UN VIRUS DA ERADICARE. “ZANNINI ARROGANTE E MINACCIOSO”. Strabuzzate gli occhi e leggete questo qui che cosa combina nell’Asl. La prova che è stato lui a far fuori Iodice. La frase sprezzante al DG Blasotti: “perché non te ne vai?”
11 Febbraio 2026 - 14:33
Si tratta di atteggiamenti e di toni che, al di là delle sue intenzioni hanno una configurazione, delle modalità di tipo delinquenziale. E la trasferta a Napoli di Blasotti a confermare attraverso le parole di Postiglione e Mastursi che è stato lui, Zannini a volere la testa di Iodice dopo averlo subissato (parola usata da Blasotti) di richieste. Il DG scappava per non riceverlo più , ma Zannini lo ha fatto richiamare da Mastursi. Ora se è sopportabile ancora che i valori della protervia, della minaccia, possano diventare la struttura regnante della politica in questa provincia, allora è meglio che chiudiamo bottega definitivamente. Gli uomini e le donne di buona volontà devono riunirsi, perché non è tanto Zannini, quanto il suo modello, unico in Italia, che va debellato. Vi spieghiamo perché insisteva per avere il suo amico De Fazio alla direzione sanitaria al posto di Iodice
CASERTA (g.g.) – Amedeo Blasotti è un vecchio bucaniere della clientela, anche abbastanza spinta. Non è certo uno che si scandalizza di fronte ai politici del territorio, mediamente vicini ai presidenti delle Regioni, che vanno lì a chiedere raccomandazioni, che vanno lì a presentare le loro perorazioni. Eppure Blasotti, che all’Asl di Caserta c’è stato 15 anni, 10 anni da Direttore Amministrativo, circa 5 anni da Direttore Generale, uno come Giovanni Zannini non l’aveva mai visto e, soprattutto non l’aveva mai incontrato in vita sua.
Avendo trattato ieri sera in maniera molto articolata (clicca e leggi) le ragioni di diritto messe in campo dai pubblici ministeri della Procura di Santa Maria Capua Vetere, Giacomo Urbano e Gerardina Cozzolino, per contestare a Giovanni Zannini il reato di concussione, non vogliamo ritornare sull’analisi di queste valutazioni, che contengono molte citazioni giurisprudenziali della Corte di Cassazione e che lasciamo a disposizione dei nostri lettori anche in questo articolo, attraverso l’accesso in link di cui sopra.
Perché uno come Zannini è un cancro per questo territorio
Il problema è che Zannini ha potuto maramaldeggiare, muoversi con arroganza, facendo assurgere l’ignoranza a valore fondante di un consenso elettorale straripante. tutto ciò perché il sistema Caserta è talmente marcio, malato, da non possedere alcun anticorpo per liberarsi di un tipo così. Anzi, lo fa elevare al rango di politico più importante e più influente di questo territorio, proiettandolo a colpi di preferenze putridamente clientelari a riferimento di larga parte della convivenza sociale e dei meccanismi attivati dalle classi dirigenti. Una serie di disvalori iniettati in vena alla provincia di Caserta clamorosi, vergognosi, stomachevoli e imbarazzanti.
Ecco perché, sin dal primo giorno, sin dalla prima lettura della richiesta di applicazione di misura cautelare in carcere ai suoi danni, abbiamo intrapreso una strada ben precisa: raccogliere chi ci sta, anche poche persone di buona volontà e di decenza morale, per creare un fronte trasversale che trascenda dal posizionamento politico e partitico. Con un obiettivo guerrigliero, di una guerriglia santamente culturale: eradicare il virus, debellarlo. Perché debellando ed eradicando uno come Zannini si dà la possibilità ai cittadini della Provincia di Caserta di prendere coscienza che non è così che si fa e che, comportandosi in quel modo, prima o poi un guaio serio lo passi.
Ma siccome Zannini un guaio serio non l’ha passato per anni e anni, per tutta una serie di motivi, e anche perché ha trovato sponde incredibilmente collaborative e corrive all’interno di istituzioni insospettabili, ciò ha determinato i 32.000 voti di preferenza raccolti alle ultime elezioni regionali, che senza l’indagine della magistratura sarebbero stati addirittura 40.000 o più.
Se promuovi la legge della giungla è chiaro che a vincere saranno i più spregiudicati, i senza scrupoli, quelli che non si interrogano mai nella loro esistenza sul fatto che c’è anche un buon vivere, che si può vincere anche una partita rispettando le regole e non calpestandole ogni giorno, sapendo che l’arbitro, avete capito bene, l’arbitro, non vi sanzionerà, perché, magari, sta apparato con te.
“Subissa, martella e minaccia”. L’interrogatorio dell’allora DG Asl Amedeo Blasotti su Giovanni Zannini
Amedeo Blasotti, il giorno 23 maggio, rende un lungo interrogatorio ai Pubblici Ministeri. Sapete qual è il primo aggettivo che utilizza, d’acchito, su Zannini? “Ci subissava”. Blasotti è costretto quasi a rinunciare alla sua stanza, al suo ufficio, perché questo qui riteneva di essere il padrone dell’Asl e ogni mese portava 60-70-100 richieste. Forte della protezione di Vincenzo De Luca e dei suoi principali ascari, a partire da Nello Mastursi, Fulvio Bonavitacola e Antonio Postiglione, si è comportato come nessun politico della provincia di Caserta si è mai comportato negli uffici, seppur porosi, pur disponibili, della sanità locale.
Scrivono i Pm: “Blasotti confermava che l’onorevole Zannini subissava lui e il direttore sanitario Iodice (anche per mezzo del direttore Lauriello, ve lo ricordate aggiungiamo noi, il globetrotter passato da Oliviero a Graziano e, poi, a Zannini) di richieste clientelari con incidenza e tracotanza tali da indurlo a interrompere i rapporti con il medesimo, arrivando a negarsi agli appuntamenti e alle telefonate, tanto che solo su sollecitazione di Nello Mastursi (capo della segreteria di Vincenzo De Luca, compulsato da Zannini sul punto) era costretto a riprenderli.”
Dunque, Zannini inoltra centinaia di richieste, sia a Blasotti sia a Iodice. Con Iodice lo scontro è immediato. Queste richieste sono follemente numerose e sono esposte con “incidenza e tracotanza“. Rispetto all’atteggiamento di Iodice, lo Zannini fa, poi, il diavolo a quattro con gli uomini di De Luca, che agiscono sotto il mandato dell’allora governatore, per far fuori Iodice, e lo fa perché questi non è accondiscendente.
Zannini vuole De Fazio, ma per Blasotti è un “pagliaccio” che pensa solo ai concorsi
Il piano di Zannini è completo perché prevede sia la defenestrazione di Iodice sia il nome di chi lo deve sostituire, ossia l’ex direttore sanitario dell’Asl di Caserta, Marco De Fazio, evidentemente malleabilissimo, uno specialista dei concorsi, visto che è proprio Blasotti a riferire ciò ai pubblici ministeri il 23 maggio 2014, quando esprime la sua totale avversione nei confronti di De Fazio, maturata quando entrambi operavano nella stessa direzione strategica dell’Asl casertana: “È un pagliaccio“, dichiara Blasotti, “il suo unico pensiero è quello di presiedere le commissioni dei concorsi“.
In poche parole, il piano di Zannini è immoralmente perfetto: faccio togliere Iodice, metto De Fazio che è scarpa con il numero perfetto per il mio piede, e d’altronde Zannini e De Fazio avevano già stretto un’amicizia. Non a caso viene organizzata una cena riservata nella casa di Luana Sergi, una indagata per peculato, truffa e falso, che Zannini non a caso, voleva che diventasse dirigente della psichiatria infantile, alla presenza del consigliere regionale, dello stesso De Fazio e di un’altra persona che Zannini considerava di sua stretta fiducia, vale a dire Barbara Sciascia, figlia dell’ormai ex presidente Micheal Sciascia, da qualche anno in pensione, della sezione campana della Corte dei Conti, uno che a noi di CasertaCe non è mai piaciuto. Cosa che non gli abbiamo certo mai mandato a dire, essendoci espressi con fatti e argomentazioni a partire da quando la dottoressa Barbara Sciascia assunse l’incarico di revisore dei conti nel Comune di Caserta – avete letto bene – revisore dei conti, quindi controllore dei numeri di bilancio del Comune capoluogo, mentre suo padre era presidente di Corte dei Conti, in una relazione di incompatibilità di fatto che considerare questione dubbia ha rappresentato da parte nostra un tributo alla prudenza e al rispetto dell’istituzione che il giudice Sciascia rappresentava.
L’incontro di Blasotti con Zannini in un bar a Caserta Nord. “Perché non te ne vai?”
Attenzione, nella prima riga di questo articolo abbiamo usato l’espressione d’acchito. Chi mastica un po’ di biliardo, sia quello dei cinque birilli italiano, sia quello americano con tante palle e tante buche, sa che questa terminologia nasce proprio in quel contesto e definisce il primo tiro, quello di esordio di una partita. Zannini aspirava, come già scritto prima, al filotto, cioè al colpo più spettacolare e quasi massimo punteggio del biliardo con birilli. Questo risulta evidente nel momento in cui, cedendo alle pressioni di Mastursi e, quindi, di De Luca, il direttore generale Blasotti accetta di incontrare Zannini, stavolta in campo neutro, ossia in una bar nei pressi del casello di Caserta Nord.
In quei giorni, lo scandalo delle dimissioni di Enzo Iodice l’abbiamo già fatto scoppiare noi di CasertaCe e Zannini, sempre parossistico, sempre percorso da un delirio di onnipotenza, si affretta a dire a Blasotti che lui non c’entra nulla con quelle dimissioni ed è pronto a denunciare chi affermerà il contrario. Ma trenta secondi dopo, precisi, chiede di nuovo a Blasotti di nominare Marco De Fazio direttore sanitario e gli chiede anche i motivi per cui lui, il DG, si intestardisca a non volerlo nominare. Blasotti gli risponde testualmente: “Non lo voglio. Mi state stressando con questa richiesta”. Leggete Zannini come replica: “Se stai stressato perché non te ne vai?”.
Nella gestione delirante di questa vicenda Zannini si sente onnipotente al punto di poter minacciare di fatto anche Blasotti con questa frase aggressiva, per l’appunto tracotante. Per il consigliere regionale l’ideale sarebbe stato nominare un direttore generale a lui gradito che poi, a sua volta, avrebbe dovuto procedere alla nomina di Marco De Fazio a direttore sanitario. E possiamo immaginare l’applicazione di quest’ultimo a tutti i concorsi interni ed esterni che, figuriamoci, con uno Zannini che assediava gli uffici di Blasotti e Iodice, che non considerava suoi amici, immaginate cosa sarebbe successo con un DG e un Direttore Sanitario da lui indicati.
Iodice “fatto fuori” da Zannini. la conferma dalle parole di Mastursi e Postiglione
Ultimo punto: vanno valutate attentamente dallo stralcio del documento giudiziario esaminato oggi le parole dette a Napoli prima a Iodice, poi a Blasotti, dal signor Antonio Postiglione, seguite da quelle dette solo a Blasotti dal signor Nello Mastursi. Non è vero, come già abbiamo scritto ieri sera, che Postiglione si sia limitato a chiedere a Enzo Iodice di raggiungere la sede di Benevento dove la postazione di Direttore Sanitario dell’Azienda Ospedaliera San Pio, era rimasta vacante per l’addio del dottore Giovanni Di Santo. Non è vero perché Postiglione, prima con Iodice e poi con lo stesso Blasotti, dice, senza mezzi termini, che lo spostamento del direttore sanitario è frutto di una difficoltà politica. E siccome le pressioni, gli atti di tracotanza e di arroganza Iodice li aveva subiti solo da Zannini, la pressione politica non poteva non arrivare da quest’ultimo.
Quando poi Iodice, pochi giorni dopo quel 18 settembre in cui viene chiamato a Napoli, si dimette, l’urgenza di Benevento cessa di esistere, visto che il nuovo direttore sanitario dell’ospedale civile della città sannita verrà nominato solo quattro mesi dopo. Al netto, dunque, rimane solo la “difficoltà politica”,di cui parlano Postiglione e Mastursi, ovvero la pressione asfissiante perché Zannini, dopo le richieste esposte con tracotanza, con tono minaccioso, pretende e ottiene la testa di Iodice, ossia definisce la conseguenza esecutiva di quelle minacce.
Quando poi a Napoli ci va Blasotti per chiedere cosa diavolo stiano facendo e soprattutto per lamentarsi del fatto di non aver salvato neppure la forma, visto che gli atti di potestà rispetto alla posizione di un direttore sanitario toccano per legge solo al direttore sanitario dell’ASL e non al direttore generale dell’intera sanità campana, Postiglione gli conferma la questione della difficoltà politica. A dire il vero, testualmente gli dice che la difficoltà ci sta. Insomma, Postiglione conferma di fatto, nel momento in cui assume un compito che non gli tocca per legge, di essere stato braccio armato per far fuori Iodice, ma non perché a Benevento ci fosse una necessità, che d’altronde si dimostra non esistente per la questione dei quattro mesi poc’anzi illustrata, ma perché a Caserta c’è Zannini che vuole la testa di Iodice, non avendo questi accondisceso alle centinaia di richieste esposte in maniera minacciosa e tracotante.
Per cui a nostro avviso non era infondata la richiesta dei PM, non accolta dal GIP, relativa alla sospensione dalla sua funzione di Postiglione, circostanza verificatasi poi grazie all’intervento politico efficace, doveroso e lodevole del neo governatore Roberto Fico, il quale ha fatto capire a Postiglione che il suo tempo, quel tempo ben declinato da questa porcheria subita da Enzo Iodice, era terminato. Parole che hanno indotto qualche giorno fa Postiglione a togliere finalmente le tende dalla Regione (clicca e leggi).
Immediatamente dopo il colloquio con il direttore generale del dipartimento della sanità campana, Blasotti si reca dal braccio destro di De Luca, cioè Nello Mastursi, e gli chiede: “Ma che sta succedendo?”. Domanda legittima perché lui, questa vicenda di Iodice, l’ha solo subita dato che non ne sapeva niente e che tutto è stato deciso illegalmente a Napoli, perché da quegli uffici napoletani è arrivato il benservito che ha costretto Iodice alle dimissioni.
Mastursi gli risponde come detto con una frase illuminante: “A Caserta c’è un problema politico”. La testa di Iodice l’ha voluta Zannini perché Mastursi, in protesi politica, organizzativa e personale di Vincenzo De Luca, lo dice esplicitamente, finanche più esplicitamente di Postiglione.
Gira gira, siamo sempre lì. Questa politica violenta, aggressiva va colpita dalle persone per bene
In conclusione di questo articolo ribadiamo che noi non abbiamo inteso, di nuovo, dopo averlo fatto ieri sera entrare nel merito delle definizioni di giurisprudenza che si dipanano dall’art. 612 c.p., quello che regola il reato di minaccia, che poi è la “prima puntata” di quello ancor più grave di concussione, ma non possiamo esimerci dal dire che uno come Zannini non sarebbe durato neanche un minuto in un posto in cui le istituzioni principali si fossero mosse in maniera lineare e non avessero avuto il piombo in tasca di molteplici inquinamenti.
Roba da pazzi, il contesto territoriale in cui viviamo.
