I NOMI. Processo per l’alloggio Iacp. Crollano le accuse di estorsione per due casertani
20 Giugno 2026 - 15:26
Ridimensionato l’impianto accusatorio nato dalle denunce del 2019. Prescritti altri capi d’imputazione contestati dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere
CANCELLO ED ARNONE – Si è concluso con un esito ampiamente favorevole per gli imputati il processo scaturito dalla vicenda relativa ad un alloggio Iacp di via Roma, che aveva portato la Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere a chiedere il rinvio a giudizio di Ferdinando De Rosa e Assunta Viglione.
Secondo l’impostazione accusatoria, gli imputati avrebbero posto in essere una serie di condotte intimidatorie nei confronti della persona offesa, nel tentativo di ottenere il rilascio dell’appartamento e di indurla a ritirare le denunce sporte nei loro confronti.
Le contestazioni formulate dal pubblico ministero comprendevano i reati di estorsione continuata, tentata estorsione, minacce aggravate e invasione arbitraria di edificio. All’esito del dibattimento, celebrato dinanzi alla dott.ssa Crisci, Terza Sezione Penale del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, sono venute meno le accuse più gravi formulate
dalla Procura. In particolare, è stata esclusa l’ipotesi di estorsione, con un esito che ha profondamente modificato il quadro accusatorio delineato nella fase delle indagini preliminari.
La sentenza segna, dunque, un netto ridimensionamento delle originarie contestazioni formulate dalla Procura sammaritana, con un esito processuale significativamente favorevole agli imputati. Ferdinando De Rosa e Assunta Viglione sono stati assistiti dagli avvocati Cipriano Di Tella ed Eliana Gilda Diana, che nel corso del giudizio hanno sostenuto l’infondatezza delle accuse più gravi, conseguendo un risultato che ha ribaltato l’impostazione accusatoria iniziale.
