LA STORIA. Emilia, 14ENNE CASERTANA nominata Alfiere della Repubblica da Sergio Mattarella: accanto all’amico autistico fin da bambina, un legame che commuove e insegna
12 Aprile 2026 - 11:00
Emilia non è solo “l’amica di Nicolò”. È parte della sua vita. E quando lei non c’è, lui lo sente subito: chiede di lei, la cerca, ne avverte l’assenza. È il segno più autentico di un legame vero

ALIFE – Ci sono storie che non fanno rumore. Non cercano applausi, non inseguono riflettori. Crescono in silenzio, tra i corridoi di una scuola, nei gesti quotidiani che nessuno annota. Eppure, proprio da quel silenzio, nasce una delle testimonianze più luminose di questo tempo: quella di Emilia Zarrone, ragazza quasi quattordicenne di Alife, insignita del titolo di Alfiere della Repubblica dal Presidente Sergio Mattarella.
Emilia non ha mai deciso di “fare qualcosa di straordinario”.
Ha semplicemente scelto – fin da bambina – di esserci.
Tra i banchi della scuola primaria, mentre gli altri imparavano a leggere e scrivere, lei imparava un linguaggio più profondo: quello dell’empatia. Accanto a lei c’era un compagno con disturbo dello spettro autistico, Nicolò. Un bambino che viveva il mondo con tempi e modalità diverse. Emilia non si è fermata davanti a quella differenza: l’ha attraversata.
Lo accompagnava, lo aiutava, lo aspettava. Senza che nessuno glielo chiedesse, senza bisogno di istruzioni. Era una presenza costante, quasi invisibile, ma fondamentale.
Fin dalla prima elementare è stata molto più di una compagna di classe: una presenza istintiva, naturale. Il padre, Luca, la racconta con immagini semplici e potentissime: una bambina che accompagna l’amico in bagno, che lo invita a sedersi quando si alza in classe, che si muove con una naturalezza sorprendente, come se quella responsabilità le appartenesse da sempre.
E soprattutto, ancora una volta, senza che nessuno glielo chiedesse.
Non c’era un adulto a guidarla, né un progetto educativo da seguire. C’era solo una bambina capace di intuire il bisogno dell’altro e di rispondervi con una dolcezza concreta, quotidiana.
Quella vicinanza non è rimasta confinata tra le mura della scuola. Col tempo è diventata un legame profondo tra due famiglie. Le giornate si sono intrecciate: uscite nel weekend, feste condivise, momenti vissuti insieme con naturalezza. Anche una semplice Pasquetta diventa il simbolo di qualcosa di più grande: una relazione che ha superato ogni formalità.
Emilia non è solo “l’amica di Nicolò”. È parte della sua vita. E quando lei non c’è, lui lo sente subito: chiede di lei, la cerca, ne avverte l’assenza. È il segno più autentico di un legame vero.
A rendere ancora più potente questa storia è ciò che Nicolò ha fatto con quell’amicizia: l’ha trasformata in parole e disegni. Guidato dalla sua terapista, Federica Di Nardo, ha raccontato il suo mondo e, dentro quel mondo, Emilia occupa un posto centrale. Da quei pensieri è nato un libro, “Alla ricerca dell’arcobaleno perduto”, pubblicato grazie all’impegno del padre Luca Ferro, poliziotto della Stradale, e alla sensibilità della Polizia di Stato.
C’è poi un dettaglio che rende tutto ancora più intenso: Emilia, al momento della nomina ad Alfiere della Repubblica, non sapeva nulla. La notizia le sarebbe stata comunicata in un contesto familiare, durante uno di quegli incontri che fanno ormai parte della quotidianità condivisa tra le due famiglie.
Non è solo il Quirinale ad aver colto il valore di Emilia. Anche la sua comunità, quella di Alife, si riconosce in lei. Il sindaco, Fernando De Felice, descrive con emozione ciò che si percepisce semplicemente osservando Emilia e Nicolò insieme.
È per questo che il Quirinale ha scelto Emilia tra i nuovi Alfieri della Repubblica, all’interno del tema 2025: “Sperimentare e comunicare la solidarietà”. Un tema che sembra cucito su di lei.
Perché Emilia ha dimostrato che l’inclusione non è una parola, ma una relazione. Che la diversità non divide, ma può diventare il luogo più autentico in cui incontrarsi.
