LA NOTA. Io condannato a mille euro di multa, ma Felicori resta, a nostro avviso, uno dei peggiori direttori della Reggia. AVANTI, SENZA PAURA, CONTRO I POTERI FORTI

3 Dicembre 2025 - 12:19

Qui sotto pubblichiamo il testo integrale del post che mi ha dedicato nella giornata di ieri. Contiene un clamoroso strafalcione relativo al diritto penale e al diritto processuale spicciolo, ma su questo lo perdoniamo. Quello che è bugia, però, va sottolineato, perché la condanna non è quella irrogata dal Tribunale di Benevento, ma quella della Corte d’Appello di Napoli. Purtroppo, il fuoco che ancora arde nelle mie vene quando vedo il disastro delle potestà nella pubblica amministrazione mi porta a utilizzare, a volte, qualche parolina di troppo nei miei articoli. Di qui qualche multa. In questo articolo specifico fui solamente ingenuo relativamente all’appalto della buvette della Reggia, ma quanto conta tutto ciò rispetto alla gestione realizzata da un direttore nominato in quota PD per spoil system da Franceschini, e poi divenuto assessore regionale sostanzialmente PD della Regione Emilia-Romagna? Felicori, a nostro avviso, ha esaurito la sua funzione solo attraverso annunci e spot via social, ma i problemi del massimo monumento della Campania si sono, sempre a nostro avviso, aggravati durante la sua gestione. Perché una cosa è la presenza social quasi bulimica, che annuncia anche la riparazione di un singolo rubinetto; altra cosa è il governo reale di un monumento di enorme importanza, che non può essere gestito così come Felicori ha fatto allora, sempre a nostro sommesso avviso (e sono tre). E come sta facendo oggi Tiziana Maffei, con l’attitudine a depositare la polvere sotto i tappeti

CASERTACE STA PER CAMBIARE PER SEMPRE: TE LO SPIEGA IL DIRETTORE GIANLUIGI GUARINO – CLICCA E GUARDA IL VIDEO

CASERTA (Gianluigi Guarino) – Questo è il post pubblicato ieri da Mauro Felicori, nominato a suo tempo dal ministro Dario Franceschini direttore della Reggia di Caserta con un tipico mandato da spoil system, in quel caso targato PD. Una nomina, quella casertana, speculare alla delega di assessore alla Cultura e al Paesaggio ricoperta dallo stesso Mauro Felicori nella giunta regionale dell’Emilia-Romagna durante la consiliatura di Stefano Bonaccini.

Felicori, dunque, è molto più un politico che un tecnico e fa parte di quella vasta categoria di politici che, dal dopoguerra in poi, hanno ricoperto cariche ministeriali, sub-ministeriali, statali e parastatali pur non avendo un cursus strepitoso nella materia specifica che andavano a dirigere. Insomma, da questo punto di vista, la nomina di Mauro Felicori a direttore della Reggia di Caserta risponde alla stessa logica di tante altre nomine, la stessa logica che ha portato qualche anno fa Tiziana Maffei a succedergli, in quanto scelta come propria rappresentante politica dall’allora ministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli del Movimento 5 Stelle.

L’unica cosa che possiamo notare e sottolineare, come piccola nota di biasimo rispetto a questo modello di rappresentanza, è una caratteristica che appartiene alla maggior parte dei politici: quella di non essere proprio precisissimi nelle loro affermazioni.

Diciamocela tutta: il politico un po’ bugiardo lo è per antonomasia, e Mauro Felicori non sfugge a questa caratteristica peculiare nel momento in cui afferma che il sottoscritto è stato condannato in via definitiva dal Tribunale di Benevento per il reato di diffamazione a mezzo stampa, contenuto in un articolo di CasertaCe che lo aveva riguardato ai tempi in cui dirigeva la Reggia di Caserta.

Perdoniamo la gaffe, dovuta probabilmente a un momento di confusione o distrazione. Un momento che somiglia a quelli che subiva anche quando era direttore della Reggia. Dunque, derubrichiamo al rango di lapsus l’affermazione che stravolge il diritto penale, la procedura penale e anche la Costituzione italiana. Un’affermazione che Felicori, da uomo pubblico cui è stata affidata la guida di importanti istituzioni, non farebbe mai qualora fosse totalmente concentrato.

Un tribunale, organo della giurisdizione penale, non irroga infatti sentenze definitive. Il verdetto di un tribunale o di una Corte d’Assise diventa definitivo solo quando trova riscontro, totale o parziale, in una sentenza della Corte Suprema di Cassazione, oppure quando non viene appellato. La Cassazione si occupa delle sentenze pronunciate dalla Corte d’Appello e impugnate dall’imputato oppure dalla Procura generale. È definitiva anche la sentenza di primo grado quando questa non viene appellata dall’imputato condannato o dalla Procura della Repubblica competente e parte attiva nel processo in tribunale, non soddisfatta del verdetto. Vabbè, lo perdoniamo: magari questo pensiero assolutamente inesatto gli è sfuggito prima di incamminarsi per una salutare passeggiata tardo-serale sotto i portici bolognesi.

Dunque, Felicori assolto da CasertaCe per l’incipit sgangherato del suo post.

Ma, mentre lo assolviamo, mi ricordo che questo suo post parla di una mia condanna. E dunque occorre fare una piccola marcia indietro nella derubricazione e rubricare di nuovo come una bugia, tipica dei politici italiani e non solo italiani, la prima riga e mezzo scritta dall’ex direttore della Reggia di Caserta ed ex assessore regionale dell’Emilia-Romagna.

La mia condanna definitiva, infatti, non è stata quella irrogata dal Tribunale di Benevento, dato che il sottoscritto ha presentato un appello – in verità un po’ striminzito, a causa della scelta infelice di un avvocato del posto – alla Corte d’Appello di Napoli. Lì mi ha rappresentato un altro avvocato, quello buono, che ha lavorato bene e ha “ottenuto” una condanna lievissima, in forma pecuniaria: insomma, una multa che, se non andiamo errati, ammonta a mille euro.

Ed è questa, non quella del Tribunale di Benevento, a essere diventata definitiva, dato che la paginetta e mezza di ricorso ha pesato nella sua inconsistenza, frutto – ribadisco – della mia scelta sbagliata di affidarmi a un avvocato del posto al tempo del processo di primo grado, con la conseguenza che la Corte Suprema di Cassazione ha sancito, com’era purtroppo prevedibile, l’inammissibilità del mio ricorso.

Dunque, mille euro di multa per me, mentre dall’altra parte resta il peso specifico, molto ma molto più alto, di una gestione della Reggia di Caserta connotata stabilmente e pervicacemente da annunci e da un uso bulimico dei social, utilizzati anche quando veniva aggiustato un singolo rubinetto.

I risultati della direzione di Mauro Felicori, aggravati da quelli di Tiziana Maffei, si vedono ancora adesso in tutto il degrado che questo giornale continua a denunciare oggi come allora. Per carità: il nostro è solo un punto di vista, e ci piace – per declinarlo in maniera più semplice, come abbiamo fatto in altre occasioni – citare un film, tutto sommato “cassettaro”, dozzinale, che Carlo Vanzina firmò nel 1985, su ciò che non si vedeva ma era tremendamente reale dietro le quinte del mondo delle grandi top model e delle medie fotomodelle. Un film che ci è rimasto in testa per il suo titolo azzeccatissimo e migliore dell’incipit di molti editoriali: Sotto il vestito, niente.

Ecco, a nostro avviso – fermo restando che noi non abbiamo mai attaccato la persona di Felicori, ma sempre la funzione – la direzione della Reggia in quegli anni si può riassumere in questo titolo e in un’altra pratica che dà corpo a un’immagine metaforica molto conosciuta: quella della polvere sotto il tappeto.

Quindi, io condannato a mille euro perché mi infervoro e mi scappa qualche parolina fuori posto quando vedo ancora oggi la pubblica amministrazione fare strage del denaro tratto dalle tasche dei contribuenti, in un Paese da record mondiale per la pressione fiscale. Lui, Felicori, uomo di partito arrivato a Caserta per rappresentare Dario Franceschini e il PD, pensando esclusivamente a pompare e a pomparsi sui social, al punto che oggi la Reggia, a distanza di pochi anni dall’addio dell’uomo politico emiliano, continua a soffrire problemi che da vent’anni l’attanagliano e che Felicori, al di là degli annunci, al di là della pratica spottistica a uso social, non ha risolto: anzi, ha aggravato. Non dubitiamo del fatto che Mauro Felicori sia una persona perbene (e sono due volte che lo scriviamo in questo articolo), con il difetto di essere però un politico che, in quanto tale, gioca con le parole e mesta e rimesta le notizie, come questa, per rigirarsele a suo uso e consumo. Ma sul fatto che Felicori sia stato un pessimo direttore non abbiamo dubbi neppure oggi, così come non li avevamo al tempo in cui scrivevamo gli articoli che lo riguardavano.

Poi, se qualche lettore vuole entrare nel merito delle nostre trattazioni del tempo, basta andare su Google, cercare “Felicori CasertaCe” e scegliere tra i 100-150 articoli da noi scritti e corredati da dettagli, documenti e argomentazioni mai contestate, mai confutate dal diretto interessato. Basta scegliere a piacimento.