S.MARIA C.V. Francesco Petrella con cortesia: “Nessun incarico da mia moglie”. E noi di Casertace con cortesia diciamo la nostra

LO SCRITTO DI FRANCESCO PETRELLA: “Ci risiamo! È opportuno chiarire alcune notizie. Nell’articolo pubblicato nella giornata 18/02, da caserta c’è, senza entrare nel merito della vicenda che vede implicata mia moglie e con piena fiducia nella magistratura, ritengo doveroso tutelare la sua immagine nonché la mia. Preciso che con delibera di giunta n. 222 del 14/11/2013 si conferiva incarico all’avv. Petrella Francesco con studio in Caserta. Ebbene è noto, anche all’autore dell’articolo, che a Caserta vi è altro avv . Petrella Francesco. D’altronde è lo stesso sig. Piccirillo che in data 21/11/2013 nella sua pagina di fb chiariva che “ l’incarico legale di cui alla delibera di giunta n. 222 del 14/11/2013 non è stato affidato al marito della responsabile dell’ufficio staff. Trattasi infatti di un caso di omonimia che induce all’errore”. Inoltre, invito a smentirmi, non ho mai ricevuto incarichi professionali dal Comune di Orta di Atella”. 

 

LA REPLICA DI CASERTACE: Gentile avvocato Petrella, intanto la ringrazio per aver mostrato un significativo grado di civiltà accettando di esprimere, con cortesia e franchezza, un suo rilievo che va a correggere un nostro errore, rispetto al quale, però, riteniamo di meritare, e lei da avvocato di capirà, quantomeno le attenuanti generiche.

Abbiamo assunto come citazione l’intervento, fatto in consiglio comunale, da Gianfranco Piccirillo, per gli amici Francesco, mio antico corrispondente a Orta di Atella e depositario di una conoscenza storica granitica sulla politica locale e su tutto il mondo che ha gravitato intorno al suo monarca assoluto, quell’Angelo Brancaccio nella cui area Piccirillo ha militato.

Insomma, abbiamo citato una fonte attendibile.

Non ci siamo accorti, nella nostra ricerca, e per questo ci scusiamo con lei e con sua moglie, che lo stesso Piccirillo aveva corretto ciò che aveva detto in consiglio, una volta preso atto che il beneficiario dell’incarico attribuito dalla dirigente Eugenia Petescia non era lei, avvocato Petrella, marito della suddetta, ma un altro avvocato di Caserta, simmetricamente omonimo come lei ci segnala.

Insomma, coincidenze e circostanze quasi irripetibili, con la moglie dell’avvocato Francesco Petrella che dà effettivamente un incarico all’avvocato Francesco Petrella, che non è suo marito ma un omonimo.

Detto questo, voglio ribadire che il senso della notizia, cioè la menzione della dottoressa tra gli imputati, oggi di nuovo solo indagati, ma destinati a ritornare imputati, nel procedimento su Parco Oliteama.

Una menzione che non può essere semplice e asciutta, come lei sicuramente comprenderà.

L’avvocato Francesco Petrella di S.Maria Capua Vetere è, infatti, un assessore del quinto Comune per popolazione della provincia di Caserta, che per peso specifico e storia vale anche un rango più grande rispetto a quello assegnatogli dall’arida disciplina della demografia.

Non solo: Francesco Petrella è stato fino a poco tempo fa, cioè fino a quando s’è dovuto dimettere dalla carica di consigliere comunale di Santa Maria allo scopo di entrare in giunta, perdendo così anche il requisito per rimanere consigliere provinciale. E allora, non collegare l’identità della dottoressa Eugenia Petescia alla sua sarebbe stato come se i telegiornali in questi giorni avessero detto e scritto che in zona Scandicci erano stati arrestati i signori Tiziano Renzi e sua moglie Laura Bovoli, senza aggiungere altro. Impossibile.

Il titolo normale e anche giusto è il seguente: “Arrestati i genitori dell’ex premier, oggi senatore del Pd, Matteo Renzi“.

Il titolo giusto per questa vicenda è il seguente: “Rischia il processo la moglie dell’assessore comunale di S.Maria C.V. , già consigliere provinciale Francesco Petrella“, con l’accompagnamento del seguente sommario: “I coniugi avevano stretto una forte amicizia con l’allora sindaco e poi consigliere regionale Angelo Brancaccio“.

Vede, avvocato Petrella, se invece di Casertace ci fossimo chiamati “Il Fatto Quotidiano”, ma anche “La Repubblica”, il sommario sarebbe stato il seguente: “I coniugi avevano un rapporto diretto con il presunto camorrista Angelo Brancaccio”.

Ma siccome il sottoscritto e questo giornale hanno rispetto per lei e per sua moglie, in quel primo articolo che lei contesta non l’abbiamo scritto.