LA NOTA. La morte in carcere del 46enne dializzato Nicola Baldascino è frutto di un errore di valutazione dei medici del penitenziario e del tribunale di Sorveglianza

12 Gennaio 2024 - 20:40

ESCLUSIVA. Lo diciamo nel rispetto di istituzioni che dalle colonne di questo giornale sono state sempre rispettate ed elogiate, spiegando chiaramente il nostro punto di vista. Il corpo del detenuto e la cartella sanitaria redatta dai medici del penitenziario Uccella è stata sequestrata dalla procura di Santa Maria Capua Vetere

CASAL DI PRINCIPE (g.g.) – Qualche comunicato stampa che ha girato da stamattina in poi, ha fatto passare, naturalmente in maniera involontaria e solo a causa di una superficialità nell’emissione, il 46enne Nicola Baldascino, originario di Casal di Principe, un detenuto inserito in uno status di alta pericolosità, addirittura vincolato dalle regole previste dall’articolo 41 bis dell’ordinamento carcerario.

In realtà, invece, non è così, mentre è certo che Nicola Baldascino è morto prematuramente, forse a causa di un malore, all’interno del carcere di Santa Maria Capua Vetere, precisamente nel braccio denominato Tamigi.

Come capita sempre negli articoli di CasertaCE, noi siamo abituati a rappresentare le cose in base ad una configurazione esposta in maniera intransigente. Sappiamo che siamo fatti male in un territorio in cui non solo le notizie, ma anche gli atti amministrativi, anche quelli erogati da istituzioni molti autorevoli, somigliano a quelle spese di una volta in fagioli, ceci e lenticchie, comprate all’ingrosso da cui gli ambulanti, i commercianti, gli antichi pizzicagnoli, affondavano ad occhio quegli antichi raccoglitori metallici che producevano la cosiddetta spesa

sfusa.

E se così è stato per questi comunicati, una roba sfusa, ad occhio, avrebbe detto il Raimondo Vianello degli anni Settanta: “Noi no, noi no”.

Dunque, Nicola Baldascino è stato arrestato un po’ di tempo fa e ha trascorso 20 mesi, o un anno e 8 mesi, di custodia cautelare. Insomma, l’accusa di aver agevolato il clan dei Casalesi come intestatario fittizio ha fatto sì che il suo titolo cautelare lo costringesse ad una lunga e durissima fase afflittiva.

Baldascino venne arrestato nel giugno 2021 perché ritenuto facente parte del gruppo capitanato da Walter Schiavone, figlio del capo storico del clan dei Casalesi, Francesco Schiavone Sandokan, che acquistava e poi rivendeva i latticini, mozzarella e non solo, imposti in vari caseifici della stessa penisola sorrentina e della provincia di Caserta.

Per tale reato, Nicola Baldascino è stato dalla corte di Appello di Napoli a 1 anno e dieci mesi, pena concordata nel secondo grado di giudizio. Siccome si è trattato di un reato comunque collegato a fatti di camorra e quindi ostativo per l’accesso alle pene alternative al carcere, il Baldascino si è fatto anche gli ultimi due mesi.

Ma non è uscito dal carcere perché definitiva era divenuta anche una sentenza a due anni di reclusione per spaccio di stupefacenti, senza alcuna relazione con attività diretta o indiretta con la camorra, come ci ha comunicato uno dei suoi legali, Gianluca Corvino.

Il punto è proprio questo: i due anni definitivi rimasti non rappresentavano più una pena ostativa. Inoltre, Nicola Baldascino si era gravemente ammalato al punto da dover essere sottoposto a tre sedute settimanali di dialisi, con un trattamento effettuato in un centro di San Cipriano d’Aversa.

In questo periodo, i difensori di Nicola Baldascino – il citato avvocato Corvino e Giuseppe Stellato – ripetiamo, detenuto per reato non ostativo (spaccio di droga), hanno chiesto al magistrato di sorveglianza l’applicazione di una detenzione che si confacesse al gravissimo stato di salute del detenuto.

La sorveglianza ha ritenuto che le condizioni di salute di Baldascino non fossero incompatibili con il regime carcerario, ciò sulla scorta dei resoconti medici del carcere.

Ora, può anche essere che la fine della vita di Nicola Baldascino sia freddamente e semplicemente ascrivibile alla cateogria delle cosiddette “morti improvvise”, ma il dubbio resta, anche in considerazione dell’età di questa persona.

Per carità, un camorrista conclamato, un detenuto su cui pesa una pena ostativa, può anche essere oggetto di un particolare e durissimo sindacato valutativo, ma qui parliamo di un detenuto la cui citata pena ostativa, largamente scontata, era di un anno e dieci mesi, dunque, molto lieve.

E parliamo di un detenuto che oggi scontava una condanna ad una pena non ostativa, ugualmente lieve, di due anni, dovendo però sottoporsi a tre sedute settimanali di dialisi per la grave malattia renale che l’aveva colpito.

È stata aperta un’indagine sul caso e la cartella clinica carceraria del 46enne è stata sequestrata, così come il corpo dell’uomo, come disposto dalla magistrata Imparato della procura sammaritana.

A nostro avviso, con il massimo rispetto dei medici del penitenziario Uccella e del tribunale di Sorveglianza – sul quale abbiamo sempre scritto bene, come platealmente successe a seguito del pestaggio subito dai detenuti da parte degli agenti della polizia penitenziaria nell’aprile 2020 – questi hanno sbagliato, ovviamente se le cose stanno esattamente come sono state raccontate dall’avvocato difensore di Baldascino, Gianluca Corvino.

Rimaniamo a disposizione – ma questo lo aggiungiamo semplicemente per formalità – per le autorità citate se ci volessero far sapere, anche in maniera informale, una diversa ricostruzione dei fatti raccontati.