CASERTA. PARCHEGGIO DI VIA SAN CARLO. L’ingegnere nominato dalla difesa di Carmine Nocera: “L’opera era pienamente legittima”

7 Luglio 2026 - 17:26

Il dibattimento è stato aggiornato al prossimo ottobre

CASERTA – Nuova udienza davanti alla Prima sezione penale del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, dove prosegue il processo sulle presunte infiltrazioni del clan dei Casalesi nella realizzazione del parcheggio interrato di via San Carlo. Nel procedimento è stato ascoltato l’ingegnere Ferdinando Luminoso, consulente tecnico nominato dalla difesa dell’architetto Carmine Nocera.

Rispondendo alle domande dei difensori, il professionista ha sostenuto che l’intervento edilizio fosse pienamente conforme alla normativa urbanistica in vigore al momento della sua realizzazione. A suo giudizio, l’assenza di vincoli sull’area e il percorso amministrativo seguito avrebbero reso legittimo il rilascio del permesso di costruire. Le conclusioni del consulente sono poi state oggetto del controesame del sostituto procuratore Fabrizio Vanorio.

Il collegio, presieduto dal giudice Sergio Enea, con a latere Norma Cardullo e Gaia Cuccurullo, ha poi rinviato il processo al mese di ottobre.

La vicenda, stando all’accusa, prende avvio nel luglio 2007, quando venne formalizzato l’acquisto del terreno destinato a ospitare il parcheggio. L’area fu ceduta a una società riconducibile ai figli di Michele Patrizio Sagliocchi. In quella fase, Franco Biondi certificò la planimetria allegata al progetto, ritenendola idonea alla realizzazione della struttura interrata.

Nel 2008 furono presentate alcune modifiche progettuali nell’ambito della richiesta del permesso di costruire. Le variazioni, approvate l’anno successivo, riguardavano principalmente l’inserimento di due uscite di sicurezza e una diversa organizzazione dei livelli interrati, con la ripartizione degli spazi tra parcheggi a rotazione e box privati.

Per la Procura, tuttavia, il progetto non avrebbe rispettato le prescrizioni contenute nelle norme tecniche di attuazione del piano urbanistico allora vigente. La disciplina prevedeva infatti che il 70% degli stalli fosse destinato alla sosta a rotazione e il restante 30% ai box. Nella documentazione depositata al Comune di Caserta, invece, i posti a rotazione erano previsti soltanto su uno dei due piani interrati, mentre il livello inferiore era destinato ai box, circostanza che, secondo l’accusa, non avrebbe consentito di rispettare le percentuali imposte dalla normativa.

Sono imputati nel procedimento Michele Patrizio Sagliocchi, Michele Zagaria, l’attuale dirigente del Comune di Caserta Francesco Biondi, l’architetto Carmine Domenico Nocera, Gaetano Riccardi, Fabio Fontana e Teresa Capaldo. Le contestazioni formulate dalla Direzione distrettuale antimafia comprendono, a vario titolo, associazione per delinquere aggravata dal metodo mafioso, corruzione, autoriciclaggio, falso ideologico e trasferimento fraudolento di valori.