Che “squadretta” la giunta di Michele Apicella, tra indagati, mogli e sorelle di pregiudicati e condannati
18 Luglio 2026 - 18:06
Dopo l’incredibile vicenda del Puc, follemente approvato a dieci giorni dalle elezioni quando per legge non sarebbe stato possibile farlo, con la Prefettura che ancora oggi, dopo essersi limitata ad un’ammonizione, un buffetto, non fa sapere cosa ne pensi, si addensano le solite ombre sull’esecutivo di Apicella
TRENTOLA DUCENTA (g.g.) – Il sindaco Michele Apicella, confermato con pochissimi voti di scarto rispetto al suo competitor elettorale Michele Griffo, è in grado di avere una maggioranza tranquillizzante di 11 consiglieri a 6, per effetto di un’applicazione ormai consolidata di una sentenza del Consiglio di Stato che, in pratica, in maniera a nostro avviso tutt’altro che legittima, non ha proceduto ad una interpretazione, ma ha modificato, stravolto totalmente, ciò che il Testo unico degli enti locali prevedeva e, sulla carta, prevederebbe ancora in tema di applicazione del premio di maggioranza nel caso in cui un candidato sindaco superi il 50%, mentre la coalizione delle liste che lo appoggia viene battuta dalla coalizione delle liste che appoggiano il suo avversario, così come è capitato esattamente a Trentola.
Ma questo è un argomento di cui abbiamo scritto tantissime volte. Rimaniamo della nostra idea e sappiamo bene che, siccome cane non morde cane, il Tar non smentirà mai una decisione, seppur cervellotica, come quella presa dal Consiglio di Stato, che a sua volta, in un ricorso, non smentirebbe se stesso. Occorrerebbe arrivare fino alla Corte di Cassazione per ottenere ragione rispetto a una questione di costituzionalità sollevata da uno o più ricorrenti. Passaggi lunghi, per i quali possono occorrere anche anni. Poi tutto è possibile, ma non sappiamo al momento se qualche candidato delle liste di Michele Griffo, che sarebbe entrato in consiglio se fosse applicata semplicemente la norma vigente del Tuel, abbia presentato effettivamente ricorso al Tar contro il decreto di proclamazione degli eletti, che definisce un consiglio di 11 a 6, quando i conti precisi, secondo la norma del Tuel, avrebbero dovuto sancire un pareggio di 8 eletti delle liste di Apicella e 8 delle liste di Michele Griffo, con la differenza fatta solamente dal voto decisivo del sindaco eletto per il 9 a 8 definitivo.
Ribadita una questione su cui noi non arretriamo di un centimetro, ritenendo, ripetiamo, che il Consiglio di Stato sia andato al di là, nettamente al di là delle sue competenze e che ciò possa essere rilevato e revocato dalla Corte Costituzionale, entriamo nel merito delle prime mosse del primo cittadino, il quale nei giorni scorsi ha presentato la sua giunta.
Tra gli assessori, confermato Gabriele Costanzo, nonostante questi sia indagato con l’arcinoto Gennaro Pitocchi e con altri nel nuovo filone giudiziario relativo alla lottizzazione Schiavone di Teverola, così come abbiamo descritto ampiamente nelle scorse settimane.
Tra l’altro, dato che ci troviamo in argomento, vogliamo sottolineare che tra gli indagati c’è anche l’architetto Davide Vargas, anche lui già assessore di Apicella anni addietro.
L’elenco della giunta prosegue con Tommaso Fabozzi, uomo dell’aversano Luciano Sagliocco. Siccome a Trentola, come si è capito all’inizio quando abbiamo trattato la questione della ripartizione dei seggi, a nostro avviso inquinata da una sentenza lunare del Consiglio di Stato, si vota con il doppio turno e con il collegamento plurilista, essendo comune con popolazione superiore a 15 mila abitanti, il posto di assessore è incompatibile con quello di consigliere. Per questo Costanzo e Fabozzi si sono dimessi per far posto a Giuliano Pellegrino, cognato di Giuseppe Diana, celeberrimo camorrista detto “Cuoll e Papera”, e a Concetta Della Volpe, moglie del noto barbiere Savino Abbatiello, già indagato per usura ed altro ancora, nonché attenzionato anche nel processo Jambo, quando il pubblico ministero della Dda Maurizio Giordano depositò negli atti del dibattimento un’informativa su di lui in cui si ipotizzava la commissione del reato di riciclaggio di denaro.
Scorrendo ancora l’elenco degli assessori risalta anche il nome di Marianna D’Alessio, figlia di Luciano D’Alessio, imprenditore già coinvolto nello scandalo Chimera, nonché parente di Salvatore Orabona, pure lui nome eccellente del clan dei Casalesi, poi divenuto collaboratore di giustizia fino a qualche tempo fa, visto che oggi non lo è più.
Il fratello di Marianna D’Alessio, peraltro, è attualmente sottoposto alla misura dell’affidamento in prova ai servizi sociali, in quanto attinto da una condanna definitiva per armi.
Tempo fa, infatti, fu arrestato sempre per vicende legate alle attività del clan dei Casalesi. Insomma, non c’è che dire, una squadretta niente male.
