AVERSA. Francesco Sagliocco, inopinato assessore, si prende meriti non suoi sulla Chiesa dello Spirito Santo, ignorando e cancellando la memoria di suo zio Peppino

14 Novembre 2025 - 19:57

Ci riferiamo ad un post pubblicato in Facebook nei giorni scorsi. E allora diventa necessario, doveroso ricordare chi ha concepito il progetto della creazione di un grande auditorium musicale nell’ex tempio cristiano, la sinergia tra Peppino Sagliocco e il professore Raffaele Guerriero e il lavo0ro della Miru Costruzioni. Questo solo per amor della verità

AVERSA (g.g) – Non vogliamo polemizzare sempre quando di mezzo ci sta l’inopinato assessore ai lavori pubblici Francesco Sagliocco. ‘Sto benedetto ragazzo lo abbiamo conosciuto tanti anni fa. Per carità, un buon essere umano come tanti altri. Ma da qui a ritrovarcelo titolare di potestà importantissime della seconda città della provincia di Caserta, beh questo non ce lo saremmo mai aspettati. Perché, pur da bravo ragazzo di quel tempo, era evidente il divario tra quello che lui sviluppava come persona e quel minimo sindacale occorrente per fare, prima, l’assessore alle attività produttive, carica ricoperta nel governo cittadino del Ribaltone, realizzato da Stefano Graziano e Giovanni Zannini e, poi, l’assessore ai lavori pubblici, funzione che ricopre attualmente.

Va da sé che una persona che sale ad un’altitudine eccessiva rispetto alle proprie capacità polmonari, finisca, poi, per soffrire di vertigini. Per cui non ci stupisce che il bravo ragazzo di un tempo scorrazzi per Aversa con il petto in fuori, con l’aria spavalda, ma allo stesso tempo un po’ buffa, da padrone del vapore. Ciò perché, quando uno non si rende conto del significato etico, sociale, morale di una attività svolta in nome e per conto del popolo sovrano, ci sta che da qualche parte debba pur sfogare il peso di questo potere, di questa potestà.

Quando ci sono dei buchi in un pallone che è stato gonfiato con l’aria, la medesima esce fuori in maniera repentina facendo anche un gran rumore. Chiacchiere e distintivo avrebbe detto De Niro nel film “Gli Intoccabili”. E di chiacchiere e spavalderie, che non possiamo definire minacce perché queste appartengono alla credibilità di un uomo o di una donna cattivi, colme di pericolosità concreta e non di tonnellate di bla bla, e di chiacchiere e spavalderie Sagliocco, effettivamente, ne sta espellendo parecchie, proprio come fa l’aria espulsa da un pallone bucato.

E’ parte del pacchetto anche il pensiero debole che, nel tempo contemporaneo, trova facile accoglienza e ospitalità nei social, i quali sono un caleidoscopio di tutto: del buono, del cattivo, dell’intelligente, delle scemenze, delle manipolazioni. Insomma qualcosa che abbraccia molte delle caratteristiche del genere umano, oggi mostrate grazie a questo strumento, grazie ai Facebook, agli Instagram e ai TikTok, in quantità esponenzialmente maggiore di quanto non lo fossero prima dell’avvento di questi villaggi globali dello scambio universale di tutto e del contrario di tutto.

Francesco Sagliocco, nei giorni scorsi, ha scritto un post, se non andiamo errati insieme al sindaco Francesco Matacena, in cui non solo ha annunciato la riapertura dell’ex tempio cristiano dello Spirito Santo di Aversa e-fin qui non ci sarebbe stato nulla di male-, ma si è accreditato il merito di un evento che l’amministrazione, guidata da Alfonso Golia e poi quella attuale di Matacena, hanno tenuto chiuso due o tre anni in più del dovuto. Ciò per non aver saputo attraversare in tempi solerti passaggi burocratici che gente capace di stare sul pezzo avrebbe definito, risolto in pochi mesi.

Dispiace, non tanto che Francesco Sagliocco esponga una balla assumendosi meriti che non ha, d’altronde ciò fa parte della politica in generale e soprattutto di questa autentica armata Brancaleone, inventata da Giovanni Zannini, colonizzatore di Aversa, ma soprattutto che l’inopinato assessore abbia perso un’altra occasione di testimonianza di verità per ricordare a tutti gli aversani che, se quella chiesa è diventata oggi un grande e moderno auditorium musicale, ciò è dovuto unicamente alla cultura di governo e alla lungimiranza, inversamente proporzionale a quella di Francesco Sagliocco e di suo padre Luciano, del mai troppo compianto Peppino Sagliocco.

C’è malevolenza nell’atteggiamento di Luciano e Francesco Sagliocco, che non si è registrato solo in questa occasione; c’è malevolenza, l’abbiamo scritto cento volte, nel voler nascondere i meriti di uno zio che è stato un politico di valore in quanto, durante la sua vita, si è posto il problema dello studio, unico strumento per raggiungere un livello di preparazione consono allo svolgimento di funzioni di governo. Quello studio che si materializzava plasticamente in quegli armadietti che lui, cocciutamente, guadagnandosi i motteggi del sottoscritto, si ostinava a colmare, nella sede tuttofare di Via Fermi, con migliaia e migliaia di atti amministrativi, con sintesi normative, tutte rigorosamente cartecee, in un’epoca in cui la catalogazione digitale, gli archivi immateriali avevano già preso largamente piede.

Peppino Sagliocco aveva compreso che la cultura, la conoscenza erano indispensabili per un politico, che ricopre cariche di governo, per poter controllare, coordinare l’azione amministrativa di un comune in modo da non farsi sopraffare dal burocratismo, e diciamocela tutta, anche dalla coltivazione sistematica, giornaliera, dei propri interessi personali da parte dei dirigenti e dei funzionari interni agli uffici. in pratica dal fancazzi loro.

Francesco Sagliocco non riconosce i meriti di suo zio per un motivo ben preciso: ha scelto di rimanere allo stato brado da un punto di vista culturale, politico e amministrativo e non ha sviluppato, dunque, una sensibilità in grado di portarlo a pensare che se l’onestà intellettuale non deve necessariamente costituire una manifestazione sentita, spontanea, biologica, la stessa può diventare anche pane buono dei politicanti, in quanto la medesima a volte serve, anche come modalità di espressione ipocrita, per guadagnare consenso, per introitare qualche applauso e qualche plauso.

La verità storica sui lavori alla chiesa dello Spirito Santo

Proviene da una feconda collaborazione, una delle poche che ha prodotto risultati concreti, tra l’amministrazione comunale di Peppino Sagliocco e la facoltà di Architettura, ubicata ad Aversa dell’allora Seconda Università di Napoli Federico II, oggi Università della Campania Luigi Vanvitelli, la messa a punto di questo bellissimo progetto. L’allora sindaco Sagliocco trovò un interlocutore perfetto nel professore Raffaele Guerriero, al tempo ordinario di Restauro Architettonico, vera e propria autorità accademica che il sottoscritto ha avuto la fortuna di conoscere, presentatomi proprio da Peppino Sagliocco e che tante cose mi ha raccontato e mi ha spiegato facendomi conoscere, attraverso i suoi libri e suoi cataloghi, veri e propri tesori d’arte architettonica appartenenti a una delle città più belle del Mezzogiorno e allo stesso tempo peggio amministrate.

Questa feconda collaborazione portò nell’anno 2014 alla stesura di un progetto che il professore Raffaele Guerriero condivise con la Soprintendenza ai beni culturali e architettonici di Caserta e Benevento, precisamente, insieme dirigente Gioia. La gara d’appalto fu aggiudicata alla Miru Costruzioni srl, la quale con grande pazienza assieme all’amministrazione, e forte evidentemente delle buone ragioni per le quali quest’aggiudicazione fosse avvenuta, fronteggiò i molteplici ricorsi al TAR dell’impresa seconda classificata appartenente alla galassia dell’arcinoto imprenditore–faccendiere, forse anche professore napoletano La Reggina, che ha dato il nome a una delle indagini più grandi, più estese sul malaffare dei restauri in Campania che ha portato, ad esempio, alla condanna in primo grado dell’ex sindaco di Aversa Enrico De Cristofaro.

Solo nel 2021 il Comune ha potuto consegnare i lavori alla Miru, vincitrice in tutti i ricorsi. Un anno per realizzarli, anche con il concorso del professore salernitano Iannace, altra autorità, stavolta in materia di acustica teatrale, perché quella chiesa sarebbe dovuta diventare secondo Peppino Sagliocco, una delle perle, uno degli attrattori culturali più importanti di questa provincia.

A lavori consegnati le amministrazioni comunali cominciarono a traccheggiare. Si verificò anche un fatto tragicomico: una banda organizzata di ladri forzò il catenaccio e cominciò sistematicamente a rubare il magnifico pavimento progettato dal professore Guerriero e impiantato dalla Miru Costruzioni. Siccome c’era tanto da rubare, i mariuoli si dettero del tempo e fecero la pensata di utilizzare un loro catenaccio personale di cui nessuno si accorse. Per cui questi qua arrivavano la notte, aprivano le catene con una chiave che solo loro avevano e continuavano il “lavoro”. Ciò accadde fino a quando l’ultima lastra di pavimento non fu asportata.

A quel punto la Miru dovette reintervenire, reimpiantare il pavimento, riparare i danni che i ladri avevano compiuto e rimettere un catenaccio che quella volta aveva delle caratteristiche più sicure del primo.

Nonostante ciò, altro tempo è trascorso, fino a quando, con grande comodità, l’amministrazione in carica ha deciso, strombazzando meriti che non ha assolutamente, di aprire questo grande centro culturale, fissando la data di un concerto. Questo è successo per amor di verità. Ma questa è una tipologia di verità più curata, accompagnata da un sentimento amorevole nei confronti di chi merita di essere menzionato, di essere ricordato. Ma è brutto, molto brutto che sia proprio il nipote diretto a ignorare la memoria di uno zio che ad Aversa ha lasciato, nonostante fosse già minato dalla grave malattia che poi lo portò alla morte, le ultime opere serie. Perché serio e lungimirante è stato il progetto della Chiesa dello Spirito Santo, seria e lungimirante è stata tutta la riqualificazione di Via Roma e di tutte le strade del centro storico, e potremmo continuare, per ore.

Aversa non è una città fortunata, perché di solito la genetica fa un lavoro diverso, stabilendo la cifra caratteriale e della consistenza culturale tra una persona, suo fratello e suo nipote, molto diverso da quello che ha realizzato tra Peppino Sagliocco, il fratello Luciano e ancor di più il nipote Francesco.