LA NOTA. Perchè per una frase il sottoscritto e CasertaCe chiedono scusa a Nicodemo Petteruti

CASERTA (g.g.) – Una domanda ai lettori più fedeli di questo giornale: avete mai letto su CasertaCe una “marchetta”? Avete mai registrato una posizione favorevole alle amministrazioni comunali in carica? Insomma, a chi impugna lo scettro d’oro e spesso ubriacante del potere? Chi detiene questo vantaggio, l’abbiamo scritto migliaia di volte, non necessita di cordoni sanitari da parte dell’informazione e della comunicazione. Noi abbiamo cercato di svolgere la nostra funzione con un’attitudine anglosassone. Dove non si va certo per il sottile con gli uomini di potere e dove il diritto di critica e la libertà di stampa vengono tutelati molto di più di quanto accada in Italia.

Riferendosi specificatamente alla città capoluogo, avete mai letto, su CasertaCe, un articolo favorevole a Pio del Gaudio e alla sua amministrazione? O un articolo favorevole e corrivo nei confronti dell’agire dell’attuale sindaco Carlo Marino? No. Mai. A volte abbiamo scritto cose giuste, altre volte cose meno giuste o sbagliate. Ma l’abbiamo fatto sempre in buona fede non perdendo mai di vista il principio e l’etica che ci ispiravano. Di articoli ne abbiamo scritti migliaia, partendo, per filosofia e in maniera quasi ontologica, dalla posizione del controllante. Ed è questo deve fare una buona stampa.

I sindaci dovrebbero replicare e non offendersi per qualche vocabolo un po’ troppo focoso finito in un articolo ma non lo fanno. Loro querelano per rallentare, per sfiancare economicamente il querelato in modo da indurlo a più miti ragioni.

Non è questo però il caso di Nicodemo Petteruti, il sindaco che ha amministrato Caserta tra l’epoca di Gigi Falco e quella di Pio Del Gaudio. Petteruti ha spesso risposto con durezza in consiglio a certi miei articoli e non si dolse, caricando come tanti altri, vagonate di ipocrisia, quando il sottoscritto, senza aver partecipato a un solo processo che lo riguardasse, senza aver nominato un solo avvocato, senza aver appellato alcuna sentenza, tutte pronunciate in contumacia e senza chiedere nè l’indulto e nè la continuazione del reato (altrimenti lo sfizio di entrare in cella non me lo sarei tolto), volle vivere l’esperienza del carcere, anche per ridere un po’ di quest’Italia costellata da impuniti, ma che ancora prevede il carcere per un articolo scritto su un pezzo di carta o su un supporto digitale.

Petteruti è stato diverso dagli altri, di questo bisogna dargliene atto. Mi ha querelato in una sola occasione, credo. E obiettivamente, al di là delle attenuanti della distrazione, della velocità ingannevole, con cui io scrissi una frase, fece bene a presentar denuncia. L’ho dichiarato già ufficialmente in tribunale, chiedendo scusa per quella mezza riga assolutamente infelice:”Petteruti sa come fare i soldi con il piano regolatore“. Fu un errore da parte mia. Non c’era nessuna volontà di offendere, nè di inserire quella frase per di alimentare il sospetto attraverso la sua indubbia ambiguità.

Volevo significare che il sindaco Petteruti, uno dei professionisti più in vista di Caserta, ingegnere strutturista, conosceva il funzionamento e le modalità attraverso le quali un piano regolatore può produrre profitto. Ma non nin pensavo certo a un profitto per lui, che tra le altre cose non ne ha neppure bisogno, essendo stato ed essendo un professionista molto qualificato. Quella frase riguardava chi può trovarsi avvantaggiato, anche legittimamente, anche in amniera legale, da una scelta politica su ciò che una volta si chiamava PRG e ora si chiama PUC.

Però la frase scritta così è sbagliata, come già detto, è un errore, rispetto al quale non ho alcuna difficoltà a chiedere scusa a Nicodemo Petteruti, fermo restando un confronto che è stato arcigno ma a mio avviso leale e che, come la storia successiva ha dimostrato, non era certo un accanimento ad personam.

Anzi, dirò di più: avendo visto il dopo, Petteruti non è stato affatto un pessimo sindaco.