I VIDEO. AVERSA. Il giallo del Moscati. Carabinieri in ospedale. Ma la direttrice farebbe bene a preoccuparsi non di chi abbia girato il video dell’oncologia allagata, ma sul perché questo sia successo

6 Febbraio 2026 - 20:48

I militari hanno identificato un medico e un infermiere presenti. Sei mesi fa si sono conclusi i lavori da un milione di euro e nonostante questo… IN CALCE ALL’ARTICOLO I VIDEO DEL REPARTO ALLAGATO

AVERSA (Federica Borrelli) All’interno della pubblica amministrazione, il video che abbiamo pubblicato su CasertaCe, vale a dire quello che mostra l’allagamento delle stanze del quarto piano dell’ospedale Moscati, deve aver sollevato non poco scompiglio. Nel filmato, infatti, si vede chiaramente l’acqua piovana invadere il reparto, il 28 gennaio scorso, a causa di un forte temporale. Nonostante gli infissi fossero chiusi, la pioggia è entrata dalle finestre, allagando le stanze dedicate alle terapie vescicali per pazienti oncologici.

L’episodio, come dicevamo, deve aver suscitato un certo clamore, se si è arrivati al punto di sollecitare un intervento delle forze dell’ordine.

Nella giornata di ieri, infatti, due carabinieri della stazione di Aversa, in veste di polizia giudiziaria, si sono recati all’ospedale Moscati per un sopralluogo proprio al famigerato quarto piano, dove hanno indentificato il personale sanitario presente in quel momento – un infermiere e una dottoressa – nell’ambito di un’indagine in corso, almeno stando a quanto ci è stato riferito.

Le motivazioni precise dell’intervento dei carabinieri non sono state rese pubbliche, e giustamente, dato che si tratta di un’indagine in corso. Del resto, le forze dell’ordine non sono tenute a rivelare chi abbia sporto denuncia o quale reato venga contestato. Tuttavia, dalle domande che sono state fatte, ci viene naturale ipotizzare che l’indagine possa essere legata proprio alla pubblicazione di quel video, che ha messo in luce le problematiche di un reparto che ospita pazienti estremamente vulnerabili.

E questa ipotesi si fa ancora più nitida se consideriamo i quesiti dell’interrogatorio. I carabinieri hanno infatti chiesto all’infermiere presente – che formalmente ha scelto di prestarsi ad un interrogatorio di sommarie informazioni testimoniali, a differenza della dottoressa che in quel momento era impegnata – se avesse notato qualcuno di sospetto circolare in quelle stanze nelle ultime settimane, senza mai far riferimento esplicito alla data del 28 gennaio. Un altro aspetto da considerare è il fatto che uno dei carabinieri, munito di metro, stesse misurando la distanza tra la finestra ‘incriminata’ da cui l’acqua era uscita e il lettino su cui i pazienti si sottopongono alla terapia.

Insomma, se questo non è ancora una prova, ci sono sicuramente degli indizi che fanno pensare che quel video possa aver dato fastidio a qualcuno. E se, in tutto ciò, vi dicessimo che la stessa direttrice sanitaria dell’ospedale, la dottoressa Stefania Fornasier, qualche giorno prima aveva convocato il personale del reparto oncologico per chiedere chi fosse presente la mattina del 28 gennaio, proprio perché avrebbe detto “c’è un video che sta girando”, a quel punto sarebbe davvero da ingenui pensare che non ci sia più di una coincidenza in questa vicenda.

Orbene, non sappiamo se la denuncia sia partita direttamente dalla dottoressa Fornasier, ma una cosa vogliamo dirla: invece di convocare il personale per capire se sapessero qualcosa in merito a quel video, sarebbe stato più utile chiedersi cosa quel video stesse mostrando. Perché, è lecito ricordarlo, per la ristrutturazione del quarto piano del Moscati sono stati spesi quasi un milione di euro. Un reparto nuovo di zecca, riaperto appena l’estate scorsa, eppure, a soli sei mesi di distanza, si verificano episodi come questo, con la pioggia che entra dalle finestre chiuse mentre i pazienti sono sottoposti a terapia.

Forse, piuttosto che concentrarsi su chi ha filmato il video, sarebbe il caso di chiedersi, ancora una volta, perché, nonostante i lavori di ristrutturazione, i pazienti debbano subire terapie in stanze che versano in condizioni così precarie.