OSPEDALE DI CASERTA. La partitocrazia e i sindacati della pagnotta rilanciano la caccia a Rosa Nuzzo di Nursing Up. Lettera intimidatoria ai capisala (e non solo) firmata dai direttori Chiara Di Biase e Vincenzo Giordano

30 Marzo 2026 - 18:11

L’ospedale di Caserta si dibatte tra difficoltà pesantissime, con problemi irrisolti da tempo immemorabile, a partire da quello del pronto soccorso che mette spesso in ginocchio anche l’emergenza del 118, e questi spediscono lettere per epurare la storica rappresentante sindacale anche dagli spazi consentiti, mettendo cronicamente in dubbio l’esistenza delle referenze che la direttrice amministrativa potrebbe controllare spostandosi di venti metri dalla sua scrivania

CASERTA (Gianluigi Guarino) “Ma papà non ti ha detto niente?”. Parafrasando questa antica battuta-proverbio, attraverso cui negli anni andati e ormai remoti si faceva riferimento ad un momento in cui una donna, una ragazza appena sposata acquisiva le informazioni sulle dinamiche, che a quel punto assurgevano al rango di doveri coniugali, da una mamma che le passava in pratica il testimone di moglie, potremmo dire un po’ scherzosamente, concedendoci la licenza di una satira connaturata storicamente alla libertà di stampa e finanche di espressione, che nel caso della direttrice amministrativa dell’azienda ospedaliera Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta sia stata non una mamma, bensì un papà, a non informarla su quella che è la realtà di questa provincia per quanto riguarda soprattutto ciò che attiene alle cose della governance dell’ospedale civile.

Il “papà” è Gaetano Gubitosa, già direttore generale della citata azienda ospedaliera casertana e oggi grazie al meccanismo della immeritocrazia targata De Luca (della serie, basta l’obbedienza per scalare ogni cima) è direttore dell’asl Napoli 1. La figlia putativa, la figlia professionale è invece Chiara Di Biase che quando Gubitosa stava qui, operava nell’ufficio legale e in qualche occasione è stata anche ospite di CasertaCe.

Probabilmente la Di Biase si limitava a fare il suo, senza guardare fuori dalla sua stanza, senza guardare ciò che si diceva e si scriveva intorno ai fatti dell’ospedale, e nonostante questo giornale si occupasse dei problemi gravi che attanagliano l’ospedale massimo di questa provincia, lei, conseguentemente, non ci leggeva.

Quando Gubitosa è andato via, il nuovo direttore generale Gennaro Volpe, appartenente sempre a quella filiera di fedelissimi di De Luca non autorizzati ad avere un pensiero e a esprimere un concetto diverso da quello del loro “creatore” – pena la frustrazione di ogni obiettivo e di ogni speranza di carriera – ha fatto tornare la Di Biase a Caserta come se questa fosse un portato, una traccia del Gubitosa, un’orma indelebile, un occhio stabilmente posto da quest’ultimo nei processi interni di gestione del potere.

Se l’ex dg Gubitosa si scorda d’informare la direttrice Chiara Di Biase

Però, ritornando all’incipit di questo articolo, il suo papà professionale non le ha detto niente; non le ha detto che solo apparentemente Caserta è un luogo facile da molti punti di vista perché non c’è una stampa che si pone il problema della qualità dei servizi erogati alla persona, al paziente, al contribuente che tira fuori danari con la pala per pagare le tasse e che si vede contraccambiato da servizi vergognosi come ad esempio quello del pronto soccorso condizionato da pesanti carenze di personale e da meccanismi organizzativi a dir poco discutibili che pagano dazio ad una impostazione generale della sanità campana, preistorica, in cui i servizi intermedi di assistenza territoriale (vedi guardie mediche) servono solamente a buttar via quattrini e a promuovere clientele politiche, visto e considerato che chiunque, anche con un semplice raffreddore, corre al pronto soccorso che poi litiga con il 118 con la conseguenza gravissima di mettere in pericolo la vita di centinaia e centinaia di persone, sprovviste di assistenza, in una condizione che noi di CasertaCe, senza paura, considerammo tanto grave da confezionare un titolo provocatorio ma che allo stesso tempo ritenevamo giusto, equo, in cui chiamammo “Assassini” l’allora governatore Vincenzo De Luca, l’allora direttore generale dell’intero dipartimento campano della sanità, l’indagato Antonio Postiglione.

Ed ecco dunque cosa significa quella apparente facilità di svolgere la funzione di dirigente nei corpaccioni della sanità casertana: tutto facile, nessun organo di informazione scrive “olà”, tranne uno, che però stando ai risultati ottenuti in questi ultimi anni, stando alla condizione vissuta oggi dai vari Carlo Marino, Giorgio Magliocca, Giovanni Zannini, Francesco Bottino e di altri che si avviano ad affiancarli, vale per 10.

ASL e ospedale al disastro, tutti zitti… tranne in due

Insomma, tutti zitti sul disastro della sanità casertana, tranne noi e tranne un sindacato del comparto sanitario, il Nursid Up, con cui da più di vent’anni siamo alleati solo e solamente perché lo consideriamo l’unico sindacato a nutrire ogni sua attività dell’obiettivo di realizzare il bene comune di tutti i suoi iscritti, così come ha dimostrato l’oramai arcinota vicenda del riconoscimento, dopo anni di battaglie legali, dei festivi infrasettimanali ex art.9 del contratto nazionale del comparto sanitario, rispetto ai quali la segretaria provinciale di Nursing Up Rosa Nuzzo è arrivata leoninamente fino alla Corte di Cassazione (questa è storia!) per veder riconosciuto il maltolto a tutto il personale del comparto, a quello iscritto al Nursing Up ma solo perché sono stati gli unici ad aver fatto ricorso all’autorità giudiziaria.

Perché la Nuzzo non è attaccabile: una scelta missionaria

Ora, non ci è riuscito la buonanima di Gigino Annunziata da Terzigno; non ci è riuscito Francesco Bottino, che una mattina la guardia di finanza “si andò a prendere a casa”, con l’elicottero che sorvolava gli uffici dell’ospedale di Caserta. Non c’è riuscito Mario Ferrante che alla fine ha dovuto riconoscere la qualità e il disinteresse che connotava l’attività di Nursing Up. Non c’è riuscito il padre putativo professionale della Di Biase, cioè il già citato Gaetano Gubitosa, ora ci tenta la sua protesi professionale, con una lettera che francamente abbiamo dovuto leggere due o tre volte per capire.

Al di là della prosa malmessa e rivedibile, dell’avvocato Di Biase, è difficile comprendere quale sia la linea di continuità concettuale di tutti i passaggi.

Premettiamo che la segretaria provinciale Rosa Nuzzo, che nel sindacato Nursing Up è considerata una colonna anche dai livelli regionali e nazionali, essendo stata una delle pioniere della costituzione e dell’affermazione di questa sigla autonoma, è andata in pensione da circa un anno. Ora, non è che uno va in pensione e dunque perde la titolarità a rappresentare la sua categoria. Non la perde, per fatto tecnico-giuridico, a maggior ragione non la perde quando tutti i suoi iscritti, il 48% in pratica la maggioranza degli operatori del comparto sanitario in servizio presso l’ospedale di Caserta, e che ha ottenuto circa il 40% dei voti alle ultime elezioni per le RSU surclassando tutte le altre sigle, continuano a sostenerla e a volerla fortissimamente a capo di questa organizzazione, a rappresentare i loro interessi di lavoratori e lavoratrici, che la Nuzzo non ha mai sotteso ai propri di interessi, sempre tesi a soddisfare (i fatti della sua vita parlano chiarissimo) quelli della sua comunità degli iscritti.

Una lettera, irrispettosa, dispettosa, ma soprattutto una lettera giuridicamente scombiccherata, così come abbiamo già scritto prima quando abbiamo denunciato la difficoltà di un filo logico che non c’è in questa missiva, spedita a tutti i capisala, che non siamo riusciti a cogliere.

Un attacco personale alla Nuzzo dalla direzione, distratta sui sindacalisti che in servizio vanno a caccia di tessere

Andiamo per ordine: sicuramente, qualcuno è andato a fare la spia tra quei cislini o uillini, scortati da un paio di UFO di Confintesa, sindacato uscito dall’uovo di Pasqua e tra l’altro non firmatario del contratto nazionale, che girano in camice durante l’orario di servizio, “a far tessere”, a raccattare iscrizioni, a sputare veleno sul Nursing Up, in orari ripetiamo di servizio in cui è totalmente vietato svolgere questa attività del genere. Una spionaggio costruito sulla delegittimazione, sul racconto artefatto di situazioni non vere, su balle autentiche.

Perché, è sempre la solita storia che si ripete da vent’anni: questa donna che ha votato tutta la sua vita al sindacato dà fastidio, perché non accetta di sedersi alla tavola delle spartizioni, alla tavola del “volemose bene”, dell’io faccio assumere mia moglie, mia figlia, mio fratello da qualche parte, e tu fai la stessa cosa da qualche altra parte. L’importante è che tutti diciamo la stessa cosa davanti alla dirigenza, confermando così – questo lo aggiungiamo noi come chiosa – quell’alleanza tra sindacatocarzia e partitocrazia che nella consociazione, dell’orgia degli interessi che si vanno a comporre, svolgono, attraverso le dirigenze delle Asl e delle aziende ospedaliere, una funzione non finalizzata al bene comune di chi ad un sindacato è iscritto, bensì agli interessi familiari e familistici di chi questi sindacati dirige e di chi rappresenta la politica e la partitocrazia nelle stanze dei dirigenti.

L’imprevisto e improvviso Super Ego della Di Biase (e di Giordano)

E allora, non c’è riuscito Bottino, non c’è riuscito Annunziata, non c’è riuscito Gubitosa, quindi, Chiara Di Biase, supportata e coadiuvata anche dal direttore sanitario Vincenzo Giordano, avrà pensato percorsa da una botta secca di autostima: “Ora che mi sento forte, cricca e tosta le faccio vedere io alla Nuzzo se, una volta e per tutte, la finisce di fare la guastafeste e si toglie dalle scatole”.

Primo concetto espresso nella lettera: rivolgendosi ai capisala, Chiara Di Biase e Vincenzo Giordano, scrivono che, essendo arrivata una segnalazione, devono riferire se è (sic!) e con quale frequenza la Nuzzo circola nei loro uffici.

La domanda dei due dirigenti dell’ospedale è in realtà un’ipofora. Non è, cioè, una vera domanda, in quanto sembra contenere già la risposta e sfocia conseguentemente in un monito: “(gli uffici) per natura devono restare protetti da interferenze esterne non funzionali all’assistenza”. Il resto è caos, e quindi cari lettori sbragatevela voi. Vi abbiamo fotografato la lettera, il cui testo integrale potrete leggere in calce a questo articolo.

La Di Biase e Giordano parlano di “zone sensibili” comunque interne ai reparti, di contiguità fisica delle stesse; parla di requisiti attinenti alla prevenzione sanitaria e addirittura l’amministrativo e il sanitario fanno balenare, in maniera un po’, anzi un bel po’ cervellotica, l’ipotesi che la Nuzzo possa finanche interferire nei processi organizzativi nei reparti attinenti direttamente all’assistenza ai malati.

L’epilogo è caotico, ci perdonino i dottori Di Biase e Giordano, ma non si capisce un tubo.

Il finale timbra infatti la contraddizione con la farraginosa narrazione di inizio lettera. La direttrice amministrativa e il direttore sanitario chiedono al GRU che sta per Gestione Risorse Umane, come se questo fosse un posto di blocco dei carabinieri, della polizia, della guardia di finanza, di comunicare se la Nuzzo possegga i requisiti, se disponga di formale accreditamento e di specifica autorizzazione.

Ma il passaggio sul GRU non può non essere una provocazione. Perché, se così non fosse, e beh, ne abbiamo raccontate di dirigenti inadeguati ma qua saremmo ad una sorta di quintessenza. La gestione risorse umane, o ufficio del personale che dir si voglia, è parte integrante, è parte fisica della direzione amministrativa. Basta muovere un passo, fare venti metri da una stanza all’altra e questi requisiti la Di Biase li può verificare tranquillamente.

La Nuzzo è uno degli esponenti di Nursing Up più stimati d’Italia. Deve essere per forza una provocazione, perché non è possibile che la Di Biase e Giordano, non sappiano che una sindacalista della sua esperienza non potrebbe mai muoversi senza una formale lettera di accreditamento della sua sigla. Ed eccola qua la lettera, che poi vi andiamo a pubblicare integralmente, anche questa in calce all’articolo.

I requisiti della Nuzzo in una lettera che la accredita più di un ambasciatore

Nella direzione amministrativa quella lettera è ampiamente disponibile. La Di Biase la può consultare in ogni momento. E’ datata 16 novembre 2024. Risale ai giorni in cui la segretaria provinciale di Nursing Up si apprestava ad andare in pensione. Reca la firma del presidente nazionale della sigla, Antonio De Palma, e così si può sintetizzare attraverso la citazione del suo passo più significativo: “si comunica, ai sensi dell’art.7 comma 2 lett. d, dello statuto sociale (di Nursing Up ndd), che, per le esigenze del sindacato dell’AORN di Caserta, Rosa Nuzzo è dirigente sindacale delegato del coordinamento per il proselito. Si comunica inoltre che ai sensi dell’art. 3 comma 1, lett. c del contratto collettivo nazionale quadro e ai sensi dell’art.9 lett. b del contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto sanitario del 2 novembre 2022 che la dottoressa Rosa Nuzzo è accreditata a ricoprire l’incarico di dirigente sindacale allo scopo di partecipare alla contrattazione, collettiva, integrativa presso l’azienda in indirizzo, ai sensi e per gli effetti dell’art. 3 comma 1 lett. c; nonché delle altre prerogative sindacali di cui all’accordo medesimo presso l’azienda in indirizzo. Pertanto, alla stessa competono le tutele previste dalle vigenti disposizioni di legge contrattuali”.

Ricapitoliamo: proselito, contrattazione collettiva e integrativa, prerogative e tutele. Per cui, la Nuzzo, ovviamente senza invadere gli spazi dedicati all’attività di assistenza dei malati (e non lo fa mai) può su richiesta dei suoi iscritti, entrare in ospedale e nei citati reparti, in aree limitate e delimitate.

Francamente, alla luce della chiarezza incontestabile di queste referenze ufficialmente comunicate dal presidente nazionale di Nursing Up alla direzione dell’azienda ospedaliera di Caserta Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta, questa lettera della Di Biase e di Giordano se non sfocia in un trattamento anti sindacale, poco ci manca. E’ stata spedita a cinquanta capisala e probabilmente integra anche le condizioni per infliggere un danno di immagine alla Nuzzo.

Vanno perdonati Vincenzo Giordano, ma soprattutto Chiara Di Biase. D’altronde, lei è una seguace, è una vestale di colui che è diventato un dio in terra. Dal rango di sottoufficiale della guardia di finanza, dalle partite a carte davanti al bar di Montemiletto, alla guida della direzione generale dell’Asl più grande d’Europa, cioè la Napoli 1.

Dunque, anche questa lettera, a pensarci bene, ci sta, considerando che i processi premiali della sanità campana attengono a discriminanti lontani – a nostro avviso e in base ad argomentazioni più volte esposte con modalità minuziose – mille miglia dalla meritocrazia e delle alte competenze professionali. Sempre fermo restando la rispettabilità personale di Gubitosa, della Di Biase, di Giordano che non va assolutamente messa in discussione.

LA LETTERA FIRMATA DA DI BIASE-GIORDANO

LA LETTERA DEL PRESIDENTE DI NURSING UP