CAPUA. La Spedizione dei Mille – che non furono mille – oltre il mito nel libro di Antonio Sferragata, che sarà presentato venerdì prossimo
30 Giugno 2026 - 12:11
Capua – Venerdì prossimo 3 luglio, alle ore 18, a Capua, nella storica chiesa di San Salvatore a Corte in via Principi Longobardi, sarà presentato il volume di Antonio Sferragatta “Giuseppe Garibaldi e la Spedizione dei Mille: la più grande e riuscita bufala mediatica della storia. Tutto ciò che i libri di storia non ci hanno detto”.
L’autore – già dirigente superiore di Polizia ora in congedo, nato e residente a Capua – illustrerà il suo lavoro nel corso dell’incontro, che sarà moderato dal giornalista Luigi di Lauro e vedrà la relazione di Pasquale Manzo. Il titolo dell’opera introduce immediatamente l’argomento. Sferragatta affronta quella che passa per l’epopea garibaldina, ripercorrendola passo dopo passo per smitizzarla, analizzando nel dettaglio le figure dei protagonisti: da Garibaldi a Cavour, da Vittorio Emanuele II a Francesco II di Borbone.
Un particolare approfondimento l’autore compie, per intuibili ragioni legate alla sua città, con riguardo al bombardamento di Capua del 1° e 2 novembre 1860, quando la piazzaforte e la città vennero colpite con obici e cannoni di ultima generazione dell’esercito piemontese assediante, con il supporto della Legione Britannica, un corpo di spedizione di volontari inglesi forte di 600-800 uomini. Una partecipazione, quest’ultima, che egli documenta esplicitamente, sebbene nella storiografia ufficiale non se ne faccia quasi menzione.
Il volume in presentazione è corposo perché l’autore rifugge dalle affermazioni apodittiche. Ogni valutazione, ogni giudizio e ogni ricostruzione sono sostenuti da un ricco corredo di documentazione, memorie e corrispondenza diplomatica coeva o prossima agli avvenimenti analizzati.

Il lavoro di Sferragatta non può essere letto o sospettato come un’opera di revisionismo storico in chiave neoborbonica. In primo luogo perché è lui stesso a chiarirlo, affermando che non si tratta di mettere in discussione l’avvenuta unificazione, “…né tantomeno si anela a un ripristino dello status quo ante, ma di verificare i metodi impiegati per arrivarci”. Ma per l’ovvia ragione che non si può tornare indietro nel tempo, perché gli eventi si sono già compiuti. Si può però – egli aggiunge – provare a rileggere le vicende sotto una luce diversa, partendo dal presupposto che all’unificazione si sarebbe potuto addivenire anche per vie differenti da quelle attraverso cui ebbe luogo.
In questa rivisitazione critica di questa parte della storia meridionale ed italiana, una parte significativa è riservata alla figura dell’ultimo re borbonico, Francesco II. Tacciato di dispotismo, arretratezza e oscurantismo dalla retorica risorgimentale, e totalmente rimosso dalla memoria dei meridionali, in realtà egli, nei suoi appena 21 mesi di regno che il destino gli riservò (salì al trono il 22 maggio 1859 alla morte del padre e capitolò a Gaeta il 13 febbraio 1861), dimostrò tutt’altro per dignità, coraggio e dedizione al suo popolo. Era l’incarnazione della tirannide per i sabaudi, ma nella saggezza della Chiesa romana è stato dichiarato Servo di Dio nel 2020.
