I 30 ARRESTI DI CAMORRA. La guerra del caffè a Marcianise tra i Buttone e il clan Piccolo raccontata da Camillo Belforte

9 Aprile 2019 - 11:40

MARCIANISE – In un articolo di qualche giorno fa vi raccontavamo e svisceravamo una lista di attività commerciali delle quali la criminalità organizzata non può fare a meno per ampliare i suoi introiti. Tra i business citati c’era, ovviamente, il caffè e ciò che emerge sugli arresti avvenuti ieri (LEGGI QUI) a Marcianise delinea proprio l’importanza della vendita delle miscele e le cialde per i clan.

A parlarne alla Dda è Camillo Belforte, figlio di Salvatore, che ha iniziato da tempo a collaborare con la giustizia. In uno stralcio di uno degli interrogatori, Belforte jr spiega come a Marcianise le tensioni tra i Buttone e i Piccolo si fossero acuite dal 2011. “Sin dal periodo in cui era libero Bruno Buttone, il fratello Salvatore, spendendo il nome di Bruno, aveva creato una sorta di monopolio con le società da lui gestite nella distribuzione del caffè sia in busta che in cialde. – così racconta Camillo Belforte – Nel periodo successivo alla scarcerazione di Pasquale Piccolo, avvenuta nel 2011, lo stesso Piccolo decise che i figli avrebbero dovuto cominciare a lavorare nella distribuzione del caffè. Pertanto fu aperto un punto vendita per la distribuzione del caffè. 

I figli di Rockfeller, però, non ebbero vita all’inizio. La paura di ritorsioni del clan Buttone faceva sì che i commercianti marcianisani declinassero le proposte che provenivano dal punto vendita dei Piccolo. Una situazione, questa, pronta a esplodere in una vera faida se non fosse che “per evitare che la situazione degenerasse, Claudio Buttone e Pasquale Rockfeller ebbero diversi incontri presso l’abitazione di Pasquale. Agli incontri partecipavano Pasquale Piccolo e Claudio Buttone, che si accordarono su una ripartizione”.

Dal racconto emerso dalle parole di Camillo Belforte, Marcianise appare divisa così in zona d’influenza. Una moderna Berlino post-bellica che vede contrapposti il clan Piccolo e i Buttone, invece che gli Alleati e l’Unione Sovietica. Un accordo, questo, che reggeva su fondamenti meno solidi anche di quelli della Conferenza di Jalta, dove si decisa la spartizione della capitale tedesca. Infatti, Belforte jr spiega agli inquirenti che “subito dopo l’accordo però Pasquale Piccolo cercò di ampliare notevolmente il volume di affari dei figli violando anche i patti raggiunti con Claudio Buttone. Lo stesso Claudio si è lamentato con me e mio cugino Camillo che i figli stavano imponendo il caffè anche nei bar che dovevano essere clienti del fratello Salvatore, arrivando a gestire la distribuzione anche nei supermercati