Altre prove (politiche) per le quali Zannini è un virus da debellare. La sua folle presenza negli uffici Asl continua e asfissiante. Blasotti lo chiama “signorotto” per le centinaia di pressioni ricevute

7 Febbraio 2026 - 14:33

Spieghiamo ancora una volta il senso della durezza di certe nostre espressioni e ci dedichiamo soprattutto al direttore amministrativo del tempo Giuseppe Tarantino, prima reticente davanti ai Pm e che poi, finalmente, fa il nome del mondragonese come mandante della cacciata di Enzo Iodice

CASERTA(g.g.) – Qualcuno, commentando una serie di articoli che abbiamo dedicato fino ad oggi alla richiesta di applicazione della misura cautelare del carcere nei confronti del consigliere regionale Giovanni Zannini, deluchiano di ferro e sostenitore, al tempo delle vicende contestate, di una giunta regionale di centrosinistra, ha affermato che questo giornale è stato troppo severo nelle valutazioni relative ai comportamenti del politico mondragonese.

Il problema, sapete qual è? Casertace studia in maniera “matta e disperatissima” gli atti dei maggiori soggetti della pubblica amministrazione casertana. Per questo motivo, e non per altri, riteniamo di possedere competenze ed esperienza per soppesare fatti e comportamenti, fornendo loro una cifra. In poche parole, noi nuotiamo in una delle peggiori vasche della decantazione clientelare e clientelistica. Possediamo, dunque, precisa cognizione di quella che è la media dei comportamenti di tutti i politici che in questo territorio contano qualcosa in termini di capacità di ottenere piccole e grandi prebende, piccoli e grandi favori, piccole e grandi raccomandazioni. Diciamo che siamo un po’ sopra la media del livello che connota il rapporto tra popolo, politica, impresa assistita e potestà pubblica.

Seguite un attimo il ragionamento. Nei comportamenti di Giovanni Zannini abbiamo, gradualmente negli anni, una modifica sostanziosa e sostanziale dei parametri. L’abbiamo capito perché lo abbiamo osservato. Adesso, di fronte a questo atto giudiziario, ci riteniamo soddisfatti non perché questo costituisca un rischio per la vita personale del presente e del futuro di Giovanni Zannini (non abbiamo mai perseguito l’obiettivo, che sarebbe disumano, di vedere la gente in galera), ma perché tutte le vicende che illustrano il comportamento dell’indagato principale di questa indagine rappresentano una conferma di quella che è stata prima di tutto una nostra percezione e poi, col passar del tempo, nel momento in cui acquisivamo elementi concreti sul comportamento di Zannini, una nostra convinzione.

La spasmodica, dilagante, incontinente applicazione con cui il nostro fa degli uffici dell’Asl di Caserta una stanza della sua casa privata, senza cogliere ed accogliere la necessità, quanto meno nella forma, di un rispetto, quand’anche di facciata, è proprio ciò che ha condotto questo giornale, negli anni, ad assumere una posizione che, ovviamente, dalle persone meno attente e meno inclini alla lettura è stata liquidata in maniera facilona come una struttura espressiva causata da un’avversione personale nei confronti dello Zannini.

Ora, una persona ci può stare anche antipatica, ma mai e poi mai questo giornale avrebbe manipolato la verità, mai e poi mai Casertace e chi scrive avrebbe svenduto la propria onestà intellettuale, inventandosi notizie e sciorinando ricostruzioni artefatte e artificiose. E queste pagine della richiesta di applicazione della misura cautelare in carcere sono già un atto di giustizia. Forse quello che conta di meno, in quanto informalmente orientato a nostro vantaggio, cioè a vantaggio delle nostre tesi, esposte con continuità e con una perseveranza frutto della profonda convinzione della fede che abbiamo riposto in esse, da questo giornale. Se andate a leggere gli articoli usciti nei giorni scorsi, o nella precedente settimana, ne leggerete di tutti i colori. Ma anche oggi, stamattina, questa sorta di delirio, questa alluvione che conduce alla tracimazione di quei limiti, già di per sé riprovevoli, della trogloditica cultura clientelare della nostra politica, trovano nel racconto della richiesta formulata dai pm episodi largamente probanti.

Noi non stiamo parlando di prove giudiziarie. Quelle dovrà valutarle il gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, Daniela Vecchiarelli, che da qui a qualche giorno dovrà pronunciarsi e renderà nota la sua decisione. Noi stiamo parlando di prove che indicano la necessità bipartisan di liberarsi al più presto di questa autentica patologia della patologia. Perché se il clientelismo deteriore rappresenta uno dei freni principali di un Sud che non riesce a mettersi al passo con le altre aree del Paese, quello che fa Zannini non è catalogabile nemmeno in questa categoria. Il suo è un delirio. Si muove, ancora negli episodi che abbiamo letto stamattina, come se gli uffici della Direzione Generale di quella amministrazione dell’Asl fossero il salotto di casa propria.

23 giugno 2023

Giovanni Zannini entra, naturalmente senza bussare, senza chiedere permesso, entra nella stanza del direttore amministrativo Giuseppe Tarantino.

Quattro parole e poi Zannini “se lo prende sotto il braccio” e lo porta fuori. In quella stanza c’è la solita Barbara Sciascia, c’è il commissario per la brucellosi Cortellessa, che Zannini saluta affettuosamente, e anche il medico Ricciardelli, portato dal consigliere regionale affinché diventi direttore del distretto più caro a Zannini, ossia quello di Mondragone. Per alcuni minuti Zannini rientra, prende sotto braccio Ricciardelli e lascia l’ufficio per pochissimi secondi, gli dice qualcosa, probabilmente in riscontro a ciò che ha concordato con Tarantino, e poi rientra, fa un gesto, solo un gesto, senza parole, di intesa a Tarantino, il quale gli risponde: “me la vedo io”. Poi Ricciardelli il dirigente al distretto di Mondragone non l’ha fatto solo perché è scoppiato lo scandalo giudiziario preceduto dallo scandalo giornalistico annunciato da CasertaCe.

Sempre durante il blitz di Zannini del 23 giugno è presente anche un tal Salvatore, medico ambulatoriale dell’Asl. Cosa serve a questo qua? Acquisire le ore di lavoro lasciate vacanti da un altro specialista ambulatoriale di Aversa. Tarantino, che non sappiamo ancora se abbia o meno scoperto le microspie nel suo ufficio, gli risponde con un’affermazione ortodossa, dicendo al medico che di lì a poco sarebbero state pubblicate le ore vacanti e la posizione sarebbe stata occupata tramite le risposte degli aventi diritto.

Subito dopo Salvatore si allontana.

Dal momento in cui Enzo Iodice si dimette da direttore sanitario, con ampia profusione di nostri articoli giornalistici che addebitano a Zannini quelle dimissioni, il mondragonese non si fa vedere più negli uffici dell’Asl in carne ed ossa, ma si serve di un altro medico evidentemente arruolato alla sua causa, vale a dire Frascaria Francesco, dirigente medico, in medico alle proroghe, alle proroghe gli incarichi da perorare ai medici di base.

Giuseppe Tarantino, da indagato e dunque alla presenza del proprio avvocato, chiede ed ottiene di essere interrogato dai pubblici ministeri il giorno 2 maggio 2024. A un certo punto i pm non riescono a capire per quali motivi l’abbia fatto, in quanto si mostra reticente rispetto alle ragioni delle dimissioni di Iodice. Solo alla fine dell’interrogatorio ammette che Enzo Iodice gli ha fatto il nome di Giovanni Zannini come autore materiale della sua cacciata. Ai limiti del ridicolo il “questo politico, questo Zannini”, così definito da Tarantino davanti ai magistrati, quando abbiamo visto il grado di confidenza che c’era tra i due. Questa vicenda aveva scosso gli uffici dell’Asl di Caserta al punto che, in un colloquio intercettato il giorno 11 gennaio 2024, Blasotti, alla presenza di Enzo Iodice, prefigura addirittura le proprie dimissioni da Direttore Generale.