LE FOTO. EMERGENZA AL CIVILE DI CASERTA, ambulanze ostaggio per 24 ore. Il giallo delle barelle sparite, tensione alle stelle tra 118 e pronto soccorso
24 Marzo 2026 - 18:08
Alla minaccia degli operatori del 118 di richiedere l’intervento delle forze dell’ordine, si è rivelato decisivo l’arrivo del direttore sanitario che, giunto al pronto soccorso, ha fatto “ricomparire” quasi per magia le barelle
CASERTA – Dopo quanto denunciato ieri in un nostro articolo (CLICCA E LEGGI) sulla situazione di stallo delle ambulanze del 118 presso il pronto soccorso dell’ospedale Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta, ferme in attesa di completare le operazioni di traduzione dei pazienti, oggi il quadro al punto di emergenza dell’ospedale Civile del capoluogo non solo non è migliorato, ma è ulteriormente peggiorato così come raccontano le immagini che alleghiamo in calce a questo articolo.
Difatti le ambulanze del 118, ed è questo l’elemento di peggioramento della situazione sono passate da un blocco di circa 18 ore alle 24 calcolate oggi, senza la possibilità di liberarsi e tornare operative sul territorio mettendo a serio rischio il sistema di emergenza dell’intera provincia.
Una situazione diventata rapidamente insostenibile, tanto da sfociare in una vera e propria protesta da parte del personale del 118: infermieri, autisti e medici hanno minacciato di rivolgersi ai carabinieri per denunciare quanto stava accadendo. Solo in un secondo momento si è scelta una via più diplomatica, con la segnalazione diretta alla direzione sanitaria dell’azienda ospedaliera.
L’intervento è stato immediato. Il direttore sanitario, Vincenzo Giordano, insieme ai suoi collaboratori, si è recato sul posto e, quasi “per incanto”, sono comparse le barelle del pronto soccorso. Barelle che fino a quel momento risultavano indisponibili e che hanno consentito finalmente il trasferimento dei pazienti e la conseguente liberazione delle ambulanze.
Il nodo delle barelle “che spariscono”
Il punto più controverso della vicenda riguarda proprio questa strana dinamica delle barelle che scompaiono e poi compaiono al punto di emergenza del civile. Secondo quanto appreso le lettighe del pronto soccorso non venivano rese disponibili, causando il blocco dei mezzi di emergenza. Una dinamica che, a detta di molti, sarebbe legata a una forma di esasperazione interna.
Il pronto soccorso di Caserta, infatti, si sentirebbe da tempo sotto pressione, quasi “assediato”, a causa dell’elevato numero di pazienti che vi vengono trasportati rispetto ad altre strutture della zona come Marcianise, Aversa e Sessa Aurunca.
E da qui nascerebbe una sorta di “guerra della disorganizzazione”: da un lato il personale ospedaliero che lamenta un sovraccarico insostenibile, dall’altro il 118 che difende le proprie scelte operative.
Chi ha ragione?
Il pronto soccorso accusa il 118 di concentrare troppo flusso su Caserta, contribuendo a congestionare ulteriormente la struttura.
Il 118, però, ribatte con forza: molti pazienti, soprattutto con patologie complesse come quelle neurologiche, possono essere trattati esclusivamente presso l’ospedale di Caserta. Di conseguenza, portarli in altri presidi significherebbe ritardare cure fondamentali o rendere necessario un secondo trasferimento.
Due posizioni diverse, ma entrambe con una loro logica. Nel mezzo, però, a subire e a rischiare restano i pazienti e un sistema che mostra evidenti criticità organizzative. Sia quelli che aspettavo per ore sulle barelle delle ambulanze del 118 ma soprattutto quelli che con la disponibilità delle stesse ferme per un numero enorme pari a quasi della metà della “flotta” disponibile, finiscono per ricevere sul territorio ausilio e soccorso per le loro patologie acute (infarto, ictus o altre situazioni simili) in grave ritardo, con tutte le conseguenze e i rischi facilmente immaginabili oppure per i danni più o meno gravi subiti a seguito di incidenti della più svariata natura.
La soluzione (temporanea) e il problema di fondo
L’intervento della direzione sanitaria ha risolto l’emergenza odierna, permettendo alle ambulanze di tornare operative. Tuttavia, si tratta solo di una soluzione tampone.
Il problema resta strutturale: serve un coordinamento più efficace tra il 118 e i vari pronto soccorso del territorio. È necessario stabilire regole chiare sull’invio dei pazienti, distribuendo in modo equilibrato i carichi di lavoro e garantendo al tempo stesso cure adeguate.
Serve una risposta dai vertici. E se questi vanno da Fico …
Quella andata in scena tra ieri e oggi non è solo una criticità momentanea, ma il sintomo di un sistema in affanno. Una situazione grave, che oltre a mettere a rischio l’efficienza dei soccorsi evidenzia anche un altro aspetto spesso sottovalutato: il costo di un sistema sanitario che pesa direttamente sui cittadini. Mentre i mezzi restano fermi e i pazienti attendono, la macchina organizzativa continua a gravare sulle casse pubbliche, con dirigenti, vertici sanitari e amministrativi retribuiti con stipendi importanti, chiamati proprio a garantire efficienza e coordinamento.
Ed è proprio qui che la criticità emerge con forza: a fronte di compensi rilevanti, ci si aspetterebbe una gestione capace di prevenire situazioni di blocco come questa, trovando soluzioni organizzative efficaci e tempestive. Invece, ancora una volta, a pagare le conseguenze di un sistema che non funziona sono i cittadini e gli stessi operatori in prima linea.
Si auspica ora dalle direzioni strategiche, sia dell’azienda ospedaliera che dell’ASL, un intervento deciso, al fine di trovare un punto di equilibrio tra le esigenze del pronto soccorso e quelle del servizio di emergenza 118. E se il problema è quello delle risorse i due direttori generali alzino il loro aureo culetto dalle sedie per recarsi insieme a Napoli dall’assessore alla sanità che in questo caso coincide con il governatore Roberto Fico. Di fronte a lui potrebbero proporre una soluzione comune risolutiva chiedendogli uno sforzo economico per finanziarla nel nome delle supreme necessità di servizi assolutamente cruciali, nodali, come sono sicuramente quello del 118, del pronto soccorso dell’azienda ospedaliera Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta e anche degli altri pronto soccorso dei presidi sanitari ospedalieri dell’Asl, quello di Marcianise, quello del Moscati di Aversa e quello di Sessa Aurunca.




