AVERSA. Strane voci in “zona Antonio Limone”, su utilizzi stravaganti per i fondi PNRR del polo oncologico. Facciamo i seri. E poi c’è l’UTIC…

22 Maggio 2026 - 13:39

Per la Maddalena occorrono proposte di buona qualità e una programmazione magari quinquennale o quadriennale della Regione Campania. Continueremo a seguire la vicenda e vi diamo appuntamento a domenica 24 maggio per far cenno a un’opera i cui lavori inizieranno a breve, dal blocco costituito dall’unità di terapia intensiva cardiologica e dalla sala operatoria di cardiochirurgia. Un intervento importante e utilissimo che però, come scriveremo domenica, comporterà il sacrificio, il decentramento di alcuni ambulatori, e su ciò potrebbero nascere polemiche

AVERSA (g.g.) – Da almeno un mese a questa parte gironzoliamo attorno a delle indiscrezioni, provenienti da fonti molto informate sulle cose che accadono all’interno dell’Asl. D’altronde questa è un’azienda enorme che conta migliaia e migliaia di dipendenti.

Fortunatamente, implica che non ci sia un pensiero unico e che, seppur in maniera riservata per paura di ritorsioni di chi nell’Asl di Caserta comanda nei vari livelli di potestà medio e alti e che vuole manovrare a piacimento, fa passare delle notizie a CasertaCe.

Una di queste riguarda il cosiddetto polo oncologico che, nell’intenzione e nei desideri anche dei rappresentanti politici più vicini alla città di Aversa, ossia il deputato del PD Stefano Graziano e il suo delfino, il consigliere regionale Marco Villano, dovrebbe rappresentare la felicissima destinazione dell’antico complesso, ormai dismesso, dell’ex ospedale psichiatrico della Maddalena.

Un’operazione sicuramente auspicabile e di grande valore, sanitario ma anche socio-economico, a condizione che il tutto avvenga nella massima linearità. Lungi da noi fare i processi alle intenzioni, ma abbiamo alzato le antenne quando da questi ambienti all’Asl ci è arrivata notizia di un’idea a dir poco stravagante, e vogliamo definirla così perché di prima mattina non siamo in vena di polemiche dure: uno storno di una cifra importante di diversi milioni di euro trasferita dal governo all’Asl di Caserta nell’ambito del PNRR.

In un’altra provincia avremmo liquidato la cosa come una sciocchezza, una boutade, tanto assurda da non essere considerata nel novero delle possibilità nemmeno se i processi decisionali fossero in mano a menti malate.

Ma in provincia di Caserta non si può mai sapere. Non è un mistero che chi scrive e il giornale che questi dirige non nutrono alcuna fiducia nella maggior parte delle dirigenze dell’azienda sanitaria locale di Caserta. Questo valeva trent’anni fa, vent’anni fa, dieci anni fa e vale anche oggi, quando al timone dell’Asl c’è, nella veste di direttore generale, Antonio Limone.

Badate bene, se è giusto provare sempre a sgomberare la testa dalla crosta del pregiudizio concentrandosi sull’analisi approfondita dei fatti, delle azioni, della loro trasparente rispondenza alle norme in vigore; se è legittimo formulare delle valutazioni, delle considerazioni, solo e solamente alla luce di un’analisi di atti e di fatti che, attraverso un esercizio costante di training autogeno, deve essere il più possibile imparziale, di puro conio positivista, anche utilizzando la tecnica descritta nel diritto canonico dell’avvocato del diavolo, ossia lavorando su se stessi, sull’ego del giornalista, maneggiando con vigore l’alter ego consistente nella parte del primo contestatore di se stesso e delle proprie tesi, se è vero, insomma, tutto questo – ed è sicuramente vero – lo è altrettanto la storia, la biografia professionale di chi ha governato ieri e di chi governa oggi le sorti della sanità casertana.

Di Antonio Limone non ci si può fidare e vi spieghiamo il perché

Non escludiamo, anzi lo auspichiamo, che Antonio Limone abbia modificato radicalmente il proprio cervello operativo. Ma siccome CasertaCe ha seguito le sue mosse passo passo nella vicenda oscura e purtroppo mai chiarita dalla magistratura dei procedimenti relativi all’accertamento sanitario dei malanni delle bufale casertane (consultate l’archivio di CasertaCe se volete capire di cosa stiamo scrivendo) quando questi era, per volere esclusivo del suo amico e sodale Vincenzo De Luca, direttore dell’istituto zooprofilattico di Portici, allora occorre essere cauti, prudenti, perché il quadro sarebbe tutt’altro che rasserenante se Limone dovesse essere lo stesso di allora e magari dovesse anche imitare certe azioni a dir poco discutibili di cui parlò non solo CasertaCe ma anche altri giornali importanti come Repubblica, compiute durante le prime settimane della pandemia COVID.

Lo abbiamo scritto quando Limone è stato nominato con una vergognosa e illegale forzatura operata dal governatore De Luca negli ultimissimi mesi del suo mandato (clicca e leggi), lo ribadiamo oggi, ricordando ai lettori che Limone a suo tempo provò a portarci in tribunale, ma la sua querela fu letteralmente spernacchiata dalla procura della Repubblica che l’archiviò senza neppure ascoltare il sottoscritto durante le indagini preliminari.

Ora, non si può escludere a priori che Limone sia arrivato qui per comportarsi bene, soprattutto perché oggi non ha più dalla sua il protettore di sempre Vincenzo De Luca. A noi farebbe piacere. Per lui, ma soprattutto per gli utenti della sanità casertana.

Le voci su un presunto folle storno tra Moscati e Polo oncologico

Questo intermezzo sul direttore generale serve a giustificare la prudenza e l’atteggiamento diverso, non liquidatorio, con cui abbiamo accolto la voce dell’ipotetica distrazione di fondi PNRR, destinati a processi di ampliamento anche volumetrico del Moscati, dirottandoli in maniera surreale sul polo oncologico.

Siccome questa cosa era giunta anche all’orecchio o comunque nella consapevolezza scaturita con i vertici dell’Asl; Vincenzo Magnetta, il quale è uno davvero bravo per essere allo stesso tempo architetto e ingegnere, avrebbe immediatamente affermato che questa roba del PNRR lui non la avrebbe mai avallata e avrebbe fatto un passo indietro rispetto a una procedura che è stato lui ad inaugurare in quanto proprio alla penna di Vincenzo Magnetta si vede una delibera di indirizzo per il polo oncologico, firmata poi dal direttore generale Antonio Limone, il cui testo integrale, buono soprattutto per gli addetti ai lavori, vi mettiamo a disposizione nell’articolo che state leggendo.

Questo atto amministrativo apre la strada a un progetto di fattibilità. Il costo dichiarato è di 100 milioni di euro. Come si sa, ossia come sanno bene i già citati addetti ai lavori ma anche i giornalisti come noi che dedicano molte ore della giornata allo studio del codice degli appalti e dei bandi di gara e delle determine di aggiudicazione di piccoli, medi e grandi lavori pubblici, gli importi delle opere commissionate da un comune o da un ente strumentale sono sempre sovradimensionati come base d’asta, al contrario dei lavori che avvengono nel settore della sanità, che precedono, in partenza, sempre cifra da prendere con le molle e per difetto.

Ciò per un motivo molto semplice: quando si progetta un nuovo ospedale, o una nuova ala dello stesso, oppure ancora quando si mette in campo un’idea validissima come quella di un polo oncologico, le valutazioni riguardano non solo lavori murari, lavori in cemento, in calcestruzzo, tecnicamente edili, ma investono anche il delicatissimo settore di macchinari ad altissima tecnologia, la cui identità e la cui qualità cambiano costantemente con l’evoluzione della ricerca e che hanno costi altissimi, spesso vertiginosi, figuriamoci quelli da inserire all’interno di un polo oncologico di grande portata come sarebbe quello che andrebbe ad operare nel complesso della Maddalena.

Abbiamo al riguardo interpellato ingegneri, architetti di grande valore, che operano solitamente e da qualche anno, al nostro fianco, offrendo gratuita disponibilità ad essere i “CTU” di CasertaCe. Poi abbiamo interpellato imprenditori che lavorano dentro al settore dell’ingegneria biosanitaria. Un polo oncologico, come quello di Aversa, partendo dal presupposto dei 100 milioni previsti da Magnetta, andrebbe a costare pressocché il doppio.

Togliamo di mezzo l’idea che questa fuga di notizie sia servita a Limone per farsi passare dalla testa quella che sarebbe l’erronea condizione che certi propositi possano rimanere chiusi nella stanza dei bottoni, e ragioniamo seriamente. Nei piani della Regione Campania riguardante gli investimenti della sanità si potrebbero appostare queste risorse magari rateizzandole, suddividendole, in lotti annuali. Perché come dicono in tanti e come dice anche Marco Villano, un polo oncologico ad Aversa, ossia nell’area baricentro della cosiddetta Terra dei Fuochi, costituirebbe un proposito e un’idea da praticare. Buona e giusta.

CasertaCe solo “distruttore”? No, faremo proposte per il polo oncologico

CasertaCe, da parte sua, cercherà di essere da stimolo, entrando nel dettaglio di una proposta operativa di cui ci renderemo protagonisti dopo aver chiaramente studiato, come sempre, norme regionali, PEG, e possibilità di indirizzo da parte dei consiglieri regionali casertani riuniti nel perseguimento di questo obiettivo. Di qui al disegno della prossima legge di bilancio della Regione, la prima effettivamente targata Roberto Fico, mancano 6 mesi dato che a novembre comincerà a configurarsi il quadro degli impegni che l’ente di Palazzo Santa Lucia assumerà. In questo periodo proveremo ad essere interpreti di una parte attiva.

Quegli strani movimenti dei geologi

Ritornando alle indiscrezioni di cui prima, stiamo provando a capire – lo faremo nel giro di un paio di settimane – se ci fosse o meno l’obiettivo connesso alla già citata idea scellerata, quanto impossibile, di quella che sarebbe stata a quel punto una vera e propria distrazione dei fondi PNRR, dietro o insieme all’attività di alcuni geologi incaricati dall’Asl allo scopo di controllare eventuali impatti che il passaggio della metropolitana potrebbe causare alle strutture esistenti (o magari in divenire) del Moscati.

Su questa cosa dobbiamo lavorare ancora, come detto.

La nuova UTIC, gli ambulatori che si spostano, e l’appuntamento di domenica

Andremo poi a mettere a fuoco ulteriormente questo argomento del polo oncologico e del falso movimento di questi soldi ballerini, in quanto al momento si tratta solamente di voci. Al contrario, è un avvistamento concreto, certo, quello dei fondi che l’ospedale Moscati utilizzerà per la messa in opera della nuova unità di terapia intensiva cardiologica o UTIC che dir si voglia.

Queste risorse saranno utilizzate dunque per una cosa positiva, ossia per la nascita di un’unità di terapia intensiva cardiologica, o UTIC che dir si voglia, alla quale sarà necessariamente acclusa una grande sala operatoria dedicata alla cardiochirurgia. Sarebbe un grande passo in avanti per la qualità dell’offerta sanitaria dell’ospedale di Aversa.

Non mettiamo troppa carne a cuocere, perché ci sarebbe anche un ulteriore argomento, cosa che faremo nel corso della prossima settimana. Riguarda i 33 milioni dedicati a un altro ampliamento, riteniamo con nuova volumetria, che porterà alla costruzione di una palazzina… ma calmi calmi, una cosa alla volta.