CASERTA. Lode ai volontari, quando veri…
12 Maggio 2026 - 19:32
Caserta (pm) – Il mondo del volontariato è estremamente vasto e variegato. In Italia, il termine utilizzato per definirlo non presenta sfumature semantiche, a differenza della lingua francese, che distingue nettamente tra bénévolat e volontariat.
Il primo termine, più comune, indica il volontariato nella sua accezione più autentica: un’attività in favore degli altri e della collettività, scelta liberamente, non retribuita e svolta nel proprio tempo libero, al di fuori degli impegni di lavoro o di studio. Il secondo termine descrive invece un impegno sociale, totale o parziale, regolato formalmente e che sovente prevede indennità o rimborsi spese.
Gli istituti di volontariato, quello inteso in questa seconda accezione, si sono specializzati nel tempo nell’intercettare canali di finanziamento degli enti territoriali e nella raccolta di fondi per progetti comunitari di rilevanza pubblica. Con il rischio della burocratizzazione e della istituzionalizzazione degli apparati, per cui le spese per il mantenimento degli organismi sociali finiscono per assorbire gran parte delle sovvenzioni ricevute. Diverse indagini hanno infatti evidenziato come, in alcuni casi, dirigenti e responsabili di enti assistenziali si riservassero privilegi e spese di lusso per trasferte, soggiorni in hotel e ristorazione. Per molti, queste attività di carattere altruistico sono diventati dei veri e propri lavori, assumendo persino natura parapolitica.
A Caserta, nell’ambito dell’attivismo naturalistico, agisce un gruppo di volontari autentici, animati da un profondo disinteresse personale e da forti convinzioni ambientaliste.
Oltre a partecipare attivamente al dibattito sul verde urbano e sulla necessità di una svolta ecologica per il capoluogo — resa urgente da una condizione climatica tra le peggiori d’Italia — i volontari intervengono concretamente sul campo. Il capoluogo è infatti reduce dall’ultimo posto nel report nazionale relativo ai fenomeni estremi, quali il surriscaldamento ambientale e le isole di calore, che solo l’incremento del patrimonio arboreo può mitigare. Grazie alle proprie competenze tecnico-scientifiche, il gruppo agisce con pragmatismo sia sui temi più ampi sia nelle azioni quotidiane. L’impegno profuso rappresenta l’esatto opposto del greenwashing di certi ambienti o del “convegnismo” di facciata di chi predica bene e razzola male: di chi, cioè, professa l’ecologismo, ma di fatto vuole che in città si costruisca ancora ed ancora.
Claudio Ferrucci e la gentile signora Anna Della Cioppa rappresentano due esempi emblematici del tipo di volontari a cui ci riferiamo. Ferrucci, funzionario in pensione e storicamente in prima linea nei movimenti ambientalisti locali, nonché attivista della LIPU, partecipa da sempre a tutte le iniziative e manifestazioni — sia cittadine sia provinciali — a difesa dell’ambiente. Lo ricordiamo a Marzano Appio, a Pignataro Maggiore e nell’Alto Casertano, intento ad animare le proteste a tutela di quei territori e della catena dei Monti Tifatini.
Anna Della Cioppa, insegnante a riposo, è invece casertana d’adozione. Nata a Napoli, all’età di tre anni si trasferì con la famiglia a Trento e poi a Como, formandosi in collegio. Nel 1963, dopo le nozze con l’avvocato Giuseppe Iorio — figura nota in città, scomparso da qualche anno — giunse a Caserta, dove tuttora risiede nel centro storico.
I due, con la sveglia alle 5 e 30 in estate e poco più tardi d’inverno, da oltre un anno si occupano della cura e della manutenzione dei giovani alberi messi a dimora in piazza Vanvitelli, nelle formelle liberate dai vecchi fusti rimossi. Alle prime ore del mattino si recano sul posto e, riempiti i secchi d’acqua che portano con sé, innaffiano e accudiscono le piantine per circa un’ora e mezza o due. Lo stesso impegno è dedicato alla serie di vasi collocati lungo il perimetro della piazza: dopo un periodo di totale abbandono, grazie al loro intervento, ospitano ora nuove essenze ben curate e rigogliose.

L’impegno di Claudio Ferrucci non si conclude all’alba, a differenza di quello della signora Della Cioppa. Egli prosegue il suo giro tra gli alberi cittadini, molti dei quali ha contribuito a piantare e a salvaguardare dall’essiccamento, sopperendo alla mancanza di un servizio pubblico di irrigazione comunale. Proprio in questi giorni ha in cura i nuovi astoni di acero giapponese (Acer palmatum) piantati lungo viale Douhet, ognuno dei quali richiede un apporto idrico periodico di circa 24 litri. Nonostante i mezzi limitati, Ferrucci vi provvede personalmente con ammirevole dedizione. Talvolta ha l’aiuto o dà aiuto ad altri volontari a cui non piace apparire, gratificati da quello che fanno. E lui stesso è schivo e ci scuserà se lo abbiamo tirato in ballo in questa cronaca cittadina. Ma il merito va riconosciuto, quando vero. Lo stesso accade in piazza Cattaneo, in via Ceccano o presso le aiuole dello stadio comunale. Conosciutissimo dai frequentatori di villetta Giaquinto, prima della chiusura del parco era solito dedicarsi alla cura del verde armato di zappetta e cesoie.
Questi sono i volontari che vorremmo vedere sempre più spesso. Cogliamo l’occasione affinché il Prefetto tenga conto di simili esempi nella concessione delle benemerenze dell’Ordine al Merito della Repubblica. Tali onorificenze dovrebbero rappresentare un riconoscimento pubblico per i cittadini che si distinguono nell’impegno sociale, piuttosto che un mero tributo a vanità personali come talvolta accade.
