Sangiuliano sostenuto dal partito e ora Cirielli è agitatissimo. Vuol rimanere a Napoli da consigliere regionale per sorvegliare la sua cassaforte, senza perdere il posto di viceministro

8 Gennaio 2026 - 17:21

Essendo evidente il divario culturale, politico, esistente tra lo scontato e stereotipato Edmondo Cirielli e l’ex ministro dei Beni Culturali, a cui tutto si può imputare e che ha largamente battuto il sentiero della dabbenaggine, quando si è fatto infilare sotto al naso da un paio di furbetti e furbette cirielliani la signora Maria Rosaria Boccia, ma al quale certo non fa difetto la preparazione e anche una vena di onestà materiale e intellettuale che ho potuto verificare quando era il mio direttore nel Roma di Italo Bocchino; essendo poi ugualmente evidente che un Sangiuliano in Consiglio regionale, dove è arrivato forte del sostegno pieno del partito nazionale, l’ex carabiniere – oggi in pensione – teme di perdere il controllo della giostra che ha tenuto in piedi insieme ai vari Iannone, Cangiano, Cerreto che hanno dato al partito della premier Meloni una pessima immagine, soprattutto per l’assenza totale di una ben che minima elaborazione di idee culturali e politiche

CASERTA (g.g.) – Non è vero, e non lo è nel modo più assoluto, che Edmondo Cirielli, candidato governatore del centrodestra, letteralmente umiliato dal voto dello scorso novembre, quando è arrivato a poco meno di 30 punti di distanza – circa 500mila voti – dal suo competitor Roberto Fico, abbia scelto, per il suo immediato futuro, di continuare a ricoprire la carica di deputato di Fratelli d’Italia, in combinazione con quella di viceministro degli Esteri, dimettendosi dunque da quella di consigliere regionale.

La realtà è un’altra. Ed è ben conosciuta da tutti coloro che nel partito della Meloni militano, possedendo un minimo di cognizione delle vicende interne che lo connotano, in un contesto più generale di piccoli e grandi giochi di palazzo. In realtà Edmondo Cirielli vorrebbe conservare il suo seggio di consigliere regionale. La sua preoccupazione consiste nel fatto che potrebbe concretizzarsi la necessità di dover scegliere tra il seggio napoletano e le due poltrone romane – e che poltrone – di viceministro e di deputato. A quanto ci risulta, Cirielli avrebbe chiesto anche un parere al ministro dell’Interno, Piantedosi, sulla possibilità di far convivere la carica di viceministro con quella di consigliere regionale.

Quello che sappiamo noi è il racconto di un Piantedosi imbarazzato, rispetto a quella che è una questione, bega interna riguardante gli equilibri di potere in Fratelli d’Italia.

L’elezione di Gennaro Sangiuliano in Consiglio regionale ha complicato, e non poco, i piani di Cirielli. Quest’ultimo, che non ha mai seriamente operato nel corso di tutto il 2025 per la vittoria della coalizione di centrodestra – la cui causa, come hanno dimostrato in maniera lapalissiana i risultati dell’urna, ha sempre, sotteso, piegato ai propri obiettivi personali e alla sua volontà di controllo assoluto del partito campano – riteneva che Sangiuliano non si sarebbe mai candidato. Quando ciò è avvenuto, ha pensato che il partito nazionale non si sarebbe mobilitato per tutelare la dignità personale e politica dell’ex ministro dei Beni culturali.

Sangiuliano, a 20-25 giorni dalle elezioni, non era messo benissimo e Cirielli aveva recuperato fiducia, pensando che un cattivo risultato dell’ex ministro avrebbe tagliato fuori quest’ultimo dai processi di definizione della classe dirigente di Fratelli d’Italia in Campania, che sarebbero rimasti saldamente nelle sue mani, sia nel caso in cui avesse scelto di rimanere a Napoli a presidiare il campo da consigliere regionale, sia nel caso di dimissioni da questa carica e dunque optando per la doppia poltrona romana, con la sufficiente consapevolezza che non ci sarebbero comunque stati problemi, poiché nessuno degli eletti in Consiglio regionale avrebbe avuto la caratura e il carisma personale e politico per insidiare la sua leadership.

E invece il partito è sceso in campo. Una mossa inaspettata, che ha preso in contropiede Cirielli. Molto attivo, al riguardo, è stato il presidente del Senato Ignazio La Russa, che non è certo uno passato per caso e fugacemente nei sentieri della politica italiana, ma che, dal MSI in poi, ha calcato tutte le scene più importanti, acquisendo una profonda conoscenza dei meccanismi parlamentari e costruendo un proprio peso specifico sia nella sua terra di adozione, la Lombardia, sia nella sua terra di origine, la Sicilia.

Più di una fonte interna ci racconta di telefonate molto serie, mai frettolose, nelle quali La Russa ha esortato diversi esponenti del partito campano, compresi alcuni parlamentari, affinché dessero una mano a Sangiuliano. Risultato: Sangiuliano è stato eletto, arrivando secondo nella lista di Fratelli d’Italia nella circoscrizione di Napoli, subito dietro la consorte di Michele Schiano.

Dunque, è entrato in consiglio con un risultato prestigioso, in quanto arrivare dietro a Ira Fele che ha un consenso sostenuto dal marito deputato e presente sulla piazza di Napoli molto trasversalmente – essendo stato a lungo un uomo di Vincenzo De Luca – ma anche da Cirielli, da Iannone e dai loro amici napoletani, a partire dal condannato Nonno, che ha trascinato con la doppia preferenza la signora Fele, significa che il voto politico, esortato e spinto anche dal partito, è andato a lui.

E non casualmente, perché dietro e dentro alla buona performance di Sangiuliano c’è l’idea di iniettare nelle vene di Fratelli d’Italia della Campania, dei contenuti, dei progetti, delle idee, diciamocela tutta, una presentabilità che Cirielli non è stato mai in grado di sviluppare e di garantire, così come ha dimostrato anche la sua breve campagna elettorale, costellata da luoghi comuni, da slogan stereotipati ed anche da un bel po’ di Chat GPT, dimostratasi in questo caso, molto artificiale e molto poco intelligente.

Cirielli si è ritrovato al suo fianco un Sangiuliano forte di un mandato politico che arriva direttamente da Roma e che richiede di dare spessore all’attività di opposizione al Governo di Roberto Fico.

Ecco perché Cirielli non vuole lasciare la ridotta napoletana, sapendo bene che un’attività full time di Sangiuliano sui territori, e l’assunzione da parte sua della carica di capo dell’opposizione, gli darebbe una valenza e una visibilità diverse.

Sangiuliano, a quel punto avrebbe la strada spianata per attrarre le tantissime persone che Fratelli d’Italia l’hanno votata alle elezioni politiche, ma che ora sono sfiduciati da questo circolo chiuso, asfissiante e politicamente ottuso, formato da Cirielli, dal suo scudiero Iannone – quest’ultimo divenuto addirittura sottosegretario dopo l’exploit su cui ci sarebbe molto da discutere, ottenuto da Gambino alle elezioni europee, e formato anche da una serie di ragazzotti simpatici ma solo di sera davanti ad una bistecca e ad un bicchiere di vino, come Gimmi Cangiano, distintosi fino ad ora per le sue avventure più o meno galanti, o come Marco Cerreto, una sorta di UFO che ci dicono sviluppi un’attività nel settore dell’agricoltura, utile per il nostro territorio, che noi, sarà sicuramente per colpa nostra, non vediamo, non scorgiamo neppure, al punto che ci piace chiedere a Marco Cerreto di rendercene partecipi, al netto della questione bufalina che fa storia a sé.

Questa fascia di elettori, entusiasti di Giorgia Meloni, non è andata a votare il 23-24 novembre per i motivi appena menzionati, delusi come sono totalmente da una modalità che fa di Fratelli d’Italia una sorta di organizzazione tenuta in piedi solo a scopi elettorali e solo per gli interessi di questo cerchio poco magico e molto circense che gira attorno ad Edmondo Cirielli.

Cosa faranno Giorgia Meloni, La Russa, cioè i due dirigenti più importanti del partito in Campania? Certo, non possono impedire a Cirielli di rimanere a fare il consigliere regionale, ma possono dirgli che se uno è impegnato sul territorio non può certo svolgere la funzione di viceministro degli esteri, il che appare un’ovvietà ma non lo è in un contesto in cui la politica declina esclusivamente dinamiche di potere senza alcun riguardo per i contenuti che poi costitusicono un terreno sul quale i Cirielli, gli Iannone, i Cangiano, i Cerreto non sono assolutamente in grado di misurarsi, come noi scriviamo da due anni, come noi sosteniamo veramente da tempi non sospetti.

Prevedere cosa succederà è impossibile. Cirielli ha in testa addirittura di candidare suo figlio alle elezioni politiche. D’altronde se è stato consentito a Schiano, che è deputato, di far eleggere la moglie al consiglio regionale, si può ben comprendere che questo obiettivo di Cirielli non incroci, almeno in linea di principio, il tabù dell’inopportunità.

Questo è il quadro reale. Già più volte, avendo ispirato le nostre previsioni sulle cose di Fratelli d’Italia a principi e concetti logici, o semplicemente della buona creanza politica, ci siamo sbagliati; perché a certi personaggi è stato concesso e consentito veramente di tutto e di più. E allora, stavolta, dopo aver scattato la fotografia, rimaniamo cauti sul vaticinio.