SEQUESTRO AI FONTANA. I guai dopo la morte dell’operaio e non solo. La procura: “cacciare tutti dalle società”
30 Giugno 2026 - 09:55
VILLA LITERNO – Nuova udienza al tribunale Misure di Prevenzione di Santa Maria Capua Vetere sul destino delle società di Giovanni e Michele Fontana. L’impresa più nota, Fontana Service, è stata sequestrata, su richiesta della DDA di Napoli, per i presunti legami di Giovanni Fontana – arrestato, poi scarcerato, e recentemente condannato in primo grado per spaccio internazionale di droga – con gli interessi del clan del boss Michele Zagaria. A capo dell’impresa, ora guidata da un amministratore giudiziario, c’è il fratello di Giovanni, Michele Fontana, che avrebbe lavorato in sinergia con Michele, ritenuto imprenditore di fiducia della camorra dell’agro Aversano.
Il pubblico ministero ha chiesto l’allontanamento di tutti i membri della famiglia Fontana dalle aziende sottoposte a sequestro. La richiesta è stata formulata durante l’udienza del 17 giugno davanti al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, presieduto dal giudice Massimo Urbano.
Nell’ultima udienza, a riferire al tribunale è stato l’amministratore giudiziario Vincenzo Cucco, che ha descritto un quadro di irregolarità sistematiche nella gestione aziendale. L’amministratore ha inoltre riferito di aver scoperto, solo in seguito al tragico incidente sul lavoro che è costato la vita a un camionista di 56 anni, Nicola Garofalo, avvenuto, in un cantiere della regione Campania per lo smaltimento delle ecoballe a Giugliano in Campania, l’esistenza di una società chiamata Campania Felix, con cui non risultavano rapporti contrattuali significativi.
Secondo quanto emerso, alcuni lavoratori di Campania Felix operavano nei cantieri della Fontana senza che vi fosse traccia nei documenti contabili. Il giorno stesso della morte dell’operaio, è stato formalizzato il distacco del lavoratore. Per gli altri quattro dipendenti, il distacco è avvenuto solo cinque giorni dopo.
Inoltre, sarebbero emerse gravi irregolarità nella gestione delle società riconducibili alla famiglia Fontana. In particolare, è emerso un sistema di pagamento degli autisti basato su un compenso di 0,10 euro al chilometro, più piccoli premi per ogni carico e scarico. Un meccanismo che, secondo il tribunale, costituirebbe un cottimo mascherato, nonostante i ripetuti richiami degli ispettori del lavoro e dello stesso amministratore giudiziario.
Il pubblico ministero, condividendo le conclusioni dell’amministratore, ha chiesto che vengano allontanati tutti i componenti della famiglia Fontana dalle aziende, con il divieto di potervi accedere. La difesa, rappresentata dall’avvocato Griffo, ha chiesto un confronto tra l’amministratore giudiziario e Michele Fontana, assente per motivi di salute.
