Migliaia di avvocati casertani fanno l’abilitazione in Spagna: dubbi ed ombre sulle procedure per validarla a S.MARIA C.V.

S.MARIA C.V. – Rispetto alla dura contrapposizione sviluppatasi tra l’ex segretaria dell’Ordine degli Avvocati di Santa Maria Capua Vetere Angela Del Vecchio e i suoi ex alleati Alessandro Diana, Buco, Carlo Grillo e compagnia, Casertace non scende certo dalla luna.

Avendo il difetto, perché di difetto si tratta, di schierarci sempre con i perdenti, con i vinti, confondendoli con l’umanità dolente raccontata da Giovanni Verga, abbiamo guardato con interesse e anche appoggiato, in qualche occasione, le contestazioni, le manifestazioni di protesta che la Del Vecchio e i suoi non pochi sostenitori, che la vedevano e bene e ancora oggi la vedrebbero bene sulla poltrona di presidente dell’Ordine, hanno organizzato contro quella che è stata definita, probabilmente non a torto, una gestione oligarchica e non certo inclusiva dell’attuale Consiglio.

Per cui non possiamo certo essere tacciati di partigianeria contraria all’avvocatessa di Pignataro Maggiore.

E questo ci agevola sempre, perché rende lieve l’esercizio di un’attività di equo controllo e di equa analisi delle azioni poste in essere dall’aspirante presidente.

In poche parole, la Del Vecchio, fatta fuori dal gruppetto di cui sopra, che non ha mantenuto l’impegno per una staffetta che prevedeva il suo avvento alla presidenza, trascorsa la prima porzione temporale della consiliatura, può effettivamente essere credibile come una novella Giovanna D’Arco della trasparenza di atti e procedure?

Può, l’avvocato Del Vecchio, costruire la sua legittima candidatura per la guida dell’Ordine su un progetto di alternativa radicale ai metodi di gestione attuati nella cabina di comando del presidente Carlo Grillo?

Le domande, che hanno una validità generale e che sul piano generale non possono trovare una risposta definitiva neanche attraverso l’analisi di azioni e situazioni, diventano molto più reali, concrete, pragmaticamente attuali, se si collegano alle modalità di gestione che la Del Vecchio, in carne ed ossa, ha attuato quando, prima della rottura del fronte con i suoi ex alleati, ha impresso un’orma pesante, importante, da super segretaria dell’Ordine.

Ci ha incuriositi la presa di posizione dell’associazione dei cosiddetti “Avvocati Stabiliti”, che in un documento si sono schierati, pienamente e senza riserve, con la Del Vecchio in vista delle prossime elezioni, fissate per gennaio.

La vita e le giornate di questi avvocati si sono intersecate con gli atti compiuti dalla Del Vecchio quando era segretaria.

Per cui gli avvocati stabiliti parlano e si schierano con cognizione di causa. Con la Del Vecchio hanno avuto a che fare realmente negli anni, perché a lei era stata data l’esclusiva della gestione delle delicate procedure che, senza indugiare in troppi tecnicismi, hanno consentito a centinaia e centinaia di avvocati, abilitati in Spagna o anche in altri paesi europei, ma soprattutto in Spagna, di traslare quella abilitazione in Italia, ottenendo l’iscrizione all’Ordine Nazionale Forense, con tutte le conseguenze in termini di abilità a svolgere senza limitazioni e senza riserve la loro professione, al pari di coloro i quali la loro abilitazione l’hanno conquistata in Italia, superando il certo non agevole esame di Stato (che comunque una roba trasparentissima non è).

Verificando bene le liste degli avvocati stabiliti, cioè di quei professionisti abilitati in Spagna e all’opera in Italia, ci si accorge che solo un numero limitatissimo di loro ha acquisito l’abilitazione nel nostro Paese passando per quella che viene definita “prova attitudinale”.

Per farvela breve, tu ti abiliti in Spagna, magari partendo dall’Italia solo con questa missione, poi torni, fai tre anni di lavoro al fianco di un avvocato abilitato nel nostro Paese e dopo questo periodo, trascorso all’interno di una sezione speciale dell’albo, una sorta di limbo “di color che son sospesi”, puoi chiedere l’iscrizione all’albo professionale, diventando avvocato a tutti gli effetti anche in Italia, pur non avendo sostenuto qui l’esame di Stato.

Ci siamo un po’ informati e abbiamo appreso che tutto sommato questa prova attitudinale non è un ostacolo insormontabile.

Eppure si conta sulle dita di un paio di mani il numero di quelli che vi si sottopongono. Perché in questa situazione, attraverso cui il diritto comunitario ha compiuto uno sforzo per associare il concetto di “Stati Uniti d’Europa” a quello di abilitazione al lavoro in un contesto territoriale non più diviso da confini e barriere, si è creata anche una scappatoia giuridica per evitare pure questo passaggio, questa verifica davanti a una commissione italiana, finalizzata ad ottenere il visto formale per l’abilitazione indigena.

La Del Vecchio, che è una intelligente e furba, ha sempre avuto cognizione di questo pertugio normativo.

Si può evitare di sostenere la prova attitudinale presentando una serie di documenti che attestino diverse cose, ma tre in particolare.

La prima: una solida e probante certificazione, non un’autocertificazione, che attesti il fatto non certo irrilevante di aver realmente compiuto l’esame di abilitazione in Spagna. Attenzione, non basta dimostrarlo una volta, ma occorre certificarlo anno per anno. Come si suol dire, trattasi di requisito dirimente e, ripetiamo, non dimostrabile con autocertificazioni alla carlona.

La seconda: una dimostrazione, ugualmente documentata con il numero e la natura delle pratiche trattate, dunque non una cosa pezzottata, dell’esercizio effettivo e regolare della professione in Italia per tre anni.

La terza è una condizione a monte, ma forse la più importante e dirimente: quando l’avvocato, reduce dai successi in terra iberica, torna nel Belpaese con l’intenzione di far fruttare l’abilitazione appena conquistata in un altro ordinamento, deve chiedere di entrare nella citata area speciale dell’albo.

Nel momento in cui questo avviene, l’Ordine degli Avvocati deve darne immediata e formale comunicazione alla locale Procura della Repubblica.

La domanda non la poniamo all’Ordine e all’allora segretaria Angela Del Vecchio, ma alla Procura direttamente, di cui, con tutto il rispetto dell’appena citata professionista, ci fidiamo un pelino di più: quante comunicazioni del conquistato status di avvocato stabilito sono arrivate in Procura a S.Maria C.V.?

Cercheremo di capirlo. Certo è che tutto questo entusiasmo dell’associazione degli avvocati stabiliti nei confronti della candidatura della Del Vecchio è un pizzico sospetto e ci porta a riflettere sul numero degli avvocati, non più stabiliti ma integrati, che voteranno alle prossime elezioni per l’Ordine.