I NOMI. Truffa del finto agente, bottino 41mila euro: arrestati, il giudice li scarcera

30 Aprile 2026 - 13:11

Il Gip ha disposto per entrambi gli indagati, difesi dall’avvocato Daniele lonà, la misura degli arresti domiciliari

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GRICIGNANO D’AVERSA – Una truffa ben orchestrata ai danni di due anziani coniugi. È quanto emerge dall’ordinanza del Gip del Tribunale di Cassino che ha convalidato l’arresto di Nicola Volpicelli e Francesca Di Domenico, entrambi già gravati da precedenti per rapina in concorso e truffa, accusati di aver messo a segno un raggiro da oltre 41mila euro.

I fatti risalgono al 28 aprile scorso a Senigallia, dove la coppia, con la complicità di altri soggetti ancora da identificare, avrebbe messo in atto un collaudato schema di truffa telefonica. Le vittime, entrambe ultraottantenni, sono state contattate ripetutamente da finti appartenenti alla Guardia di Finanza e ai carabinieri. Gli interlocutori, con toni allarmanti, sostenevano che i dati dell’uomo fossero stati utilizzati per una rapina in gioielleria e che fosse necessario verificare immediatamente oro e contanti presenti in casa.

Sotto pressione e convinti della veridicità della situazione, i due anziani hanno raccolto gioielli e denaro contante, consegnandoli a una donna presentatasi poco dopo alla loro abitazione. Secondo l’accusa si trattava di Francesca Di Domenico, mentre Nicola Volpicelli avrebbe svolto il ruolo di autista, pronto a favorire la fuga. Il colpo ha fruttato un bottino ingente: monili in oro per un valore stimato di circa 35mila euro e 6mila euro in contanti.

L’intervento della polizia è arrivato poche ore dopo. Gli agenti del Commissariato di Cassino hanno intercettato l’auto sospetta, una Lancia Y di colore nero con a bordo due persone, risultata intestata a una società di noleggio con sede a Napoli, transitare ad alta velocità e proceduto al controllo: all’interno del veicolo sono stati rinvenuti sia i gioielli sia il denaro sottratto. Le vittime hanno successivamente riconosciuto la donna e gli oggetti rubati.

Il giudice ha ritenuto sussistenti gravi indizi di colpevolezza, evidenziando anche le aggravanti legate all’età avanzata delle vittime, al danno rilevante e alla particolare modalità fraudolenta, basata sulla simulazione di un pericolo imminente. Nonostante ciò, è stata esclusa per il momento la custodia in carcere. Il Gip ha disposto per entrambi gli indagati, difesi dall’avvocato Daniele lonà, la misura degli arresti domiciliari. Nel corso dell’udienza, i due hanno ammesso le proprie responsabilità, dichiarando di trovarsi in difficoltà economiche e di dover mantenere sei figli. Il procedimento sarà ora trasferito alla Procura di Ancona, competente per territorio.