Posti comprati nell’Arma dei Carabinieri: più di 500 testimonianze che raccontano un sistema radicato in provincia di CASERTA

14 Novembre 2025 - 18:58

508, per la precisione, arrivati alla nostra pagina Facebook. Li abbiamo raccolti per raccontare da un altro punto di vista il fenomeno. Andremo avanti, pezzo dopo pezzo, nome dopo nome, fino a quando sarà possibile ricostruire tutti i passaggi di questa vicenda. Chi vuole, può continuare a scriverci: ogni testimonianza, ogni dettaglio, ogni indizio può essere fondamentale

CASERTA – L’inchiesta che abbiamo pubblicato nei giorni scorsi — relativa al presunto circuito di mediatori, psicologi compiacenti e figure di raccordo capaci, secondo segnalazioni arrivate in redazione, di “pilotare” l’accesso nei Carabinieri dietro pagamento di somme importanti — ha scoperchiato un vaso che molti, in provincia di Caserta, conoscono da anni ma che pochi hanno il coraggio di raccontare.

La reazione dei lettori è stata immediata e travolgente: decine e decine, anzi centinaia, di testimonianze dirette, nomi, dettagli, ricordi di concorsi “già decisi”, esclusioni incomprensibili e giovani meritevoli scartati per motivazioni che definire assurde è un eufemismo.
Un quadro che, messo insieme, compone un mosaico che va molto oltre la singola voce isolata. Un sistema. Un metodo. Una pratica che — a detta dei cittadini — va avanti da decenni.

«Entrano solo i figli di papà». Il grido dei giovani scartati

La prima testimonianza arrivata dopo la pubblicazione dell’articolo è un pugno nello stomaco:

«È una realtà che regna da anni. Solo i figli di papà, quelli che si possono permettere di cacciare i soldi, entrano. Bravi ragazzi che si fanno un mazzo così vengono scartati per motivazioni inutili. E la cosa più bella? I genitori si vantano pure: “Mio figlio è carabiniere… ha fatto sacrifici”. Certo: pagando cifre incommentabili. Tutti sanno, ma nessuno parla. I corrotti sono all’interno.»

Non una frase di rabbia estemporanea, ma un sentimento diffuso.

Lo dimostra la storia assurda di un ragazzo con profilo impeccabile:

«Laureato con 110 e lode, bagnino, volontario della Croce Rossa, protezione civile, animatore in un villaggio del Salento. Fa il concorso nei carabinieri e lo psicologo lo boccia: “Non socializza con gli altri”. Ma vi rendete conto?»

Professionisti dell’Arma scartati con motivazioni grottesche

Non parlano solo giovani alla prima esperienza. Parlano anche uomini che hanno servito lo Stato.

«Io ero nella Folgore. Missione all’estero. Assaltatore. Comandante di squadra. Corso da tiratore scelto. Mi hanno scartato alle visite mediche. Profonda delusione»

O ancora:

«Quattro anni di militare, due missioni all’estero. Mi scartarono perché nel disegno della figura umana non avevo fatto la linea di terra. Intanto un mio amico, che non sapeva nemmeno cambiare una lampadina, è entrato. È sempre stato così.»

Storie che, prese singolarmente, possono sembrare casi isolati. Ma se decine di persone raccontano dinamiche identiche, sorge spontanea una domanda: quanto è ampio questo fenomeno?

«Non chiamiamoli più concorsi. Sono aste».

Fra i commenti più frequenti, la parola “aste”.

«Sembra sempre una novità… La provincia di Caserta ha il più alto tasso di assunzioni. Basta vedere i nomi e i paesi: interi nuclei familiari nelle forze dell’ordine. Non chiamiamoli concorsi: sono aste.»

C’è chi conferma di aver ricevuto offerte esplicite:

«Per far entrare mio figlio qualcuno mi disse che era possibile “pregare il santo”. Non ha voluto sapere chi fosse. Ha provato, è andata male, ma non abbiamo pagato nessuno. Siamo felici così. Speriamo che un giorno i posti comprati verranno presi da ragazzi perbene, senza santi in paradiso ma con tanta dignità.»

La frattura sociale: chi può permetterselo entra, chi studia resta fuori

Il tema del “costo” è quello che torna più frequentemente.

C’è chi parla di 30, 40, 50 mila euro, chi racconta di “intermediari”, chi di “psicologi compiacenti”, chi di “giri che arrivano fino a Roma”. Dinamiche che già abbiamo descritto nella prima parte dell’inchiesta (CLICCA QUI).

Ma soprattutto c’è la frustrazione di chi ci ha provato più volte:

«Ho studiato ore e ore per i quiz. Superavo sempre i test. Poi dallo psicologo iniziavano l’interrogatorio di terzo grado. Mentre chi era raccomandato stava dentro dieci minuti e usciva col sorriso. Ora faccio il muratore perché non avevo santi in paradiso.»

La domanda che resta sospesa: perché nessuno ha mai indagato seriamente?

Il numero di testimonianze, la convergenza dei racconti, la coincidenza dei dettagli costruiscono un quadro inquietante: un sistema che in molti conoscono, di cui tutti parlano sottovoce, ma che nessuno — finora — ha voluto scoperchiare davvero.

Eppure parliamo dell’Arma dei Carabinieri.
Di un’istituzione che dovrebbe essere impermeabile a ogni forma di manipolazione esterna.
Di posti che dovrebbero essere assegnati solo a chi ha merito, equilibrio, capacità.

Abbiamo raccolto le testimonianze, abbiamo verificato, abbiamo iniziato a tracciare i contorni di un sistema che — se confermato — rappresenta una delle pagine più buie delle istituzioni del territorio.

Andremo avanti, pezzo dopo pezzo, nome dopo nome, fino a quando sarà possibile ricostruire tutti i passaggi di questa vicenda. Chi vuole, può continuare a scriverci: ogni testimonianza, ogni dettaglio, ogni indizio può essere fondamentale.