L’INTERVISTA. Il presidente eletto della BCC Roberto Ricciardi: “Non siamo banchieri, ma cooperatori. Saremo sentinella del territorio per bloccare la rabbia sociale”

15 Giugno 2020 - 17:42

Interessante conversazione a pochi giorni di distanza dall’assemblea dell’istituto di credito con sede a Casagiove, che presto, con l’apertura a Marcianise, arriverà a 10 filiali

 

CASAGIOVE (g.g.) – Riuscire a garantire una piena legittimità democratica ad un’assemblea di una cooperativa di credito, che inocula in sé la necessità di apparire tale, oltre che essere tale, non era affatto semplice.

L’epidemia del Covid 19 produce ancora oggi delle misure che vietano ogni forma di assembramento. Al riguardo, fino al prossimo 15 luglio, continueranno ad essere vietati convegni, congressi e seminari in presenza.

Ma Roberto Ricciardi aveva in testa, sin dal primo momento, sin da quando ha sostituito Valentino Grant, eletto al Parlamento Europeo nella carica di presidente reggente della Banca di Credito Cooperativo Terra di Lavoro “San Vincenzo de’ Paoli” di Casagiove, un piano democratico, cioè una procedura che potesse fornire alla massima carica dell’istituto di credito casagiovese, una piena legittimità, che non poteva arrivare solo da un voto distrattamente espresso dai soci, ma doveva diventare l’apice di un processo di partecipazione, in grado di essere credibile e anche di apparire tale.

Un concreto format di reale cooperazione. Essere una vera cooperativa e non una cooperativa per modo di dire significa coltivare, ogni giorno, con attenzione e perizia, una pianticella di forma orizzontale.

Una testa, un voto. Non solo per eleggere il nuovo presidente e il CDA, nel quale è entrata l’avvocato Carmela Ferraro al posto di Grant, transitato all’Europarlamento , ma per pronunciarsi anche su tutte le altre questioni che fanno parte del tessuto collettivo di un organo assembleare.

Questo pensava Ricciardi già a dicembre, poi è arrivato il Covid e l’idea di celebrare una lunga, articolata, ma soprattutto partecipata assemblea, ha incrociato l’impossibilità assoluta legata a superiori motivazioni sanitarie.

Allora, Ricciardi, lei è stato eletto venerdì alla presidenza della banca. Come l’avete organizzata l’assemblea? Come è riuscito a garantire quella partecipazione consapevole che era nelle sue intenzioni sin da prima dell’innesco dell’epidemia?

“È stata un’assemblea inedita. L’articolo 106 del recente decreto Cura-Italia prevede che anche per le cooperative l’assemblea si possa tenere con un rappresentante designato, un nuncius, cioè una persona che indichi fisicamente, dentro all’organismo assembleare, ciò che il socio ha espresso in termini di voto, ovvero una intenzione di voto che il socio ha fornito su ogni punto all’ordine del giorno”.

Insomma, avete fornito ai soci preventivamente documenti e informazioni per potersi pronunciare, se abbiamo capito bene. Allora, in che condizioni versa la banca di cui lei, da venerdì, è presidente con pieni poteri, legittimati dall’assemblea?

“Bcc ha ottenuto un utile record, con risultati lusinghieri, apprezzati anche dalla capogruppo Iccrea (CLICCA QUI). Ma confinare le valutazioni all’esclusivo ambito finanziario rappresenta un errore. L’errore di chi perde di vista la particolarissima identità della nostra azienda cooperativa. Tengo molto a sottolineare, infatti, che siamo cooperatori, non banchieri. L’elemento di novità della mia presidenza sarà la valorizzazione, da cooperatori, del rapporto con le persone. Siamo una banca di persone e non di numeri. Abbiamo scelto di operare i valori della mutualità, della solidarietà e della condivisione. Partecipiamo a un processo lavorativo che prevede la figura di una direzione generale, 75 dipendenti e 9 filiale. Il mese prossimo apriamo a Marcianise e c’è in campo il progetto di un’apertura anche a Nola. Siamo pronti a fare questi nuovi passi. Siamo una banca che può raggiungere un miliardo di volumi nel giro di un paio d’anni. Attualmente 630 milioni di euro. 25mila clienti e 3700 soci. Tutto ciò, però, va ottenuto tenendo la barra dritta e mettendo al centro i principi della mutualità, della cooperazione, della solidarietà, assolutamente imprescindibili e propedeutici rispetto ad un qualsiasi, quand’anche decisivo, percorso di sviluppo economico-finanziario”.

Presidente, lei si renderà conto di trovarsi di fronte e di essere parte frazionaria, ma sicuramente importante, di una crisi economica mondiale, che promette di creare i danni maggiori nelle aree meno evolute. Quando ci pensa, quali sono i pensieri che le girano per la testa?

“Il primo pensiero? L’Europa. Finalmente sembrerebbe che l’Europa abbia aperto a paesi come l’Italia con un grande debito pubblico.
un’occasione unica nella storia, ma ci vuole un progetto che sia green, cioè rispettoso dell’ambiente, che tutto sia innovato e digitalizzato. Ma per mettere insieme tutto ciò, abbiamo bisogno della collaborazione tra quattro agenti: istituzioni, mondo delle imprese, finanza e terzo settore. Dobbiamo realizzare, come si dice in economia civile, una sussidiarietà circolare, dove ci sia il riconoscimento dell’altro, non un rapporto di sudditanza con le istituzioni. Questo vale nei contesti dei macrosistemi politico-economico istituzionali, ma vale allo stesso modo nei micro-sistemi territoriali come quello in cui noi operiamo. Noi non ci siamo mai fermati e siamo disponibili ad interloquire con le istituzioni, con il mondo delle imprese, con l’associazionismo, di cui siamo siamo anche parte attiva. 3 aziende su 10 non riapriranno dopo il Covid. Ci sono settori completamente fermi. Il Meridione è normalmente sotto di un 3% di Pil rispetto alla nazione. Rispetto alla crisi finanziaria del 2008 si ripartirà da una base esponenzialmente più bassa, veramente dal fondo di un precipizio. Ci vuole un grande patto sociale! Bisogna lavorare braccio a braccio: noi siamo finanza etica e dentro al nostro sistema non ci sono padroni”.

Come avete vissuto i lunghi giorni, due mesi e mezzo di lockdown?

“Tutto quello che si poteva fare in termini di lavoro, di assistenza e di erogazione dei servizi ai nostri soci e ai nostri clienti lo abbiamo fatto anche con la presenza fisica. Mi piace ricordare anche che molto ci ha gratificato la possibilità che abbiamo avuto di donare una postazione di terapia intensiva da 65mila euro all’ospedale di Caserta, tanti dispositivi di sicurezza ai medici di famiglia e numerosi tablet per la didattica a distanza”.

Lei ha inserito immediatamente, dentro al suo progetto, temi fondamentali e ampiamente dibattuti, non sottraendosi dal connotare culturalmente l’indirizzo che vuol dare alla banca da lei presieduta. Si renderà conto che in tanti affermano queste cose, ma in pochi riescono a realizzarle.

“I miei non sono slogan, ma un tessuto di valori e principi che mi sono costruito in tanti anni della mia vita e in tutte le esperienze professionali che ho vissuto. Ritengo di poter rivendicare una certa credibilità quando dico che dobbiamo far capire ai giovani che ogni mattina ci si mette all’opera per conseguire un risultato nel rispetto del tornaconto altrui. Sono concetti di economia civile, precisamente di economia della felicità, dove gli operatori tornano a casa soddisfatti per il risultato conseguito. Si cresce e si conserva valore.

Ne ha parlato anche Papa Francesco. Bisogna sfruttare la grande occasione di rinascita data dalla pandemia”.

Un ultimo stimolo alla nostra conversazione: ci dica qualcosa di veramente solidale, di veramente sussidiario, che sia pure un impegno leggibile su cui possa realizzarsi un controllo, da parte dei soci della sua banca, sul grado di attuazione del programma da lei presentato.

“Noi come banca siamo sentinella del territorio. Dobbiamo bloccare una latente rabbia sociale che cresce, mentre alcune forze politiche la fomentano. Dobbiamo metterci nei panni di chi chiede aiuto. Anche un “no” va detto bene. Non bisogna mai far sentire una persona abbandonata, ma ascoltare le persone per promuovere il benessere sociale.
Vi invito a visitare le nostre filiali. Quando le persone portano i loro risparmi nella nostra banca, i soldi tornano sul territorio.
Il denaro è un mezzo, non un fine”.