I NOMI E LE PENE. LE TERRE DI SANDOKAN. Condannato Ivanhoe Schiavone e Antonio, fratello del superboss

13 Maggio 2026 - 17:40

CASERTA – Il giudice Federica De Bellis del Tribunale di Napoli ha emesso la sentenza nel processo abbreviato relativo all’inchiesta sui terreni riconducibili al clan Schiavone. Al centro delle contestazioni, oltre 22 ettari di aree agricole in località Selvalunga, a Grazzanise, che secondo la Direzione Distrettuale Antimafia sarebbero stati acquistati negli anni dal boss Francesco Schiavone, detto Sandokan, e formalmente intestati a prestanome per evitare sequestri e confische.

Il giudice ha condannato Ivanhoe Schiavone, 37 anni, figlio del boss, a 7 anni e 5 mesi di reclusione. Per lo zio Antonio Schiavone, fratello del capoclan ergastolano, la pena è stata di 6 anni e 2 mesi. Condannati anche Amedeo De Angelis a 4 anni e 5 mesi, Francesco Paolella a 2 anni e 11 mesi ed Emilio Graziano a 2 anni e 8 mesi. Gli imputati erano accusati, a vario titolo, di riciclaggio, autoriciclaggio, ricettazione, favoreggiamento e trasferimento fraudolento di beni, tutti con l’aggravante del metodo mafioso.

L’indagine è stata coordinata dal pm della Dda Simona Belluccio e condotta dai carabinieri del Nucleo investigativo di Caserta. Secondo la ricostruzione della Procura, Ivanhoe Schiavone avrebbe gestito insieme a Pasquale Corvino, attualmente a processo con rito ordinario, circa 13 ettari riconducibili alla famiglia Schiavone. Quei terreni sarebbero stati formalmente intestati al padre di Corvino dopo essere stati acquistati da Sandokan nel 1990. Nel 2020 Ivanhoe avrebbe avviato le operazioni per la vendita delle aree, arrivando secondo l’accusa a fare pressioni sull’agricoltore che li aveva in fitto, per liberare i fondi e consentirne la cessione senza ostacoli legati al diritto di prelazione. I terreni vennero poi venduti tra il 2021 e il 2022 per circa 315mila euro alla società San Luca. Gli atti dell’inchiesta precisano che i componenti della società acquirente risultano estranei alle contestazioni mosse dalla Procura.

Un secondo filone dell’indagine riguarda Antonio Schiavone, ritenuto dagli investigatori il gestore di fatto di un’altra porzione di terreni sempre a Selvalunga per conto del fratello Sandokan. In questo caso, secondo l’accusa, il prestanome sarebbe stato Amedeo De Angelis, mentre Francesco Paolella avrebbe acquistato le aree attraverso un’operazione che avrebbe fruttato circa 110mila euro. A Emilio Graziano viene invece contestato il favoreggiamento aggravato dal metodo mafioso: avrebbe fatto da intermediario tra gli indagati contribuendo, secondo la Procura, a eludere le investigazioni.