CAPUA. MISTERI E (TANTI) DANARI. E siamo arrivati a 5 anni di proroghe della super convenzione milionaria tra il Comune e Antonio Fiore. Tutte le fasi oscure, tutti i sospetti, tutte le domande a cui il sindaco non sa rispondere
5 Gennaio 2026 - 13:15
Noi non mettiamo a disposizione la comodità di quello che è l’unico strumento a disposizione di un conigliere di minoranza che al massimo può scrivere un’interrogazione a cui si risponde con comodo dopo mesi e mesi. Noi mettiamo insieme fatti storici che partono dal 1991 e vivono un momento cruciale del 2021 quando Luca Branco cade proprio a causa della convenzione sull’acquedotto e che arrivano ad oggi con la barzelletta dell’obbligo di affidamento all’ex consorzio idrico nelle more del quale l’ottantacinquenne imprenditore di Pozzuoli aggiunge altre decine decine di milioni di euro ai miliardi di lire e ad ulteriori centinaia di milioni di euro incassati in questi 35 anni
CAPUA (g.g.) Poco meno di 9 mesi fa abbiamo dedicato un significativo Focus al rapporto, tutt’altro che trasparente a nostro avviso, tra il Comune di Capua e la ditta Fiore titolare del servizio acquedotto. A quanto ci risulta in questi 9 mesi il Comune non ha modificato impostazione e atteggiamento. Non sappiamo se l’autorità giudiziaria stia dando un’occhiata, però, per quel che ci riguarda dopo questi mesi riteniamo serio e professionalmente appropriato ritornare sull’argomento aggiungendovi qualche elemento che abbiamo appreso.
Allora, invitiamo chi non ha letto le due puntate del nostro Focus CLICCA QUI PER LEGGERE LA PRIMA PUNTATA, CLICCA QUI PER LEGGERE LA SECONDA, a darci un’occhiata perché assorbendo da una trattazione analitica si comprende sempre meglio un argomento soprattutto quando è delicato come questo.
Però, oggi. Scegliamo di ribadire sinteticamente alcune cose che ne costituiscono dati di fatto a nostro avviso importanti: il rapporto tra il Comune di Capua e la ditta Fiore nasce nel 1991 ossia quasi 35 anni fa. Quella gara e la convenzione susseguente furono gestite dall’amministrazione comunale in cui l’attuale sindaco Adolfo Villani svolgeva la funzione di assessore. Un assessore del partito comunista trasformatosi in PDS dopo la svolta della Bolognina che diventava curiosamente coprotagonista dell’esternalizzazione di un fondamentale servizio pubblico ad un privato ossia al puteolano Antonio Fiore nuovo dominus dell’intera gestione della rete idrica capuana compresa la lucrosa parte relativa alla riscossione.
Con un salto temporale di 30 anni ci portiamo al 2021. Luca Branco è sindaco di Capua quando quella convenzione trentennale giunge a scadenza. Abbiamo appreso che Branco avrebbe voluto spacchettare l’affidamento, costruendo una gara che ridisegnava il perimetro di azione della parte privata, al quale veniva affidata sola la gestione e manutenzione della rete, sottraendo all’intera area dell’affidamento la riscossione che sarebbe stata, invece, internalizzata.
Sarà una combinazione ma Luca Branco cade proprio in quel periodo per mano della firma decisiva di Ludovico Prezioso che al tempo si scontrò non poco con la presidentessa del consiglio comunale Marisa Giacobone, eletta nella sua stessa lista.
Le cose si svolsero in maniera apparentemente farraginosa.
Oggi, invece, è tutto più chiaro. Luca Branco rassegnò le dimissioni da sindaco di Capua ritirandole però entro i 20 giorni previsti dal Tuel. Successivamente attraverso una decisione con pochi precedenti soprattutto per quella che fu la relazione temporale con le dimissioni ritirate dal sindaco fu presentata una mozione di sfiducia nei confronti di Prezioso che fu approvata con conseguente elezione della Giacobone alla presidenza del consiglio comunale.
Diciamocela tutta al tempo noi non ci avevamo capito nulla. Soprattutto, non avevamo compreso, captato il ruolo svolto sottotraccia da Adolfo Villani successivamente alla defenestrazione di Ludovico Prezioso alla guida del consiglio comunale. Avevamo sottovalutato, infatti, l’elemento della parentela maturata al tempo in cui Prezioso ha sposato la cugina dell’attuale sindaco. Altra cosa non compresa in maniera completa è quella relativa ai motivi reali delle spaccature nella maggioranza determinate anche e forse soprattutto dalla scadenza della convenzione trentennale con Antonio Fiore. Una visione lineare dei fatti portava a considerare la solenne arrabbiatura della Giacobone nei confronti di Prezioso alla circostanza che le dimissioni decisive di quest’ultimo, con la conseguente caduta di Luca Branco, avessero fatto assaporare alla Giacobone la funzione del potere derivata dalla sua ascesa alla presidenza del consiglio comunale solo per pochissimo tempo. Noi non possiamo non mantenere a 5 anni di distanza questa linea legata a fatti oggettivamente verificabili. Allo stesso tempo, però, ci sono le indiscrezioni da noi raccolte anche in questi giorni che parlano di un interesse della famiglia Giacobone-Zenga per l’affidamento della gestione infrastrutturale della rete idrica capuana uno spacchettamento già deciso al tempo da Luca Branco. Ripetiamo, questa è solo un’indiscrezione e va valutata dai nostri lettori come tali. Tornando invece alla storia già scritta e come tale incontestabile va inserita nel ragionamento complessivo il capitolo successivo a quello della mozione di sfiducia nei confronti di Prezioso che a quel punto prende carta e penna e si reca dal notaio insieme ad un numero congruo di altri consiglieri apponendo la firma decisiva per la caduta Luca Branco.
A quel punto, manco a dirlo, erano gli ultimi mesi del 2021 o i primi del 2022, Villani decise di scendere in campo direttamente. Si tennero le elezioni e nessuno mai pose più la questione della convenzione scaduta con Antonio Fiore il quale, dal 2021 ad oggi, sono trascorsi quasi 5 anni, è in proroga. Il Comune di Capua ha trovato nelle vicende dell’ex consorzio idrico una “magnifica” pezza a colore. Villani, infatti, ha detto che la proroga con Fiore sarà attiva fino a quando, obbligatoriamente, il Comune di Capua entrerà nel nuovo sistema di gestione delle reti idriche con modalità sciagurate, la regione Campania, grazie a un patto rispetto al quale non spendiamo nessun aggettivo ma ci siamo capiti, tra Giovanni Zannini, Fulvio Bonavitacola e Vincenzo De Luca, ha affidato la gestione completa di tutto il ciclo delle acque, in via esclusiva all’ITL spa filiazione del Consorzio Idrico, in tutti i 104 communi della provincia nonostante la montagna di debiti che questa società si è portata dietro e che, finalmente, il ministero dell’economia ha quantificato ufficialmente in 255milioni di euro in pratica 500 miliardi di vecchie lire.
ITL spa, com’è noto, ha chiesto l’accesso alla procedura prefallimentare del concordato preventivo. Un tentativo di salvataggio reso possibile soprattutto grazie ad un altro accordo vergognoso, frutto sempre della stessa origine e degli stessi tre personaggi citati prima, per il quale la regione Campania, dopo aver già abbonato al consorzio svariate decine di milioni di euro di debiti con una legge ad hoc, ha definito una transazione in comode rate affinchè ITL rientri da altri circa 100milioni di euro di debiti contratti negli anni nei confronti di Acqua Campania e dunque della stessa regione.
Anche in questo caso gli aggettivi utilizzabili sono facilmente immaginabili com’è immaginabile l’indignazione di chi non capisce per quale motivo le magistrature, soprattutto quella contabile, non abbiano avvertito la necessità di aprire un’indagine su tutto ciò che è successo negli ultimi 15/20 anni nel consorzio idrico e certificato anche da collegi dei revisori dei conti più autonomi dalla politica rispetto a quello che oggi opera (si fa per dire) garantendo ai suoi componenti ben 100mila euro all’anno di compensi che si aggiungono ai quasi 350mila che i 4 componenti del cda si autoattribuiscono ogni 365 giorni (CLICCA E LEGGI)
A quanto ci risulta nell’ambito della tabella stabilita per l’assorbimento da parte di ITL spa delle competenze di gestione e di riscossione in ognuno dei comuni della provincia di Caserta, Capua in un primo tempo avrebbe dovuto affidare questo suo servizio a ITL spa entro il 2024. Successivamente, per motivi che non conosciamo e che cercheremo di approfondire, si sarebbe passati al 2026.
Insomma, noi ci troviamo di fronte ad un servizio pubblico che garantisce ad Antonio Fiore decine e decine di milioni di euro di introiti annuali, oggetto di proroga da ben 5 anni.
Com’è noto, l’istituto della proroga è considerato un fatto eccezionale, è deplorato in tantissimi atti giudiziari, erogati dai tribunali penali ed è oggetto di pesantissimi rilievi da parte dell’anticorruzione dell’ANAC il massimo organismo consultivo le cui deliberazioni hanno un peso specifico altissimo rispetto al quale, per prassi, le pubbliche amministrazioni si adeguano senza sè e senza ma.
Ora riassumiamo e mettiamo insieme questi tre elementi: 1991 la ditta Antonio Fiore si aggiudica la super gara che esternalizza la gestione della rete idrica e della riscossione con Villani assessore. Seconda puntata della storia: Luca Branco cade proprio perché, a scadenza della convenzione, intende fare una gara che avrebbe ridotto il peso del soggetto privato che se l’aggiudicherà non avendo più la possibilità di gestire i servizi di riscossione. Ludovico Prezioso, legato direttamente alla famiglia di Adolfo Villani, si pone in netto contrasto con Branco, viene sfiduciato da presidente del consiglio comunale e va a firmare determinando la caduta del sindaco; terza puntata: Villani torna sulla scena dopo aver costruito un patto di ferro, non si sa bene su quale base, con la famiglia Giacobone-Zenga-Buglione che in un primo tempo aveva avversato la decisione di Ludovico Prezioso. Da quel momento Antonio Fiore procede tranquillamente con una proroga dietro l’altra.
Ognuna di queste consente all’imprenditore di Pozzuoli per molti mesi dell’anno residente nel paradiso fiscale di Panama, di incassare decine di milioni di euro al di fuori dell’unica convenzione, a nostro avviso legittima, vale a dire quella gemmata da una procedura di affidamento frutto di una gara di appalto celebrata nel 1991 i cui effetti si sono sviluppati per ben 30 anni.
Ora, se qualcuno intravede o vede in questa nostra ricostruzione elementi di malizia si sbaglia di grosso perché noi non asseriamo che si sia consumata negli anni una furba gestione dei rapporti di reciproca stima e considerazione sicuramente nati, già a partire da 35 anni orsono, tra Adolfo Villani e Antonio Fiore.
Noi sosteniamo un’altra cosa e cioè che la relazione tra questi eventi storici e storicamente inconfutabili determina un elemento di sospetto che, Adolfo Villani, il quale non è assolutamente in grado al di la di qualche frase a effetto e di qualche insulto apodittico lanciato ad indirizzo di CasertaCe, di sciogliere, di diradare attraverso un confronto sui fatti, sui contenuti rispondendo alle nostre domande.
Non lo ha mai fatto in questi tre anni e mezzo di sindacatura semplicemente perché non può farlo soprattutto non può rispondere alle domande serie e non certo comode gli può porre un giornale indipendente che in tutti i contesti territoriali, svolge un’azione di controllo critico di amministrazioni comunali in carica. Se Luca Branco si riteneva pronto e riteneva pronti i suoi uffici a internalizzare il servizio di riscossione mantenendo l’esternalizzazione solo di quello di manutenzione non si capisce perché questa possibilità non sia stata seriamente esplorata da Villani che ha consentito, invece, ad Antonio Fiore di intascare, ripetiamo, milioni e milioni di euro largamente fuori dai termini temporali di una convenzione, scritta 35 anni fa, e ampiamente scaduta da un lustro.
