LA NOTA. Raffaele Ruberto ha invitato ieri i commissari Ecocar e il Comune. Subito la soluzione altrimenti dottor Marchese “gran. farabut. assas. gr. figl…” Peppe Zampella Prefetto di CASERTA

(gianluigi guarino) – Ci dicono che ieri mattina, con comodo, verso le 11.30 il prefetto di Caserta, Raffaele Ruberto abbia chiesto ed ottenuto un incontro con i due commissari della prefettura di Latina, che amministrano attualmente la Ecocar, impresa titolare, ancora oggi, con un anno di proroga dal milione di euro e passa al mese, il servizio di raccolta dei rifiuti nella città di Caserta, ma anche in quella di Marcianise.

Al tavolo della Prefettura, oltre ai due commissari …. e …. c’erano anche i rappresentanti del Comune capoluogo.

Non vogliamo prenderci meriti, e neanche autoelogiarci, perché, credeteci, sul serio, con buona pace di una umanissima vanità, oggi quel che conta è cercare di combattere, giorno per giorno, in questa terra, per la ricostituzione di una legalità che viene violata dappertutto e purtroppo impunemente.

Nei giorni scorsi abbiamo scritto due articoli molto duri in cui nel massimo rispetto della persona, ci siamo esercitati in critiche severe, ma riteniamo saldamente fondate su fatti e documenti inoppugnabili, nell’operato della prefettura di Caserta che, ad un anno di distanza dalla scadenza del contratto con il Comune capoluogo, non ha mosso un dito per evitare le proroghe, pur sapendo, riteniamo, che la Ecocar è stata colpita da una ormai irreversibile interdettiva antimafia, puntellata da due giudizi irreversibili di un Tar e del Consiglio di Stato, quest’ultimo definitivo.

Si tratta di un caso grave, che non può essere rubricato come effetto della elefantiasi degli uffici della pubblica amministrazione, di una delle tante Prefetture simbolo della palude burocratista che esprime cifre di efficienza pari a quelle del Messico coloniale dalle due alle 4 del pomeriggio dei mesi di luglio e di agosto. No, qui siamo di fronte ad un discorso diverso. Qui è accaduto che la Prefettura di Caserta alla scadenza del contratto tra Ecocar e Comune, dopo aver aspettato un paio di mesi che possono anche starci per organizzare una gara per un affidamento provvisorio a tempo determinato, non è intervenuta. E non intervenendo, ha finito, involontariamente, come in una vera e propria eterogenesi dei fini, per avallare il meccanismo messo in piedi da Carlo Marino e Marcello Iovino i quali si sono potuti dedicare tranquillamente ad apparecchiare la supergara da 116 milioni di euro che avrebbe detto Peppino De Filippo, “ho detto tutto…”.

Quando noi abbiamo parlato di eversione in atto rispetto all’ordinamento dello Stato, costituito dalle leggi, dalle norme e dai contributi giurisprudenziali che proprio dalle leggi derivano, non abbiamo voluto fare una provocazione. Dicendo al Prefetto Ruberto che Palazzo Acquaviva a quel punto, andava chiuso, perché aveva vinto la logica di Peppe la Porchetta, al secolo Giuseppe Zampella, vero prefetto-ombra della provincia di Terra di Lavoro, come ribadiremo e spiegheremo nella chiusa di questo articolo, non abbiamo fatto altro che fotografare l’esistente e l’evidente. Leggetevi questo pronunciamento, peraltro recentissimo, del Consiglio di Stato. E per una volta, casertani, concentratevi un cazzo di secondo ad esaminare i fatti, cioè le parole della legge, senza fermarvi superficialmente come siete soliti fare, all’alibi della nostra insolenza espositiva o ad altre puttanate del genere che servono solamente per mascherare le magagne e di autoassolversi di fronte alla evidente inabilità ad essere cittadinanza e società civile.

E mai possibile che un Consiglio di Stato affermi che un’azienda colpita da interdittiva antimafia non può fare nulla, men che meno attivare dinamiche di realizzazione, di servizi remunerati con denaro della pubblica amministrazione arrivando al punto di dire che un’azienda interdetta non va nemmeno pagata per quello che ha già fatto. Ma la Prefettura di Caserta sta ancora a trastullarsi in inutili, tardive riunioni in cui si dice “forse, perché…”, con un Prefetto che fa da gran cerimoniere non ponendosi un problema che di fronte ad un soggetto, cioè il Comune di Caserta, forse ancor più delegittimato della Ecocar dalle intercettazioni compromettentissime che hanno coinvolto il sindaco Carlo Marino, il Pippo D’Auria gran servitore di Marcello Iovino, proprio sulla gara dei rifiuti.

Non sappiamo cosa sia stato deciso ieri. Ma se lo Stato italiano non rimedia alla vergogna di questi 12 mesi di proroga attraverso cui ha fatto intascare, con vera pace del Consiglio di Stato, quasi 13 milioni di euro ad un’impresa interdetta per antimafia, allora si potrebbe anche pensare di non chiuderla la Prefettura di Caserta. Ma il Prefetto bisognerebbe cambiarlo. Non più il mansueto ed arrendevole dottor Raffaele Ruberto. Per individuare il nuovo occorrerebbe citare  testualmente il grande Paolo Villaggio il quale, ricollegandoci alla strettissima attualità del ventennale della morte di un suo grande amico, caduto ieri, ha inventato Fantozzi, ma prima ancora ha scritto i testi di una delle canzoni più complesse, più importanti dal punto di vista culturale di Fabrizio De Andrè, cioè Carlo Martello.

E allora vai con il professor, dottor, gr. ladr.farabut. di gr. croc. mascalz. assas. figl. di gr. putt. Marchese e Conte della Porchetta Giuseppe Zampella Prefetto di Caserta.

Consiglio di Stato, Adunanza Plenaria, 06/04/2018 n° 3

La pronuncia  giunge quindi a dettare i seguenti principi di diritto:

a) “il provvedimento di cd. “interdittiva antimafia” determina una particolare forma di incapacità ex lege, parziale (in quanto limitata a specifici rapporti giuridici con la Pubblica Amministrazione) e tendenzialmente temporanea, con la conseguenza che al soggetto – persona fisica o giuridica – è precluso avere con la pubblica amministrazione rapporti riconducibili a quanto disposto dall’art. 67 d. lgs. 6 settembre 2011 n. 159”.

b) l’art. 67, co. 1, lett. g) del d. lgs. 6 settembre 2011 n. 159, nella parte in cui prevede il divieto di ottenere, da parte del soggetto colpito dall’interdittiva antimafia, “contributi, finanziamenti e mutui agevolati ed altre erogazioni dello stesso tipo, comunque denominate, concessi o erogati da parte dello Stato, di altri enti pubblici o delle Comunità Europee, per lo svolgimento di attività imprenditoriali”, ricomprende anche l’impossibilità di percepire somme dovute a titolo di risarcimento del danno patito in connessione all’attività di impresa”.