REGGIA DI CARDITELLO. La gestione Cangiano-Roma-Cirielli ha fatto già una montagna di debiti. Ecco la relazione dei Revisori dei Conti che parlano addirittura di chiudere i battenti della Fondazione

13 Gennaio 2026 - 12:50

Mentre il presidente festeggia i 12 milioni di euro ufficialmente assegnati dal Ministero e annunciati da Casertace qualche mese fa, non a caso con grande preoccupazione, è stata revocata la gara già definita per il servizio di guardiania non armata. Ciò perché, incredibile ma vero, nel 2026 si va verso il mezzo milione di euro di passivo di bilancio. Bollate dall’organismo di controllo le spese lievitate e fuori misura per sorveglianza e personale

SAN TAMMARO “Un importante finanziamento – afferma Maurizio Maddaloni, presidente della Fondazione Real Sito di Carditello – ci consentirà di mitigare i rischi sismici e adeguarci ai continui cambiamenti climatici, tutelando nel tempo la Reggia borbonica e garantendo la completa fruizione ai visitatori. Un intervento che conferma, ancora una volta, lo status di Carditello e la credibilità acquisita grazie alle numerose azioni di valorizzazione strategica intraprese dalla nostra governance e alla capacità di attrarre notevoli risorse. Sono lontani, ormai, gli anni del malaffare e del degrado: le nostre attenzioni sono costantemente rivolte a recuperare il patrimonio edilizio, che abbiamo ereditato in condizioni di pericolo per la sicurezza e per la sua stessa conservazione. Carditello è il paradigma di un territorio e di una popolazione che ha definitivamente alzato la testa”.

Ci troviamo di fronte a una dicotomia: da un lato l’annuncio di un importante finanziamento pubblico per la messa in sicurezza e la valorizzazione della Reggia borbonica di Carditello, dall’altro una gestione ordinaria che continua a mostrare forti criticità economico-finanziarie. È questo il quadro che emerge incrociando le dichiarazioni del presidente della Fondazione Real Sito di Carditello, Maurizio Maddaloni, con gli atti ufficiali pubblicati all’albo pretorio, che Casertace ha cominciato a consultare con frequenza.

Nei giorni scorsi Maddaloni ha salutato con entusiasmo l’avvio del Grande Progetto “Carditello”, finanziato dal Ministero della Cultura con un importo complessivo pari a 12.458.491,86 euro, nell’ambito del Programma Nazionale Cultura 2021-2027 – Azione 2.4.1, dedicato alla sicurezza sismica dei luoghi della cultura e all’adattamento ai cambiamenti climatici. Le risorse serviranno per interventi di restauro, consolidamento strutturale, recupero paesaggistico e ambientale, con l’obiettivo di garantire la piena fruizione del complesso monumentale.

Tuttavia, dietro la prospettiva dei grandi investimenti, la gestione quotidiana della Fondazione racconta una realtà ben diversa. Con la Determina n. 2 del 9 gennaio 2026 (PUBBLICATA INTEGRALMENTE IN CALCE), la Fondazione Real Sito di Carditello ha infatti disposto la revoca della procedura di gara aperta per l’affidamento del servizio di vigilanza non armata del complesso monumentale, gara già arrivata alla proposta di aggiudicazione in favore della società Securpol Spa di Bitonto.

La procedura, indetta tramite la Centrale Unica di Committenza Agrorinasce, prevedeva un affidamento della durata di 30 mesi ed era stata svolta secondo il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa. La revoca non è legata a vizi procedurali, ma a sopravvenute difficoltà finanziarie, come chiaramente esplicitato nella determina.

A motivare il provvedimento sono le gravi criticità economiche evidenziate dal Collegio dei Revisori dei Conti. Nelle relazioni al bilancio consuntivo 2024 e nei successivi verbali, i revisori hanno segnalato l’incapacità della Fondazione di far fronte alle spese ricorrenti con i ricavi ordinari, aggravata dall’incertezza sul contributo straordinario del MIC (circa 370 mila euro annui) e dall’aumento dei costi di vigilanza e del personale.

Secondo le stime, il preconsuntivo 2025 evidenzierebbe una perdita di circa 300 mila euro, mentre per il 2026 la perdita prevista salirebbe a circa 500 mila euro, in assenza di interventi strutturali da parte dei soci.

Alla luce di questo quadro, la Fondazione ha ritenuto legittimo procedere alla revoca della gara, richiamando l’articolo 21-quinquies della legge 241/1990 e una consolidata giurisprudenza amministrativa che consente il ritiro degli atti di gara in presenza di sopravvenute difficoltà finanziarie e perdita della copertura economica, anche dopo l’aggiudicazione, purché prima della stipula del contratto.

Va detto che siamo di fronte a una gestione fortemente connotata da Fratelli d’Italia, che – tramite un decreto dell’allora ministro Sangiuliano – ha nominato Luigi Roma quale proprio rappresentante del MiC. Successivamente, Roma si è candidato alle elezioni regionali con il partito di Giorgia Meloni, sostenuto dal presidente provinciale Gimmi Cangiano e dal candidato governatore Edmondo Cirielli, ai quali deve la propria nomina.

Il paradosso, dunque, è evidente: mentre Carditello si prepara ad accogliere oltre 12 milioni di euro per grandi opere strutturali, la Fondazione che lo gestisce fatica a sostenere i costi essenziali per garantire servizi fondamentali come la vigilanza.

Si può comprendere che Cicero pro domo suae rivendichi un controllo attento, ma la gestione ordinaria della fondazione restituisce un quadro ben diverso da quello dipinto da Maddaloni: un quadro, piuttosto, dalle tinte fosche.