CAMORRA. Arsenale da guerra nell’officina di “Pistolone”. Galeotta fu quella videochiamata al braccio destro del boss Gagliardi
13 Marzo 2026 - 13:32
Un quantitativo di armi pericolose e che l’esponente del clan considerava un “bene di Dio”
MONDRAGONE – Un borsone pieno di armi sarebbe stato custodito nell’officina meccanica di Raffaele Di Rienzo, soprannominato “Pistolone”, secondo quanto ricostruito dagli investigatori che seguono le attività del presunto gruppo mafioso Gagliardi.
La scoperta è emersa quasi per caso nel corso delle intercettazioni telefoniche che hanno portato, a febbraio scorso, all’esecuzione di 21 misure cautelari tra Mondragone e altre località campane, nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli. (CLICCA E LEGGI)
L’episodio risale alla notte del 14 dicembre 2023. Durante una consegna di droga, due pusher del gruppo – Luigi Raia e Alessandro De Pasquale – avrebbero mostrato tramite videochiamata ad Antonio Bova, considerato uno dei vertici dell’organizzazione, alcune armi conservate all’interno dell’officina. Tra i pezzi più pericolosi sarebbero presenti un fucile d’assalto AK47, un fucile a pompa e una mitraglietta Mini Uzi. Dalle conversazioni intercettate emerge l’interesse di Bova per l’arsenale e il timore che potesse essere utilizzato in maniera impropria, insieme alla consapevolezza che fosse Di Rienzo a controllarne la disponibilità.
In ulteriori colloqui, Bova avrebbe parlato delle armi come di «un bene di Dio», ipotizzando di poterne disporre se necessario, mentre Raia, in altre conversazioni, inviava fotografie dell’arsenale, soffermandosi su dimensioni e caratteristiche dei vari strumenti.
Le forze dell’ordine hanno quindi perquisito l’officina, ma l’arsenale non è stato trovato. Secondo gli investigatori, Di Rienzo potrebbe aver spostato le armi dopo aver capito i rischi della loro esposizione.
Nel contesto dell’inchiesta, Raia e De Pasquale sono in carcere con accuse che includono associazione per traffico di droga con aggravante mafiosa e partecipazione a un raid incendiario; Raia risponde anche di tentata estorsione. Di Rienzo è sottoposto all’obbligo di firma per detenzione illegale di armi, mentre Bova è indagato per associazione mafiosa e spaccio.
