INSEGUITO E FREDDATO AL CENTRO DEL PAESE. 4 arresti per l’omicidio di Raffaele Lubrano
18 Maggio 2021 - 16:15
PIGNATARO MAGGIORE – Nella mattinata odierna, presso le Case Circondariali di Sassari, Tolmezzo (UD) e Viterbo i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta hanno eseguito unâordinanza di custodia cautelare, emessa dal Tribunale del Riesame di Napoli, a seguito di ricorso della Direzione Distrettuale Antimafia partenopea, nei confronti di 4 persone gravemente indiziati, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso (Clan dei casalesi-fazione Zagaria) e dellâomicidio di Raffaele LUBRANO classe 1959 alias â lelloâ, figlio del capo clan Vincenzo, consumato a Pignataro Maggiore.
La sera del 14 novembre 2002 la vittima, dopo aver lasciato il suo studio di via Vittorio Veneto, mentre percorreva la citata strada a bordo di una Toyota Land Cruiser, diretta verso la zona periferica, veniva dapprima superata da unâAlfa Romeo 164 e poi bloccata nei pressi del Bar Giordano, dove i Killer iniziavano ad esplodere diversi colpi dâarma da fuoco. Il Lubrano, nel disperato tentativo di scampare allâagguato, riusciva ad invertire la marcia, tentando la fuga in direzione del centro abitato. Il commando omicida, quindi, si poneva allâinseguimento esplodendo numerosi colpi lungo lâintero tragitto fino alla via Latina, ove i killer raggiungevano e finivano il Lubrano che, nel frattempo, dopo aver urtato con il suo fuoristrada il muro di unâabitazione, aveva tentato una disperata la fuga a piedi. Portato a termine lâefferato delitto, gli autori si dileguavano in direzione di Pastorano, abbandonando lâAlfa Romeo 164, risultata rubata ad Aversa il 12 novembre 2002, in localitĂ Arianova ove veniva successivamente rinvenuta bruciata con allâinterno le armi poco prima utilizzate.
Le indagini hanno consentito di accertare come lâomicidio in questione nacque a seguito delle mire espansionistiche del clan dei casalesi su una porzione di territorio ove agiva un sodalizio criminale autoctono, il clan Lubrano-Ligato-Abbate. Ciò, nel corso del tempo, aveva determinato spesso frizioni, seguite da tregue strategiche, al culmine delle quali il vertice camorristico di Casal di Principe era prevalso, dettando le proprie regole, imponendo la presenza di loro luogotenenti e costringendo âi paesaniâ ad accontentarsi della gestione di attivitĂ delittuose di minore rilevanza e fruttuositĂ .
I provvedimenti restrittivi costituiscono lâepilogo di una articolata attivitĂ investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli â Direzione Distrettuale Antimafia, avviata nellâanno 2019 che ha consentito di accertare il coinvolgimento dei sottonotati soggetti, esponenti di primissimo piano del clan dei casalesi, ritenuti responsabili, a vario titolo, dellâomicidio in questione:
ZAGARIA Michele, nato a San Cipriano dâ Aversa (CE) il 21/05/1958 e CATERINO Giuseppe, nato a San Cipriano dâAversa (CE) il 19.01.1954, rispettivamente detenuti presso le case circondariali di Sassari e Viterbo, quali mandanti;
NOBIS Salvatore, nato a San Cipriano dâAversa (CE) il 10.11.1959 e SANTAMARIA Antonio nato a Cancello ed Arnone (CE) il 29.12.1975, rispettivamente detenuti presso le case circondariali di Tolmezzo e Viterbo, hanno avuto un ruolo da basisti con il compito di seguire la vittima durante i suoi spostamenti (cd. specchiettisti).
Nellâambito della medesima attivitĂ investigativa, nellâanno 2020, è stato emesso analogo provvedimento restrittivo a carico di altro sodale: Francesco Schiavone classe 1953, alias âCicciarielloâ, omonimo e cugino del capo clan Francesco Schiavone, alias âSandokanâ.
