Zannini, Caterino e Marrandino indagati per voto di scambio. Nell’hotel Sinuessa fecero ponti d’oro all’imprenditore Luca Pagano. Incredibile ma vero, il candidato sindaco regalò un maiale per farsi votare da una famiglia. Uno per uno gli altri dodici capi

23 Gennaio 2026 - 18:02

Ecco quello che gli offrirono per muovere voti al ballottaggio. Realizziamo una trattazione analitica della prima parte dell’avviso di conclusione delle indagini con cui la Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere ha ufficializzato l’iscrizione del registro degli indagati dei tre noti politici. per Marrandino e per il suo vice Giulio Natale, anche l’accusa di associazione a delinquere

CASTEL VOLTURNO (g.g.) – Ritornando sulla notizia della ulteriore iscrizione di Giovanni Zannini nel registro degli indagati ad opera della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, pubblici ministeri Giacomo Urbani, stavolta affiancato da Anna Ida Capone, siamo in grado di darvi qualche informazione più dettagliata, non solo sull’identità degli altri due indagati eccellenti, vale a dire l’attuale sindaco di Castel Volturno, Pasquale Marrandino, su cui grava anche un’altra indagine, stavolta per corruzione (clicca e leggi), e l’attuale sindaco di San Cipriano d’Aversa Vincenzo Caterino, nonché presidente della Gisec Spa, azienda pubblica che si occupa della gestione di tutti gli impianti inerenti al trattamento dei rifiuti e il cui capitale è totalmente nelle mani dell’amministrazione provinciale.

Gli indagati sono nove. Oltre ai tre appena citati, ci sono Michele Antolini, nato ad Aversa, residente a Castel Volturno, 37 anni; Michele Cantone, nato a Mugnano di Napoli, 40 anni, ugualmente residente a Castel Volturno; Anna Giacobbe, nata a Napoli 52 anni fa, residente a Castel Volturno; Beniamino Granato, 30 anni, residente a Castel Volturno; Attilio Morrone, di Castel Volturno, 77 anni. Poi un altro politico, Giulio Natale, nato a Napoli 42 anni fa, residente a Castel Volturno e attualmente assessore al Comune di Castel Volturno. Uomo legatissimo a Pasquale Marrandino, che seguì quando entrambi lasciarono la maggioranza retta dall’allora sindaco Luigi Petrella.

Una particolarità: otto indagati su nove sono difesi dallo stesso indagato, ossia Alberto Martucci, attualmente presidente della Camera Penale. L’unico che ha scelto un avvocato diverso è Beniamino Granato, i cui interessi saranno difesi dall’avvocato maddalonese Luigi Corsiero.

Sarà un problema tecnico, sarà quel che sarà, ma se otto indagati su nove sono difesi dallo stesso indagato e questo fatto dovesse permanere, beh, l’ottimo Alberto Martucci converrà con noi che il fatto non è proprio irrilevante.

Si tratta di un avviso di conclusione delle indagini preliminari. Dal giorno della notifica in poi gli indagati avranno altri venti giorni per chiedere di essere interrogati dai pm o dai loro delegati di polizia giudiziaria per presentare memorie difensive. I capi di imputazione sono ben 13.

La trattazione delle specifiche contestazioni contenute nel provvedimento dei pm la facciamo partire, per una volta, dalla coda, ossia dall’ultimo capo di imputazione provvisorio, il tredicesimo, quello che coinvolge, cioè, i “vip” di questa vicenda giudiziaria, vale a dire il consigliere regionale Giovanni Zannini, il sindaco di San Cipriano d’Aversa e presidente della Gisec, Vincenzo Caterino, entrambi indagati in concorso con Pasquale Marrandino.

È chiaro che nel momento in cui entrano in campo pezzi importanti della politica casertana si alza anche il valore del voto di scambio, rispetto a quello che poi leggeremo dopo nei prossimi dodici capi di imputazione provvisori. C’è da convincere, infatti, un imprenditore, Luca Pagano, e tutti i suoi collaboratori, a schierarsi con Marrandino al ballottaggio.

Zannini, Caterino e Marrandino lo incontrano all’interno dell’Hotel Sinuessa di Mondragone, in pratica a casa Zannini. Promesse grosse, ma alla fine rifiutate da Pagano, che, non a caso, non è indagato. Zannini mette in campo il suo peso specifico su Mondragone, promettendo all’imprenditore di ottenere una commessa/appalto da parte del Comune di Mondragone o da una delle ditte di rifiuti collegate allo schieramento di Zannini.

A riguardo ci piacerebbe conoscere quali siano le ditte dei rifiuti connesse allo schieramento di Zannini, quali siano gli imprenditori che a lui si sono collegati, magari nel periodo lungo cinque anni in cui è stato presidente della Commissione Ambiente e Rifiuti del Consiglio regionale della Campania. Ci piacerebbe perché le nostre affermazioni sulle cointeressenze tra Zannini e le imprese dei rifiuti hanno scatenato la sua reazione, concretizzatasi in una querela di una ventina di pagine in cui ha scritto una sorta di “Vecchio Testamento”, contestandoci una decina di articoli, e a cui abbiamo risposto con una memoria difensiva di quaranta pagine che, magari ben utilizzate dai magistrati, potrebbero offrire loro spunti interessanti per ulteriori indagini.

Proseguendo il discorso su Luca Pagano, nell’incontro al Sinuessa gli vengono offerti la locazione di un piazzale in fitto di ben 5.000 mq, evidentemente nella disponibilità di Pagano, in un’altra solida colonia di Giovanni Zannini, quella di Falciano del Massico, che ha trasformato in una dépendance del Comune di Mondragone. Quel piazzale avrebbe potuto rappresentare un luogo di deposito dei mezzi della nettezza urbana nella dotazione a Luca Pagano.

Trattandosi di rifiuti è chiaro che la presenza di Vincenzo Caterino si configura come elemento di impegno e di garanzia, affinché il meccanismo di scambio elettorale, costruito da Zannini in favore di Luca Pagano, trovasse tutte le corsie aperte a partire da quella di Gisec Spa che, sugli impianti dei rifiuti, come detto in centinaia di occasioni, ha potestà assoluta.

In conclusione, anche, giusto per gradire, un incarico politico per Rosa Pagano, figlia dell’imprenditore, candidata nella lista “Castel Volturno Città”.

Ci addentriamo ora nell’analisi delle altre incolpazioni: il capo numero uno è il più importante in quanto configura il reato di associazione a delinquere. Coinvolge come indagati il sindaco Pasquale Marrandino, il vice sindaco Giulio Natale, Michele Cantone e Michele Antolini. Sindaco, vicesindaco e gli altri due avrebbero violato, secondo i pubblici ministeri, l’articolo 86 e l’articolo 87 del Dpr n. 570 del 1960.

Attenzione: mentre l’articolo 86 configura il voto di scambio classico, ossia utilità in cambio di consenso o di consensi, con pene previste dai sei mesi a tre anni, l’articolo 87 è un po’ più delicato perché prevede una fattispecie in cui il voto è stato acquisito anche attraverso l’uso di minacce o di pressioni, tanto è vero che la pena prevista si modifica, alzando la forbice. In questo caso da sei mesi a cinque anni.

Ovviamente si parla delle ultime elezioni comunali di Castel Volturno, vinte da Pasquale Marrandino al ballottaggio, tenutosi il 23 e 24 giugno 2024, con un risicatissimo scarto nei confronti della sua competitor Anastasia Petrella.

Nel dettaglio Marrandino e Giulio Natale avrebbero posizionato all’interno del bar Quattro Stagioni di Ischitella, contrada del Comune di Castel Volturno, un banco ove quotidianamente Michele Cantone e un’altra persona in fase di identificazione consegnavano banconote con somme variabili da 50 a 70 euro ai singoli elettori. Elettori che venivano convocati appositamente. La consegna di denaro avveniva in cambio del voto alla lista Marrandino-Natale, mostrando, contestualmente alla consegna del denaro, il fac simile della scheda elettorale e indicando ad ogni singolo elettore la sezione di appartenenza ove recarsi per votare.

Ancora più dettagliatamente, Pasquale Marrandino e Giulio Natale vengono considerati dalla Procura promotori ed organizzatori dell’associazione, fornendo denaro ai loro sodali. Questi soldi erano stati ricevuti da imprenditori finanziatori della campagna elettorale. In più venivano promessi posti di lavoro, regalini e futuri appalti, affidamenti agli elettori in cambio della promessa di voto a loro favore. Naturalmente a favore di Pasquale Marrandino come candidato sindaco e Giulio Natale quale candidato al Consiglio comunale.

Per quanto riguarda la posizione di Michele Cantone, questi consegnava a sua volta denaro, datogli da Marrandino e Natale e sempre proveniente da imprenditori locali finanziatori della campagna elettorale, anche in questo caso si parla di cifre comprese tra i 50 e 70 euro a voto.

Veniamo a Michele Antolini, cioè al titolare del bar Quattro Stagioni di Ischitella, che fa diventare il suo locale base logistica per la compravendita dei voti. Come abbiamo già detto, infatti, all’interno di questo bar era allocato un banco in cui Michele Cantone e un altro soggetto in via di identificazione consegnavano i soldi a singoli soggetti in fila in cambio del voto alla lista Marrandino-Natale.

Veniamo al secondo capo che, dopo l’attestazione della cornice costituita dall’associazione a delinquere, decreta il reato fine, ossia il voto di scambio propriamente detto. Michele Cantone avrebbe violato l’articolo 86 del citato Dpr nel momento in cui avrebbe offerto 50 euro a Chiara Marino e a sua figlia Alessia Lucci, che probabilmente hanno confermato la circostanza, le quali però rifiutavano. L’obiettivo di Michele Cantone era quello di conquistare un voto per il candidato sindaco Pasquale Marrandino e per i due candidati al Consiglio comunale Giulio Natale e Daniela Pisanelli.

A Michele Antolini, titolare del bar Quattro Stagioni di Ischitella, e a Beniamino Granato, a cui non viene contestata però l’associazione a delinquere, vengono addebitati i reati di voto di scambio in concorso tra loro, in quanto Michele Antolini avrebbe consegnato la somma di 70 euro a Beniamino Granato, il quale, accettando, è diventato un co-indagato. A suo fianco nell’occasione c’era anche la moglie.

Immaginatevi la scena: i pm sanno che più persone, proprio nel contesto della consegna dei soldi a Granato, hanno a loro volta accettato le cifre consegnate da Antolini, ma in questo caso si tratta di soggetti non ancora identificati. Comunque in numero superiore a 15.

L’attività di Michele Antolini era frenetica. Altri 50 euro furono offerti a Biagio Pisacane, il quale però rifiutò e, per questo motivo, non è indagato. Naturalmente questo configura un’ulteriore incolpazione provvisoria per Antolini.

L’ulteriore capo di imputazione provvisoria prevede un’ulteriore dazione di denaro sempre a carico di Antolini a un soggetto rimasto ancora non identificato.

Il sesto capo rimette in campo Pasquale Marrandino, perché, a questo punto, abbiamo pure capito come è riuscito a diventare sindaco di Castel Volturno. Ancora un episodio di voto di scambio lo vede coinvolto in concorso con Attilio Morrone. Va beh, che possiamo dire di più di questa provincia… Marrandino offrì un maiale sprovvisto di documentazione di provenienza a Morrone, che accettava. Stavolta si trattava di conquistare, però, i voti dell’intera famiglia, per cui oltre al suino a Morrone fu offerto anche un posto di lavoro.

Qui il discorso si fa più serio e c’è meno da ridere: Anna Giacobbe è la madre di Francesco Pio Russo, candidato in una delle liste in appoggio a Pasquale Marrandino. La donna si muove durante le operazioni di voto del ballottaggio del 23-24 giugno 2024. È in un’auto con altre due persone non ancora identificate, da qui la contestazione del reato in concorso ai sensi dell’art. 110 del c.p. L’auto si avvicina a Manuela Olivo e al suo compagno Quirino Verrico. Il tono è minaccioso e i due vengono intimati a non votare per Anastasia Petrella, ma per Pasquale Marrandino. Anna Giacobbe asserisce che, in caso di vittoria di quest’ultimo, avrebbe avuto in regalo un televisore e, udite udite, avrebbe partecipato ai festeggiamenti di Marrandino. Ma non finisce qui, perché Anna Giacobbe, sempre con tono minaccioso, dice a Manuela Olivo che la accompagnerà all’interno del seggio in modo da tenerla sott’occhio. Ecco perché, oltre all’art. 86 del Dpr 570 del 1960, viene contestato anche l’art. 87, cioè quello di minaccia finalizzata ad impedire il libero esercizio del diritto di voto.

Per questo comportamento, in un distinto capo di imputazione provvisoria, viene contestato, sempre in concorso con due persone non identificate, ossia quelle che viaggiavano con lei all’interno dell’auto nera, ad Anna Giacobbe il reato ben più grave di estorsione ai sensi dell’art. 629 del c.p.

Anna Giacobbe è una protagonista di questa indagine, visto che le viene contestato un altro episodio che si configura in un’ulteriore incolpazione, quella contenuta nel capo nove. In questo caso la Giacobbe incontrava due elettori, Luigi Finizio e Raffaela Fulco, nei pressi della scuola San Rocco. Li scortava fino all’incontro con un uomo che indossava un cappellino, il quale, dopo aver mostrato loro qualcosa al telefono, dava l’ok ad Anna Giacobbe per consegnare una busta di colore bianco. Ora noi non possiamo stabilire se ciò che mostrava l’uomo al telefonino fosse la fotografia che attestava il voto attribuito a Marrandino da Fulco e Finizio, ma la scena si è svolta in maniera tale da rendere verosimile questa possibilità.

Il capo numero 10 coinvolge direttamente il sindaco Pasquale Marrandino, e qui siamo di nuovo alla contestazione più delicata, cioè quella dell’art. 87 del Dpr, già più volte citato in questo articolo. Non si tratta di un voto comprato, ma di un voto estorto con minacce, violenza morale al punto di impedire il libero esercizio di questo diritto fondamentale in ogni democrazia. Secondo il pm avrebbe minacciato Amanzio Criscuolo, pastore evangelico a cui era stato affidato il Parco OASI di Castel Volturno, ed era proprio sul Parco Oasi che si sarebbe sviluppata la minaccia. Il pastore lo aveva ottenuto nel periodo dell’amministrazione di Luigi Umberto Petrella, durante la quale, ricordiamo, per un periodo molto ampio Pasquale Marrandino era stato vicesindaco e assessore ai rifiuti. Senza mezzi termini questi dice ad Amanzio Criscuolo che se non l’avesse votato la prima cosa che avrebbe fatto sarebbe stata sottrargli la direzione dell’Oasi.

Automaticamente, così come è successo per Anna Giacobbe, anche per Pasquale Marrandino si sviluppa una relazione tra la contestazione dell’art. 87 del Dpr 570 del 1960 e quella del reato di estorsione o tentata estorsione ai sensi dell’art. 629.

Sempre Pasquale Marrandino avrebbe comprato i voti di Pasquale Torrano e della sua famiglia promettendo un posto di vigilante al figlio in non meglio precisati cantieri navali alle spalle del bar “Il Boschetto”. Stesso discorso per il voto di Michael Ibrahimi e della sua famiglia: Marrandino prometteva l’acquisto di 450 euro di merce presso il suo negozio.