MONDRAGONE. Il pubblico ministero ha deciso: dissequestrata l’area La Duna. La maggior parte è stata riconsegnata al demanio marittimo, una parte minore ai proprietari privati l’area
6 Aprile 2026 - 16:58
Accolta la richiesta formulata al pubblico ministero Nicola Camerlingo dagli avvocati difensori
MONDRAGONE – Si chiude con il dissequestro di 14 mila metri dell’area la vicenda de La Duna di Mondragone, su decisione del Pubblico Ministero della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, il dott. Nicola Camerlingo.
Accolta, dunque, l’istanza presentata dai legali Gaetano Petrone e Raffaele e Gaetano Crisileo che hanno difeso i clienti Aldo e Pietro Marziali e Maria Rosaria Malagisi, gestori di una porzione dell’area, per altro nettamente inferiore per estensione alla parte demaniale. Infatti, una piccola parte della zona è stata data ai proprietari privati, mentre la parte più ampia dell’area La Duna è stata riconsegnata al demanio marittimo-Comune di Mondragone.
A tal proposito i difensori interessati gli avvocati Raffaele e Gaetano Crisileo, hanno dichiarato: “Un passaggio importante – è stato il conseguito dissequestro giudiziale – che certamente contribuisce a ristabilire con chiarezza il corretto perimetro della vicenda anche rispetto a errate ricostruzioni diffuse dai mass media e da alcune testate giornalistiche pubblicate nei giorni scorsi. La restituzione dell’area in questione, infatti, è stata disposta in favore dei legittimi proprietari delle aree interessate: Aldo Marziali, Maria Rosaria Malagisi e Pietro Marziali gestori dell’intera area; ciò non può essere letto in alcun modo come una generica restituzione alla collettività, come invece si era erroneamente creduto.
In effetti questa dichiarazione degli avvocati Crisileo non torna perché in realtà l’area di proprietà privata dei loro clienti è sensibilmente più piccola rispetto a quella che la Procura ha restituito alla parte pubblica, costituita come già detto prima dal demanio marittimo. Su questo punto è sicuramente sorto un equivoco in quanto gli avvocati hanno affermato che l’intera area appartenesse ai privati e ai loro clienti, quando in realtà non è propriamente così.
Per la cronaca l’area in questione si estende a Mondragone per circa 14mila metri quadrati di demanio marittimo e fu oggetto di sequestro preventivo d’urgenza nel maggio dello scorso anno da parte della Procura della Repubblica presso il Tribunale Penale della Città del Foro (Sostituto Procuratore delegato che si è occupato della vicenda, il dott. Nicola Camerlingo). Il provvedimento di sequestro allora fu eseguito dalla Guardia Costiera di Mondragone con il supporto del Reparto di Castel Volturno e del Gruppo Investigativo presso la Direzione Marittima di Napoli, ritenendo che la zona interessata si inseriva in un più ampio piano di contrasto alle occupazioni abusive, agli illeciti edilizi e alle violazioni del vincolo paesaggistico insistenti sul demanio.
