MAXI SEQUESTRO da 21 MILIONI al clan Schiavone. La DDA trova un tesoro fatto di truffe allo Stato. 38 INDAGATI
17 Luglio 2026 - 13:34
CASERTA – I finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Napoli e Bologna hanno eseguito questa mattina un decreto di sequestro preventivo da oltre 21 milioni di euro nei confronti di sette persone indagate per associazione per delinquere, riciclaggio e autoriciclaggio, con l’aggravante di aver agevolato il clan dei Casalesi, in particolare la fazione facente capo alla famiglia Schiavone.
I sette indagati sui 38 complessivi, nei cui confronti sono state eseguite le misure cautelari reali, sono attualmente sottoposti a indagini e godono della presunzione di innocenza fino a eventuale condanna definitiva.
L’indagine, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, ha ricostruito l’operato di un’organizzazione criminale attiva nella provincia di Caserta, specializzata nella creazione e cessione di crediti d’imposta inesistenti. Il sistema fraudolento si basava sull’utilizzo di soggetti compiacenti, ai quali venivano sottratte le credenziali SPID per accedere al portale dell’Agenzia delle Entrate e presentare richieste di bonus fiscali. I crediti così generati venivano poi ceduti a terzi, mentre i proventi venivano incassati su conti correnti intestati ai prestanome e rapidamente prelevati da “corrieri” incaricati di consegnare il denaro agli organizzatori.
Ma è nella fase del riciclaggio che il sodalizio avrebbe messo a punto un meccanismo sofisticato. Secondo gli inquirenti, le somme illecite venivano trasferite su conti bancari nazionali ed esteri, anche riconducibili a soggetti vicini alla criminalità organizzata, per poi essere convogliate verso conti finanziari in Cina. Da lì, il denaro sarebbe tornato agli indagati attraverso un sistema informale di compensazione basato su ingenti disponibilità di contante gestite da persone di etnia cinese, attive nel cosiddetto “underground banking” – un circuito parallelo che consente di spostare capitali senza lasciare tracce.
Parte dei proventi sarebbe stata reinvestita nell’acquisto di beni mobili e immobili intestati a prestanome, con valori del tutto sproporzionati rispetto ai redditi dichiarati. Il sequestro ha colpito dieci immobili situati nei comuni di Trentola Ducenta e Castel Volturno, un’imbarcazione da diporto di quasi dieci metri, due auto, un motoveicolo e crediti d’imposta fraudolenti ancora attivi per un valore complessivo di circa 21 milioni di euro.
