CAMORRA. Rubarono la corrente in nome e per conto del bunker di Zagaria. Ma la Cassazione annulla la condanna per il boss dei casalesi, l’idraulico Inquieto e sua moglie
9 Maggio 2026 - 16:11
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio le condanne inflitte a Michele Zagaria, Rosaria Massa e Vincenzo Inquieto per il furto di energia elettrica. Secondo i giudici, l’aggravante applicata in Appello era illegittima e il reato, non procedibile d’ufficio
CASAPESENNA – A Casapesenna, sotto una casa di via Mascagni numero 9, per anni si nascondeva un mondo sotterraneo che raccontava la potenza del clan dei Casalesi: il bunker di Michele Zagaria. Ora, dopo anni di inchieste e processi, quel rifugio torna alla ribalta per una nuova sentenza della Quinta Sezione della Corte di Cassazione presieduta da Stanislao Vittorio Enrico Scarlini: le condanne per furto di energia elettrica inflitte al boss, alla moglie Rosaria Massa e a Vincenzo Inquieto sono state cancellate senza possibilità di appello dalla Cassazione.
Il bunker, scoperto nel dicembre 2011, era collegato illegalmente alla rete pubblica. Secondo l’accusa originaria, i tre avrebbero sottratto energia elettrica all’Enel per un valore di 36.488,02 euro tramite un allaccio abusivo collegato direttamente dal contatore della pubblica illuminazione al contatore dell’immobile, alimentando il sistema elettrico interno al rifugio sotterraneo.
I legali dei ricorrenti avevano contestato le condanne, rilevando vizi di legge e di motivazione. Per i coniugi Inquieto-Massa, è stato sottolineato che il reato non era procedibile d’ufficio e che non era stata presentata querela, mentre la Corte di Appello aveva applicato in modo illegittimo l’aggravante legata alla destinazione del bene a pubblico servizio. Inoltre, Rosaria Massa sarebbe stata valutata in eccesso rispetto alle evidenze processuali, mentre Inquieto avrebbe solo supportato la realizzazione del bunker senza contribuire materialmente alla sottrazione di energia, vivendo in un’abitazione regolarmente allacciata con consumi fatturati.
Per Michele Zagaria, la difesa aveva denunciato vizi di legge e motivazione sul trattamento sanzionatorio e sulla procedibilità del reato, oltre a violazioni del criterio moderatore.
La Cassazione ha accolto i ricorsi, stabilendo che l’aggravante utilizzata in Appello non poteva essere riconosciuta perché mai valutata in primo grado. Senza quella aggravante, il reato non poteva procedere d’ufficio e, poiché la querela non era stata presentata, le condanne sono state annullate senza rinvio, chiudendo definitivamente questo filone giudiziario legato al bunker di Zagaria.
