È morto Oscar Schmidt. L’uomo che portò CASERTA nell’olimpo del basket

17 Aprile 2026 - 23:04

CASERTA – Il basket è in lutto. Si è spento oggi, 17 aprile, all’età di 68 anni, Oscar Schmidt, considerato il più grande cestista brasiliano di tutti i tempi e figura iconica per la città di Caserta, che lo ha accolto come figlio adottivo.

Il campione, soprannominato “Mao Santa” (Mano Santa), era stato ricoverato ieri in un ospedale di San Paolo a causa di un malore. Le sue condizioni sono precipitate in poche ore. Dal 2011 lottava contro un tumore al cervello, ma la malattia non gli aveva impedito di continuare a parlare di basket e di tornare più volte a Caserta, dove veniva accolto con affetto e osannato dai tifosi bianconeri e non solo.

Numeri da leggenda

La carriera di Schmidt è fatta di numeri che sfidano ogni logica. In trentuno stagioni disputate – dal 1976 al 2007 – ha segnato complessivamente 49.737 punti in 1.615 partite, con una media di 30,8 a serata. Per dare un termine di paragone, ha realizzato quasi 11 mila punti in più di Kareem Abdul-Jabbar, secondo miglior realizzatore nella storia della NBA.

Ha giocato fino all’età di 45 anni, fermandosi solo quando il fisico non ha più retto. In Italia ha militato in due squadre: Caserta e Pavia. Nel complesso, ha segnato 13.957 punti nel nostro campionato, posizionandosi al secondo posto nella classifica dei migliori realizzatori di sempre. La sua media italiana è di 34,63 punti a partita, la più alta nella storia della Serie A.

Le sue otto stagioni a Caserta resteranno per sempre nella memoria dei tifosi: 9.143 punti in 284 partite, alla straordinaria media di 32,2 punti a gara. Nella stagione 1988/89 toccò il picco con 36,6 punti di media. Il contratto che lo legava alla Juvecaserta conteneva una clausola particolare: non avrebbe mai potuto giocare con nessun altro club di Serie A. Un legame esclusivo che testimonia il valore che la città e la società attribuivano al campione brasiliano.

A Pavia, nella stagione 1990/91, Schmidt chiuse con una media di 44 punti a partita, segnando 66 punti in una singola gara contro Torino. In totale, nel campionato italiano, ha realizzato più di 50 punti in ben 28 occasioni.

Un campione senza NBA

Pur essendo stato scelto dai New Jersey Nets nel draft NBA del 1984, Schmidt non ha mai voluto giocare nel campionato americano. La sua scelta, dettata dal desiderio di non perdere la possibilità di rappresentare il Brasile nelle competizioni internazionali, non gli ha impedito di essere riconosciuto come uno dei più grandi giocatori della storia del basket mondiale.

Ha partecipato a cinque edizioni delle Olimpiadi. A Seul nel 1988, in otto partite con la maglia del Brasile, ha chiuso con una media di 42,2 punti a gara, la media più alta mai registrata nella storia dei Giochi Olimpici. Nel 2013 è stato inserito nella Hall of Fame, un riconoscimento che lo ha profondamente emozionato: “Ho sempre sognato di essere qui”, disse con voce rotta dalla commozione.

L’idolo di Kobe Bryant e il cuore di Caserta

Oscar Schmidt è stato, probabilmente, il più grande tiratore di tutti i tempi. La sua mano sinistra, soprannominata “Mano Santa”, era capace di gesti che sembravano sfidare le leggi della fisica. Da bambino, Kobe Bryant lo seguiva con il padre Joe, ex giocatore e allenatore, durante le tournée in Italia. Kobe non mancava mai di ricordare l’emozione di vederlo giocare dal vivo.

Caserta non lo ha mai dimenticato. La città ha ritirato la sua maglia numero 18, e ogni suo ritorno è stato accolto con l’affetto e la gratitudine che si riservano a un figlio che ha dato tutto per la maglia che indossava. Non ha vinto molto, rispetto al suo straordinario talento. Ma ha lasciato un’impronta indelebile nel cuore di chi ha avuto la fortuna di vederlo giocare.

Forever “Mão Santa”. Caserta piange il suo campione.