.
Bastava solo ricordarsi (e non bisognava certo essere Pico della Mirandola, dato che parliamo del 2021) che già pochi anni fa ci fu un’indagine per corruzione e traffico di influenze proprio per i servizi alle associazioni di volontariato all’Asl Caserta, tra i vari casi scoperti dalla procura, che portò all’arresto di Cuono Puzone, uno dei protagonisti di questa nuova inchiesta.
CHI SI E’ ACCORDATO E IN CHE MODO
Secondo la procura di Santa Maria Capua Vetere, Cuono Puzone, della Misericordia di Caivano, insieme a Pietro Manna, Francesco Sansone dell’associazione San Gennaro, Fabio Di Maio dell’associazione Intersecurity e Domenico Vinciguerra dell’associazione San Leonardo avrebbe costituito un cartello di associazioni di volontariato. L’accusa sostiene che, pur presentando formalmente offerte tra loro concorrenti, i partecipanti avessero già deciso in anticipo a chi sarebbe stata assegnata ciascuna parte del servizio.
Secondo gli inquirenti, un ruolo di rilievo sarebbe stato svolto anche da Flavio Ronzi, coordinatore della rete associativa Anas. Ronzi avrebbe cercato di organizzare la partecipazione delle associazioni aderenti alla rete all’appalto dell’ASL Napoli 2 Nord, promuovendo la costituzione di diversi raggruppamenti che riunissero le organizzazioni riconducibili ad Anas. L’obiettivo, secondo la procura, sarebbe stato quello di partecipare alla gara senza farsi concorrenza. Un obiettivo che, secondo l’impostazione accusatoria, sarebbe stato raggiunto. Le associazioni, partecipando in raggruppamenti temporanei o singolarmente (così come fanno le imprese negli appalti di lavori, tanto per mostrare quanto siano senza scopo di lucro), si sarebbero infatti aggiudicate l’intero appalto da 36 milioni di euro bandito dall’ASL con sede a Frattamaggiore.
Gli investigatori stanno inoltre cercando di accertare se Ronzi abbia avuto un ruolo anche nell’appalto bandito dall’ASL di Caserta. Tra gli indagati figurano anche Antonio Emilio Meoni e Giancarlo Meoni, titolari della società fornitrice di ambulanze Orion. Secondo la procura, avrebbero operato in stretta connessione con la Punto Alfa, altra associazione impegnata nel servizio 118, per favorire l’ingresso nel settore delle emergenze anche dell’organizzazione guidata da Felice Fiore Castaldo.
LA PROTEZIONE DI POLITICI E FUNZIONARI
Secondo l’ipotesi investigativa, questo sistema avrebbe potuto funzionare anche grazie all’interessamento di persone appartenenti alle pubbliche amministrazioni coinvolte. Sappiamo dell’esistenza di un fascicolo dedicato a presunti episodi di corruzione riguardanti funzionari dell’ASL di Caserta. Ma non è tutto. Si ipotizza anche l’esistenza di una rete di sostegno riconducibile ad alcuni politici della provincia, particolarmente interessati alle vicende della sanità e, soprattutto, alle risorse economiche della sanità.
Si tratta di un fascicolo distinto, ma strettamente collegato a quello relativo agli appalti e alla presunta turbativa della libertà degli incanti, che la procura guidata da Pierpaolo Bruni non ha ancora chiuso.
