LA DOMENICA DI DON GALEONE…
31 Maggio 2026 - 06:51
31 maggio 2026 ✶ Santissima Trinità (A)
La Trinità: “mistero” e non “problema”

La festa della Trinità non è una festa astratta per intelletti metafisici, né un’occasione per dispute teologiche, ma un mistero pieno di luce e con forti suggestioni per la nostra esistenza. Riflettiamo sul “mistero” della Trinità, non sul “problema” della Trinità! L’esistenzialista G. Marcel ci insegna la distinzione tra problema e mistero: il problema è qualcosa che non conosciamo, ma che, con l’affinamento della ragione e lo sviluppo della scienza, potremo conoscere; il mistero è, invece, qualcosa che mai comprenderemo, perché Lui comprende noi. Ignoramus et ignorabimus! Tanti altri, hanno rappresentato s. Agostino che, meditabondo lungo la spiaggia, conversa con il bambino che giocava a travasare tutto il mare in una piccola buca nella sabbia: una bella leggenda, ma ricca di significato! Dio è tanto inesauribile, che quando è trovato, è ancora tutto da trovare.
Il mistero della Trinità ci fa toccare con mano la nostra povertà epistemologica, la fragilità delle nostre filosofie e teologie. Unico atteggiamento corretto è solo il silenzio, l’adorazione, l’ascolto. Il rischio è di parlare “della” Trinità come di un oggetto complicato, di un rompicapo mentale, di un crampo metafisico; la Trinità non è quel famoso occhio che ci spia nel triangolo; non significa che 1 è uguale a 3, ma che Dio è uno nella natura (monoteismo) e tre nelle persone (comunione). La Trinità non è un problema ma un mistero, e mistero significa non assurdità, ma verità superiore, luce accecante. Cosa c’è di più luminoso del sole, eppure per poterlo guardare con i nostri occhi abbiamo bisogno di uno schermo oscuro!
Quando Dio ha voluto fare l’uomo a sua immagine, non lo ha creato intellettuale, puro spirito, ricco. Dio li creò maschio e femmina, cioè, al duale, meglio, al plurale, bisognosi di tanti altri, per diventare persone. Dio ci ha creati capaci di amare, incapaci di bastare a noi stessi. L’uomo, quindi, non si realizza in una splendida e aristocratica solitudine, ma nella comunione e nel dialogo con gli altri. Il filosofo M. Buber osserva che l’uomo è un essere “per” e “con” gli altri, e questo non è un lusso, ma appartiene alla natura ontologica e alla struttura psicologica dell’uomo. Anche E. Lévinas sostiene la stessa verità quando parla di “struttura dialogale” dell’uomo: sono amato e perciò esisto; ma anche: amo e perciò esisto. BUONA VOTA!

