OSPEDALE CIVILE. Caos dentro ed attorno alle nuove otto sale operatorie. I dipendenti: “mancano dispositivi importanti e senza formazione noi rischiamo”

7 Luglio 2026 - 12:49

All’interno tutti i dettagli

CASERTA (g.g) – Incartati. E questa è la prima parola che riassume ciò che sta accadendo in questi giorni nell’ospedale civile di Caserta, in una connessione molto, ma molto complicata tra le strutture della cosiddetta piastra, un’area operatoria imponente, formata da sette sale dedicate agli interventi chirurgici di elezione e di urgenza, che diventano otto con quella dedicata esclusivamente alla chirurgia robotica in urologia.
Incartati, ma non preoccupati. Perché questa figura ectoplasmatica, quasi invisibile (della serie: c’è o non c’è), costituita dal direttore generale Gennaro Volpe, non si mostra granché attivo, né stressato, al punto che in questi giorni ha salutato baracche e burattini e si è messo in ferie. Tornerà lunedì prossimo, 13 luglio.
A pigliare, come si suol dire, le “palate” è rimasta la direttrice amministrativa Chiara De Biase, di cui questo giornale si è già occupato.
Poco più di un mese fa la nuova piastra, su cui bisogna dargliene atto, così come abbiamo dato atto di tutti i clamorosi errori che ha compiuto, all’ex direttore generale Gaetano Gubitosa, oggi al vertice dell’Asl Napoli 1, è stata aperta. E già questa non è stata una grandissima idea perché, in un contesto molto delicato e condizionato ancora da carenze di personale e da conflitti tra personale e azienda, legati a molte discriminazioni che vengono compiute soprattutto ai danni degli addetti del cosiddetto comparto sanitario (infermieri, OSS, ostetriche, tecnici di radiografia, analisti), aprire in estate, nel meccanismo già avviato delle ferie, non ha fatto che rendere ancora più complicato un approccio già di per sé difficile, proprio per i problemi a monte da noi appena accennati.
Per di più questa apertura frettolosa è stata realizzata senza una formazione sulle nuove apparecchiature, sulle nuove tecnologie che connotano il funzionamento della nuova piastra operatoria. Zero programmazione, zero organizzazione a monte, normali difficoltà nelle strutture fisiche del manufatto. Da qualche giorno sta accadendo un fatto piuttosto pericoloso: i dipendenti stanno utilizzando dispositivi e sistemi non completamente conosciuti, facendo affidamento esclusivamente sull’improvvisazione o sull’apprendimento estemporaneo. Un fatto questo che, oltre a creare un rischio per i pazienti, espone il personale sanitario a un suo peculiare rischio di compiere errori che poi possono diventare oggetto di contestazioni giudiziarie.
Insomma la solita cosa improvvisata, raffazzonata, che racconta della ugualmente solita “pazziella messa in mano ai criaturi”, frutto delle scelte che la Regione fa di pseudo manager nominati non per meritocrazia, non per competenze specifiche nella gestione di grandi sistemi di erogazione di fondamentali servizi pubblici, ma in base all’appartenenza e alle simpatie politiche.
Dilettanti allo sbaraglio che giocano con investimenti di centinaia e centinaia di milioni di euro. Alla fine chi ne paga le conseguenze sono i dipendenti, soprattutto quelli del comparto sanitario e, naturalmente, i pazienti.
Naturalmente c’è una grande attenzione per capire come si evolveranno le cose in questi giorni e in queste settimane. La materia è delicatissima, visto che il normale, comprensibile e doveroso malcontento degli infermieri, degli OSS ecc. costituisce una posizione che va comunque connessa all’assoluta strategicità, all’assoluta primarietà di questi servizi, dell’erogazione delle prestazioni di elezione e di urgenza nelle sale operatorie.
Ecco perché occorrerebbe, nell’Azienda Ospedaliera Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta, una guida avveduta, saggia, soprattutto presente sia da un punto di vista fisico che dal punto di vista della concentrazione mentale, come si suol dire, ancora, nella capacità “di stare costantemente sul pezzo”. Quello Volpe si mette in ferie e, naturalmente, il caos regna sovrano perché poi non si capisce per quale motivo si verifichi una strana erogazione della potestà tra le altre due figure della direzione strategica, con una direttrice amministrativa delegata in maniera bizzarra ad occuparsi pesantemente di questioni sanitarie, come se il direttore sanitario Giordano, un altro sconosciuto visto che siamo stati costretti a consultare profondamente l’oracolo di Google per capire di chi si trattasse, fosse ridotto al ruolo di comparsa, e neppure a quello.
I dipendenti, che sono molto più responsabili di chi, sulla carta, li dovrebbe dirigere, stanno operando tra mille difficoltà e si sono limitati a scrivere una lettera molto accorata, molto seria, che, se i dirigenti fossero realmente, ripetiamo, sul pezzo, utilizzerebbero come strumento per la risoluzione dei problemi, dato che questi vengono messi nero su bianco da chi nell’ospedale ci lavora da decenni.
L’esordio della lettera è chiarissimo: “Nonostante la struttura sia stata dichiarata pronta e operativa, la realtà riscontrata durante la prima giornata di utilizzo ha evidenziato numerose problematiche che hanno generato disagi, rallentamenti e situazioni di potenziale rischio sia per i pazienti sia per gli operatori sanitari.”
L’elenco delle carenze lamentate dal personale è allarmante, al limite dell’inquietante: assenza di componenti essenziali dei letti operatori necessari per il corretto posizionamento dei pazienti durante specifiche procedure chirurgiche; materiale sanitario e dispositivi non ancora adeguatamente collocati, identificati e organizzati all’interno dei depositi e dei magazzini (ad esempio le garzine arrivano da un altro immobile distante cento metri dalla piastra operatoria, n.d.d.); difficoltà nella preparazione delle sale operatorie a causa della mancata definizione logistica degli spazi e della collocazione dei materiali; presenza di tecnologie, apparecchiature e sistemi di lavoro significativamente diversi e più complessi rispetto a quelli precedentemente utilizzati, senza che il personale sia stato preventivamente formato; assenza di un programma formativo strutturato e completato prima dell’avvio delle attività assistenziali; organizzazione di sessioni formative nella stessa giornata di inizio attività, quando il Blocco Operatorio era già pienamente operativo e potenzialmente esposto alla gestione di urgenze ed emergenze; mancanza di procedure operative scritte e condivise riguardanti il funzionamento del sistema di passa-pazienti, i percorsi pulito/sporco e altri aspetti organizzativi fondamentali per la sicurezza del percorso chirurgico.
La nota del personale entra nel dettaglio di alcuni aspetti organizzativi che non sarebbero stati assolutamente curati. Una narrazione che potrete leggere nella sua versione integrale in calce a questo articolo, dove pubblichiamo la versione originale della presa di posizione dei componenti del comparto sanitario.
Pieno appoggio all’iniziativa e alle denunce dei dipendenti è stato espresso dalla segretaria provinciale del sindacato Nursing Up, Rosa Nuzzo, che ha espresso la sua posizione in una nota spedita al direttore generale lo scorso 11 giugno e a cui, irresponsabilmente, né Gennaro Volpe né altri componenti della direzione strategica hanno risposto, come se occuparsi di problemi cruciali come quello del funzionamento di otto nuove sale operatorie rappresentasse una scocciatura.
Rosa Nuzzo, nella sua lettera, il cui testo integrale pubblichiamo sempre in calce all’articolo, sotto alla presa di posizione del personale, ha lamentato l’assoluta carenza di programmazione rispetto ad un appuntamento fondamentale per il presente e il futuro dell’ospedale civile di Caserta. Un lassismo che mette a repentaglio gli standard di sicurezza sia riguardanti i pazienti sia riguardanti il personale dipendente.