IL NOME. Ecco il pentito minacciato da Nicola Pezzella e il fratello. Le parole dette ai pm e le lettere partite dal carcere
21 Novembre 2025 - 16:43
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CASAL DI PRINCIPE – Secondo la procura distrettuale antimafia di Napoli, Massimo e Nicola Pezzella avrebbero minacciato un collaboratore di giustizia nel tentativo di farlo tacere e di fermare le sue rivelazioni ai magistrati. Il reato, tecnicamente, è induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all’Autorità Giudiziaria, con l’aggravante dei reati connessi ad attività mafiose.
Nicola Palummiello, tornato in carcere dopo alcuni anni di libertà, che seguivano il molto tempo passato in cella, era tornato ad attivarsi nello spaccio. Un giro scoperto dalla procura di Perugia nel 2022, città che era divenuta un luogo di transito da Caserta e Napoli, dove l’eroina e la cocaina arrivavano e l’Olanda, punto di partenza della droga
Ad aiutare gli inquirenti è stato uno dei 13 arrestati nell’inchiesta che, in rito abbreviato, ha già portato ad alcune condanne in primo grado. La pena più severa, 20 anni, è stata inflitta al nigeriano Bigjoe Nwaebi, indicato come il collegamento tra chi comprava e chi vendeva. Condanne anche per Giuseppe Simeone (15 anni) ed Emiliano Amato (6 anni).
Ed è proprio Emiliano Amata colui ha scelto di collaborare con la giustizia, fornendo ai pm della Direzione distrettuale antimafia di Perugia un quadro dettagliato della sua attività. Ha confessato di essere stato un corriere: partiva da Casal di Principe, andava nei Paesi Bassi a comprare la droga e la consegnava poi a Perugia e a Casale.
In totale, ha detto di aver fatto dodici viaggi, trasportando ben 176 chili di sostanze stupefacenti per un valore di circa 5 milioni di euro. Nel suo racconto, Amata ha spiegato che per ogni viaggio guadagnava 7.000 euro. Di questi, 500 andavano a Giuseppe Simeone, che faceva da intermediario, e 3.000 euro finivano direttamente a Nicola Pezzella. Lo stesso Pezzella e Simeone, a volte, gli facevano anche da scorta quando arrivava a Casal di Principe con il carico di droga.
Ma quando Emiliano Amata ha iniziato a collaborare, la reazione di Pezzella sarebbe stata rapida. Nicola Pezzella, mentre era recluso in carcere a Voghera, avrebbe utilizzato il fratello Massimo per far recapitare ad Amata otto messaggi, alcuni scritti a macchina, altri a mano, dal contenuto pesante, intimidatorio. Un tentativo, spiegano i magistrati, di influenzare il processo in corso sul traffico di droga che vede coinvolti i Pezzella e altre persone.
Queste le accuse ai fratelli Pezzella. Come sempre, ricordiamo che gli arresti ai due germani, difesi dall’avvocato Danilo Di Cecco, è misura cautelare emessa in fase di indagini preliminari. Si tratta quindi di persone da ritenere innocenti fino a sentenza definitiva.
