CONSORZIO IDRICO. Concordato mostruoso da 378 MILIONI DI EURO. Di Biasio fa transazioni e poi non le paga. Debitore inaffidabile, va rimosso. Il pazzesco caso del Comune di Frignano e speriamo che stavolta la Corte dei Conti intervenga sul serio

29 Maggio 2026 - 19:20

L’avvocato Castiello ha vinto due volte in Tribunale e in Corte d’Appello, ha chiuso una transazione di 850mila euro. Dopodiché si è rifugiato nel concordato preventivo. La PRIMA PUNTATA di una vicenda che rappresenta la linea del Piave per la legalità in questa provincia, in contrasto al sistema di Giovanni Zannini. Intanto, alla presidenza della fallimentare arriva D’Angiolella, fratello dell’avvocato nel cui studio lavora da anni la sindaca apparente di Carinola, figlia di Pasquale Di Biasio

Giovanni Zannini, Pasquale Di Biasio, Gabriele Trombetta, Tommaso Castiello

FRIGNANO (G.G.) – Di questa vicenda ci siamo già occupati e la sua evoluzione riscuote un interesse specifico, ma diventa provvidenziale in quanto è paradigmatica di una gestione che, a nostro avviso, non ha precedenti nella storia della Repubblica Italiana e che, se è arrivata allo stadio — ora lo possiamo dire — di un debito di 378 milioni di euro, quasi 740 miliardi delle vecchie lire, è solo perché l’autorità giudiziaria, pur sollecitata da centinaia di articoli scritti da questo giornale, ha ritenuto, tutto sommato, che la storia del Consorzio Idrico di Terra di Lavoro, oggi ITL Spa, appartenesse alla normale routine degli enti pubblici di sottogoverno gestiti male e che si trattasse di un carrozzone pieno di debiti ma niente di particolarmente originale rispetto a ciò che accade in Italia e nel Sud in particolare. E invece no, perché il Consorzio Idrico è stato la punta di lancia della degenerazione della politica, il punto più basso e deteriore di ciò che uno come Giovanni Zannini, in questo caso accoppiato geneticamente a Pasquale Di Biasio, presidente ormai ventennale dell’Ente Idrico, ha ritenuto che non esistesse alcun limite e che nel Consorzio si potesse fare tutto, ma proprio tutto, in quanto intoccabile, in base a una sorta di garanzia di intangibilità, di zona franca, che, detta così, sembra una farneticazione ma che da noi a Caserta si è sviluppata, configurata e materializzata come tristissima realtà.

Ora, la medesima governance formata da Di Biasio e Zannini presenta al Tribunale di S. Maria C.V. un concordato preventivo di 378 milioni, tantissimi di più della massa debitoria indicata un anno fa dal Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Abbiamo cominciato a leggere questo mostro che ha succhiato il sangue di decine di migliaia di cittadini, che non si sono accorti che questi debiti sono già ricaduti sul proprio budget familiare attraverso aumenti esponenziali dei canoni idrici che continueranno a essere ancora più pesanti se i creditori, a partire dalla Regione Campania — qui lo vogliamo vedere il governatore Fico — dovessero dare ossigeno a questo gruppo di impresentabili, rispetto ai quali mai come in questo caso bisogna fare uno sforzo enorme per non usare parole più pesanti e sconvenienti.

Non si sarebbero nemmeno dovuti permettere, Di Biasio e Zannini, attraverso il loro amico Gabriele Trombetta, nipote dell’ex sindaco di Marcianise Antonio Trombetta, e attraverso il professor Rascio Junior, “baroncino” di cotanto padre barone, di scrivere quello che hanno scritto nella proposta di concordato, che noi abbiamo letto.

Francamente questa è una linea del Piave. Chi ritiene che nella vita si possa anche indulgere in qualche nefandezza, qualche aggiustamento, qualche operazione losca di utilizzo illegale del denaro pubblico, ma che non si possa arrivare fino alla profondità di questo girone infernale, è chiamato a prendere posizione a partire dal neo presidente del Tribunale fallimentare di Santa Maria C.V., giudice D’Angiolella, che assume un incarico delicatissimo anche in relazione al fatto che è fratello dell’avvocato D’Angiolella, nel cui studio ha lavorato — e forse lavora ancora — Di Biasio, sindaco pro forma di Carinola, grazie a una condizione di grande empatia che l’avvocato ha sempre avuto con il suo papà.

Ma di questo scriveremo nei prossimi giorni.

Oggi torniamo sulla vicenda che è importante di per sé ma anche come esempio pratico di quello che è stato ed è il Consorzio Idrico.

Il Comune di Frignano, sin dai tempi del sindaco Gabriele Piatto, vanta un credito di 900mila euro, cifra che negli anni è cresciuta per effetto degli interessi di mora. Il Comune di Frignano, assistito dall’avvocato Tommaso Castiello, aveva il titolo giudiziario della piena ragione riconosciuta dal Tribunale Civile di Aversa-Napoli Nord. Successivamente quella sentenza è stata impugnata davanti alla Corte d’Appello e Castiello è riuscito a vincere di nuovo, in quanto il ricorso è stato rigettato. A quel punto, in apparenza — perché questo è il comportamento usuale di un debitore insolvente e sleale — è stata chiusa una transazione tra l’avvocato Castiello e l’avvocato Bruno Amirante di S. Maria C.V., nominato dal Consorzio in sostituzione di Rachele Barbarano, avvocatessa di Marcianise arcinota ai lettori di Casertace in quanto moglie di Giovan Battista Valentino, per anni zanniniano e quindi in grado di fagocitare molti incarichi professionali attribuiti a sua moglie, che successivamente ha mollato il patrocinio in quanto la coppia Zannini-Magliocca ha fatto sì che fosse assunta a tempo indeterminato nell’ufficio legale più grande del mondo, quello della Provincia di Caserta, che conta ben 11 avvocati tra cui la ben nota Raffaella Zagaria e altri nomi di eccezionale valore ed eccezionali natali.

Dunque, la transazione si basava sul pagamento immediato della somma di 200mila euro e, da quel momento, rate mensili di 92mila euro fino a concorrenza della cifra transata di 850.000 euro.

La ITL paga l’acconto a dicembre 2024. Non paga puntualmente tutte le rate: ne paga 3 su 5. A maggio va in concordato preventivo, con riconoscimento di misure di protezione che precludono le azioni esecutive individuali.

Complessivamente, entro maggio 2025 la ITL Spa avrebbe dovuto corrispondere 650mila euro, ma ne ha corrisposti solo 427mila.

Avete mai visto un ente pubblico che firma una transazione e poi non la onora?

Ecco perché abbiamo detto che questa vicenda è di per sé paradigma dell’immoralità di questo ente.

Il resto della cifra viene inserito nel concordato preventivo, che è una cosa non legale perché si trattava di un titolo già oggetto di transazione.

A Pasquale Di Biase sfugge l’articolo 5 della transazione che prevede, in ipotesi di mancato integrale e puntuale pagamento delle rate, la perdita del beneficio transattivo, dunque si instaura di nuovo l’obbligo del pagamento dell’intero importo frutto della sentenza del Tribunale di Napoli Nord, che ammonta ormai a circa 1.400.000 euro (dai 900mila iniziali).

Ovviamente al netto degli acconti ricevuti, con un conseguente credito del Comune di 900mila euro.

L’ennesima disastrosa gestione di un debito, visto che ad oggi il Comune di Frignano dovrà ricevere una cifra residua di quasi un milione.

Ora, se il gioco del concordato preventivo attiva delle misure di protezione e blocca per il momento l’esecuzione del titolo creditorio, quello che è successo non potrà sfuggire di nuovo alla Corte dei Conti, che sarebbe anche ora guardasse al patrimonio del presidente Pasquale Di Biasio, persona molto agiata, e di quelli appartenenti al resto dei componenti dell’organismo direttivo, a partire dal vicepresidente eterno, il sanfeliciano Palmieri, che fa sempre la parte di quello che non sa nulla.

Occhio, perché a Frignano questo credito è finito nel dissesto come parte attiva nel mega-bilancio che poi produce la cosiddetta massa debitoria. Pare che la presidente dell’Organo Straordinario di Liquidazione (OSL), la dirigente prefettizia Emilia Tarantino, una vita professionale densa di soddisfazioni ma anche di complicazioni, si stia muovendo in maniera irreprensibile e aspra e abbia già avviato le procedure possibili per far valere ragioni e diritti del Comune di Frignano.