TUTTI I NOMI E I RUOLI dei 7 indagati nella maxi frode fiscale da 21 milioni di euro targata ”Casalesi”
18 Luglio 2026 - 10:15
Secondo gli inquirenti, il sodalizio criminale avrebbe operato utilizzando soggetti compiacenti ai quali venivano sottratte o consegnate le credenziali SPID per accedere ai servizi dell’Agenzia delle Entrate
CASAL DI PRINCIPE – La maxi frode fiscale da oltre 21 milioni di euro, culminata con il sequestro preventivo disposto dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli ed eseguito dai finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Napoli e Bologna, si arricchisce di nuovi particolari. Dopo la notizia del sequestro diffusa ieri, emergono ora i nomi dei sette principali indagati e i ruoli che, secondo la Procura, avrebbero ricoperto nell’organizzazione ritenuta responsabile di una vasta frode basata sulla creazione e cessione di crediti d’imposta inesistenti.
I sette indagati – sui complessivi 38 destinatari delle misure cautelari reali – sono attualmente sottoposti a indagine.
Secondo gli inquirenti, il sodalizio criminale avrebbe operato principalmente nella provincia di Caserta, utilizzando soggetti compiacenti ai quali venivano sottratte o consegnate le credenziali SPID per accedere ai servizi dell’Agenzia delle Entrate. Attraverso tali accessi venivano richiesti bonus fiscali inesistenti e generati crediti d’imposta fittizi, successivamente ceduti a terzi. I proventi delle operazioni confluivano su conti correnti intestati a prestanome per poi essere rapidamente prelevati da “corrieri” incaricati di consegnare il denaro agli organizzatori.
L’inchiesta, coordinata dalla Dda di Napoli, ipotizza inoltre che parte delle somme ricavate dalle frodi sia confluita nelle casse del clan dei Casalesi, in particolare della fazione riconducibile alla famiglia Schiavone, contestando agli indagati anche l’aggravante di aver agevolato l’organizzazione camorristica.
I nomi degli indagati e i ruoli contestati
Tra i principali destinatari dell’inchiesta figurano Massimo Bianco, 55 anni, Franco Cristiano, 42 anni, e Salvatore Diana, 47 anni, tutti residenti a Casal di Principe. Sono inoltre indagati Antonio Di Tella, 49 anni, di Villa di Briano; Carmine Elmo, 62 anni, di San Cipriano d’Aversa; Antonio Piazza, 48 anni, residente in provincia di Firenze; e Alfredo Temperato, 45 anni, di Trentola Ducenta.
Secondo la ricostruzione della Procura, Massimo Bianco e Salvatore Diana avrebbero svolto il ruolo di promotori e organizzatori dell’associazione, gestendo di fatto società formalmente intestate ad altri soggetti e coordinando le operazioni di creazione e cessione dei crediti d’imposta inesistenti.
A Franco Cristiano, invece, gli investigatori attribuiscono il compito di curare la movimentazione dei crediti fiscali e la loro cessione, attraverso disponibilità tributarie ritenute fittizie, per un valore complessivo di circa 15 milioni di euro.
Gli altri indagati avrebbero, a vario titolo, contribuito alla realizzazione del sistema fraudolento mediante l’utilizzo di società e ditte individuali intestate a prestanome, mentre i soggetti compiacenti avrebbero messo a disposizione le proprie credenziali SPID, consentendo agli organizzatori di operare nei cassetti fiscali e presentare le pratiche telematiche all’Agenzia delle Entrate.
Il presunto sistema di riciclaggio
L’attività investigativa ha ricostruito anche un articolato meccanismo di riciclaggio. Le somme di provenienza illecita sarebbero state trasferite su conti bancari italiani ed esteri, alcuni dei quali riconducibili a soggetti vicini alla criminalità organizzata, per poi essere convogliate verso conti finanziari in Cina.
Da lì il denaro sarebbe rientrato nella disponibilità degli indagati attraverso un sistema informale di compensazione, noto come “underground banking”, basato su ingenti disponibilità di contante gestite da soggetti di etnia cinese e capace, secondo gli investigatori, di trasferire capitali senza lasciare tracce nei tradizionali circuiti bancari.
Parte dei proventi, sempre secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbe stata reinvestita nell’acquisto di beni mobili e immobili intestati a prestanome.
I beni sequestrati
Il decreto di sequestro preventivo ha riguardato dieci immobili situati nei comuni di Trentola Ducenta e Castel Volturno, un’imbarcazione da diporto lunga quasi dieci metri, due autovetture, un motoveicolo e crediti d’imposta fraudolenti ancora attivi, per un valore complessivo superiore ai 21 milioni di euro.
Le accuse formulate dalla Direzione distrettuale antimafia comprendono associazione per delinquere, riciclaggio e autoriciclaggio, con l’aggravante di aver agevolato il clan dei Casalesi. Tutti gli indagati devono essere considerati innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.
