Netturbino spara al collega che l’aveva chiamato “pecora”. L’accusa di tentato omicidio e l’interrogatorio con il giudice
6 Luglio 2026 - 15:58
MADDALONI – Come raccontato nei giorni scorsi, a Maddaloni, un netturbino di 38 anni è finito agli arresti domiciliari per un agguato a colpi di pistola. Raffaele Mandato, figlio di Giuseppe, detto “Peppe ’o Serpente”, difeso dall’avvocato Ferdinando Letizia, ha scelto di non rispondere alle domande del giudice durante l’udienza di convalida.
La vicenda risale al 4 aprile scorso, quando Domenico Cuono Buonavolontà, 34 anni, venne raggiunto da due proiettili in via Feudio. Un colpo lo ferì a un braccio, costringendolo a un intervento chirurgico per rimuovere il pallino e curare una frattura. La prognosi fu di 30 giorni.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, tutto avrebbe avuto origine nella mattinata del 2 aprile, due giorni prima del ferimento. Intorno alle 5, la vittima, un 32enne di Acerra, si trovava a bordo della Ford Fiesta della compagna insieme a lei e al fratello della donna quando l’ auto rimase improvvisamente senza carburante. Mentre la donna si recava in un vicino panificio per acquistare la colazione, il compagno e il fratello di quest’ultimo raggiungevano a piedi una vicina stazione di servizio IP. Qui avrebbero chiesto un passaggio ad alcuni operatori ecologici per percorrere i circa 150-200 metri che li separavano dall’auto in panne.
Proprio in quel momento, secondo quanto riferito dal fratello della vittima, sarebbe scoppiata una discussione. Gli operatori ecologici avrebbero iniziato a deriderli, apostrofandoli con il termine “pecore”. Dalle parole si sarebbe passati rapidamente alle mani, dando vita a una violenta rissa. Per gli investigatori, quell’episodio rappresenta il movente dell’agguato avvenuto due giorni dopo. Alle 5 del mattino del 4 aprile, in via Feudo, il 32enne, uscito di casa per raggiungere una farmacia di turno, sarebbe stato raggiunto da alcuni colpi d’ arma da fuoco, rimanendo ferito.
