Vive con il papà accusato di essere camorrista. Vuole una pistola, ma il prefetto dice no: ecco perché. LA STORIA

1 Maggio 2026 - 11:12

CASERTA – Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania ha respinto il ricorso di un uomo della nostra provincia che chiedeva di poter detenere armi. Il provvedimento del Prefetto di Caserta che gli nega questa possibilità è stato giudicato legittimo. La motivazione principale è che l’uomo convive con il padre, nei cui confronti è in vigore un divieto di detenzione di armi dal 2015.

La vicenda ha origini lontane. Nel 2013, lo stesso uomo era già stato destinatario di un provvedimento simile. All’epoca la motivazione era legata ad alcune frequentazioni con persone pregiudicate e al fatto che il padre apparteneva al clan dei Casalesi. L’uomo, che non ha precedenti penali, nel dicembre scorso ha chiesto alla Prefettura di revocare il divieto. Ha sostenuto che la situazione era cambiata rispetto al 2013. In particolare, ha fatto presente che i procedimenti penali a carico dei familiari si erano conclusi con l’assoluzione.

Il Prefetto, tuttavia, ha confermato il divieto. Nella sua decisione ha osservato che l’uomo convive ancora con il padre. Se a lui fosse consentito detenere armi, il padre, che ha un divieto in corso, potrebbe facilmente usarle. Per l’amministrazione, questo rischio è sufficiente a giustificare il diniego.

L’uomo ha quindi fatto ricorso al Tar, sostenendo che il provvedimento era illogico e senza fondamento. Ha sottolineato che il padre era stato assolto dalle accuse e addirittura risarcito per ingiusta detenzione. Ha anche ricordato che un precedente divieto a carico del padre, risalente al 1998, era stato revocato nel 2011. Secondo la sua difesa, non esisteva più alcun pericolo di abuso.

I giudici amministrativi, nella sentenza pubblicata il 20 aprile 2026, hanno però spiegato un punto fondamentale. Il divieto di detenzione armi non è una sanzione, ma una misura preventiva. Il suo scopo non è punire un comportamento già avvenuto, ma evitare anche una semplice possibilità di abuso. Nel caso specifico, anche se il padre è stato assolto in passato, resta il fatto che nel 2015 è stato emesso un nuovo divieto a suo carico, mai revocato e mai impugnato. Finché quel divieto esiste, consentire al figlio di tenere armi in casa creerebbe un rischio concreto che il padre possa utilizzarle.

Il tribunale ha inoltre chiarito che non spetta a questo giudizio valutare se il divieto nei confronti del padre sia ancora giustificato. Per ottenere la revoca, è il diretto interessato, ovvero il padre, che deve fare richiesta alla Prefettura. Il figlio non può aggirare la misura semplicemente chiedendo il permesso per sé.

Il ricorso è stato quindi respinto. Le spese legali sono state compensate, ovvero nessuna delle due parti dovrà pagare le spese dell’altra, data la particolarità della vicenda.