CAPUA. Lo storico e prestigioso Museo Campano della cittadina “Regina del Volturno” cede al trash
27 Maggio 2026 - 18:31
Capua/Caserta (pm) – Non ci sono che due possibili spiegazioni: o al Museo Provinciale Campano di Capua hanno perso la testa o la comunicazione istituzionale è completamente sfuggita loro di mano. Ci riferiamo alla XXI edizione di «Capua il Luogo della Lingua Festival», manifestazione che, inaugurata a inizio maggio, si protrarrà fino alla metà di giugno proprio tra le storiche mura del sito d’arte. Il cartellone della rassegna vanta una serie di appuntamenti culturali con l’intervento di autori di fama; sta di fatto, però, che per l’incontro del 30 maggio alle ore 21 circola una locandina che annuncia la presenza di una tale «Paoletta», speaker radiofonica di supposta popolarità.
E fin qui, forse, non ci sarebbe nulla di male: se l’appuntamento è pensato per i ragazzi, le nove di sera sono un orario congeniale. Ma casca l’asino quando nel manifesto si vede una ragazza procace – immaginiamo la Paoletta in fabula – che in abiti succinti ammicca all’osservatore. Ed all’intorno il cortile museale illuminato con strisce LED in pieno stile discoteca. Il poster, tra i vari patrocinatori, annovera persino la Direzione Generale Musei del Ministero della Cultura.
Se le cose stanno davvero così, siamo di fronte al punto più basso della politica culturale di questa provincia, e non solo. Manifestazioni del genere nulla hanno a che vedere con la cultura autentica. Va inoltre considerato che l’ente non è nuovo a simili sortite: proprio il nostro giornale, nel luglio 2024, denunciò la mostra «Watches and Wine», un’iniziativa platealmente commerciale che rischiava di profanare la sacralità del luogo.
Ci auguriamo con tutto il cuore di essere smentiti, perché se il 30. maggio dovesse andare in scena quanto annunciato, si toccherebbe il colmo, col rischio concreto di diventare lo zimbello nazionale. Ciò che più sconcerta è come i responsabili del museo e del festival, dai quali ci si aspetterebbe una spiccata sensibilità verso il patrimonio storico-artistico, non avvertano la gravità della cosa.
Il fondatore, il canonico Gabriele Iannelli, e Theodor Mommsen, storici padri del museo (1874), si rivolterebbero nella tomba.
Per la rivelazione di questa vicenda dobbiamo rendere merito alla nota professoressa Jolanda Capriglione, dell’Ateneo Vanvitelliano, che l’ha portata alla luce esprimendo indignazione in un suo post.
