La presunta bustarella al sindaco. I soldi presi dalla scatola datagli dall’ingegnere. Per i Pm c’era una cifra maggiore di 560 euro

10 Dicembre 2025 - 19:42

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Daniele De Caprio faceva a Castel Volturno quello che gli pareva e alla fine, solo dopo i rimproveri di un dirigente e di un funzionario ha concesso, in forza del rapporto corruttivo con Marrandino, di andare due mezze giornate a settimana, violando il contratto con il placet del sindaco, a fronte di quasi 30mila euro intascati. L’incontro al bar Pineta e la microcamera che ha inquadrato i soldi maneggiati e la scatola nascosta sotto al giaccone

CASTEL VOLTURNO (G.G.) – La lettura delle 17 pagine del decreto di perquisizione di cui è stato oggetto il sindaco di Castel Volturno Pasquale Marrandino, assistito dall’avvocato Nando Letizia, ci permette di fare un po’ di ordine sia relativamente alla cronologia degli avvenimenti sia per quel che concerne il loro contenuto, dopo le prime notizie, necessariamente farraginose e imprecise, erogate nella giornata di ieri, nelle ore immediatamente successive alla visita che i Carabinieri del Nucleo Investigativo hanno compiuto a casa e riteniamo anche nell’ufficio di Marrandino. Intanto lo schema dell’ipotesi di reato di corruzione non si verifica nello schema classico di un’impresa beneficiaria di un affidamento di beni o servizi al Comune di Castel Volturno quale corruttrice. In questo caso invece, secondo i sostituti della procura della Repubblica di S. Maria C.V. Giacomo Urbano e Anna Ida Capone, sarebbe stata una partita a due.

Da una parte Daniele De Caprio, DEC dell’esecuzione del contratto della raccolta dei rifiuti solidi urbani nonché affidatario di incarichi professionali anche nel settore dei lavori pubblici, precisamente quelli relativi ai lavori di Parco… la presunta mazzetta consegnata in auto da Daniele De Caprio a Pasquale Marrandino, riposta in una scatola sotto l’occhio attento di una microcamera piazzata dai Carabinieri nell’auto di Marrandino, sarebbe stata versata dallo stesso De Caprio allo scopo di rimanere, diciamo così, nel cuore del sindaco continuando a svolgere le sue mansioni, egregiamente remunerate e, magari, ad assumerne altre.

Si è parlato di una mazzetta di 560 euro, in realtà le cose non stanno così, almeno per quel che riguarda la percezione che i magistrati inquirenti hanno avuto rispetto ai movimenti sviluppatisi all’interno dell’auto del sindaco. Ma andiamo per ordine. La consegna della scatola di De Caprio a Marrandino avviene l’8 marzo. Il sindaco la ripone in una zona non visibile della sua auto e il giorno 11 viene ripreso mentre, dalla stessa scatola, preleva due banconote da 20 euro. Un episodio simile, “seppur documentato in maniera meno chiara”, così è scritto nel decreto, i Carabinieri lo avevano immortalato il giorno precedente, il 10 marzo. Ma la posizione di Marrandino e la scarsa chiarezza delle immagini non hanno permesso di focalizzare il fotogramma che consente di stabilire quale sia stata la somma tratta dalla scatola. Risultano invece molto più chiare le immagini del 12 marzo, che lo mostrano mentre preleva “sempre dalla stessa scatola”, così precisano i magistrati, 25 o 26 banconote da 20 euro, per un totale di 500 o 520 euro. Soldi che Marrandino mette in tasca prima di lasciare la vettura.

Per cui, con i 40 euro iniziali, si arriva a una somma di 540 o 560 euro, senza considerare il possibile prelievo del 10 marzo che farebbe lievitare la cifra.

Attenzione, adesso. Questi 500 o 520 euro presi il 12 marzo vengono presi davanti all’asilo frequentato dalla figlia. Questo fa presumere che la somma servisse a pagarne la retta per frequentare una scuola dell’infanzia privata.

I gesti dunque sono tre: prelievo della somma dalla scatola; successivamente la mazzetta dei soldi viene messa in tasca e, terzo passaggio, Marrandino esce dall’auto e si incammina verso l’asilo.

Ora, un po’ di esperienza l’abbiamo fatta e sappiamo bene che i magistrati non scoprono tutte le carte a loro disposizione quando mettono nero su bianco ciò che giustifica una perquisizione. Logica vuole, dunque, che abbiano verificato se quel giorno c’è stato effettivamente, e non presuntivamente, il quarto passaggio, e cioè la consegna della somma per il pagamento della retta.

Il giorno 13, quello successivo alla scena dell’asilo, nel rientrare a casa, Marrandino preleva tutta la scatola da sotto al sedile e la nasconde sotto al giaccone, portandola a casa. Un gesto furtivo che un po’ di sospetto desta, al di là delle presunzioni doverose che in questi casi devono ipotizzare anche altre ragioni almeno in linea strettamente teorica.

Però, siccome i magistrati dell’accusa fanno il loro mestiere, assumono e sposano una delle possibilità, comunque indiscutibili, che danno un eventuale senso a questa azione compiuta da Marrandino. Dentro a quella scatola – scrivono nel decreto – c’era una somma più alta dei 540-560 euro, ciò dimostra che la scatola non era stata svuotata.

Guardando i fatti dall’angolo visuale dei sostituti procuratori, questo dà anche una spiegazione al dubbio da noi espresso ieri e legato all’esiguità della cifra. Dunque, la scatola viene passata da De Caprio a Marrandino nell’auto di quest’ultimo, viene riposta sotto al sedile dove il sindaco metteva anche i soldi dell’incasso del suo bar. Ora non è improbabile, ragionando in termini logici, che la difesa di Pasquale Marrandino porterà avanti la tesi che i soldi prelevati dal sindaco all’interno della sua auto erano quelli leciti incassati al bar.

Però, siccome i Pm hanno notato e ribadito nella loro trattazione che i soldi venivano prelevati dall’interno della scatola consegnata da De Caprio al primo cittadino, questa tesi dovrebbe basarsi su un assunto ben preciso: quella scatola inizialmente era vuota e dunque portata per un fatto di cortesia al sindaco, che l’aveva chiesta per riporci i soldi del bar, oppure conteneva una coccinella di peltro, neppure d’argento, senza valore o quantomeno con un valore non tale da poterlo integrare in un’ipotesi di reato di corruzione. Tolta la coccinella della fortuna, il sindaco avrebbe riciclato questa scatola per metterci volta per volta i soldi del bar.

Ipotesi molto improbabile, al limite del lunare per due motivi: Siccome il lavoro investigativo è stato compiuto, stavolta, con una microcamera, il movimento di riporre i soldi in contanti provenienti dal bar all’interno della scatola sarebbe stato inquadrato. Oppure si sarebbe visto che Marrandino avrebbe portato via volta per volta la scatola dalla sua auto al bar per riporvi i soldi. Ma questo non risulta dalle immagini, l’unico momento in cui la scatola viene spostata è quando il sindaco la nasconde dentro al giaccone e la porta in casa sua. Ciò che si vede dalle immagini sono i momenti del prelievo dei soldi dalla scatola, non del deposito al suo interno.

Sempre secondo la Procura, le diverse conversazioni registrate dall’11 novembre 2024 fino alla data di ieri avrebbero mostrato una situazione economica non proprio florida da parte di Marrandino. Una condizione – scrivono i PM – che lo porta talvolta a manifestare difficoltà nel sostenere le spese familiari, a conferma dell’ipotesi del pagamento della retta scolastica pagata con parte della tangente.

Successivamente viene esaminato il ruolo di Daniele De Caprio, il cui nome è stato inserito nella lista dei professionisti di fiducia sei giorni prima della determina di affidamento, alla posizione 547, dunque, aggiungiamo noi, in extremis visto che i partecipanti erano 557.

“Il suo nome, così continua la narrazione del decreto, era l’unico in grassetto, ha svolto il ruolo di DEC per 24 mesi ma gli inquirenti non sono riusciti a stabilire se c’è stata ulteriore proroga di altri 24 mesi.” Gli inquirenti si soffermano su un compenso di 28.800 euro + IVA ricevuto dall’ingegnere per il ruolo svolto.

ERAVAMO DUE AMICI AL BAR – Quando i due si incontrano al bar Pineta per la consegna del denaro, il sindaco bada bene a parcheggiare in luogo isolato nonostante avesse ampi spazi a disposizione più vicini al locale. Ma quel luogo isolato era esente dalle inquadrature delle videocamere di sorveglianza. Nessuna consegna avviene all’interno del locale, ma il pacchetto viene passato dopo essersi portato alla sua auto, stavolta con De Caprio. Ed è lì – corre il giorno 8 marzo 2025 – che avviene il passaggio. Subito dopo tornano in zona Bar Pineta e si intrattengono con Valerio Boccone e l’assessore Andrea Maria Scalzone. Lì emerge che De Caprio si troverebbe in difficoltà nei rapporti con il RUP Francesco Pirozzi che lo rimprovera di non rispettare l’orario di lavoro come da contratto. Lo stesso Pirozzi rappresenta a Marrandino un problema registratosi col dirigente, avendo quest’ultimo rilevato delle criticità nella relazione di fine anno presentata da De Caprio nell’ambito del suo incarico di DEC. Per questo motivo Pirozzi aveva redarguito bonariamente l’ingegnere invitandolo anche a un confronto di persona allo scopo di aggiustare la sua relazione scritta che, seppur riportante fatti reali, non andava scritta nel modo in cui De Caprio l’aveva scritta col pericolo di esporre l’amministrazione comunale a ritorsioni da parte dell’azienda dei rifiuti controllata.

“È chiaro – notano i giudici – che lo scopo di Pirozzi è quello di avvertire Marrandino dell’operato del suo pupillo, tanto è vero che, al termine della conversazione, sempre Pirozzi invita il primo cittadino a confrontarsi con De Caprio, a suo dire molto sensibile ai consigli di Marrandino.” Una vicenda che si risolve in poche ore.

All’epilogo di un incontro riservato con il sindaco, prima di recarsi da Pirozzi, sancisce definitivamente la forte complicità dei due personaggi, scandita e consolidatasi nel tempo, proprio a seguito – così chiudono questa parte Urbano e Capone – della corruzione dell’8 marzo 2025, che in pratica – aggiungiamo noi di Casertace – stabilisce, come capita spesso in azioni corruttive che coinvolgono i politici, la prova di una reciproca e aberrante affidabilità.

La fase polemica tra De Caprio e gli uffici del Comune di Castel Volturno si conclude con un nuovo accordo bonario tra le parti, con De Caprio che si impegna a fornire la sua disponibilità non solo per due mezze giornate a settimana. Quindi, questa la chiusa dello stralcio – ben lontano (ndd) dal rispetto del contratto firmato –.

Insomma, se abbiamo capito bene, i magistrati di S. Maria C.V. ritengono che tra Marrandino e De Caprio si sia stabilito un accordo corruttivo che, in partenza, al netto dei rilievi espressi dal dirigente e da Pirozzi, non prevedeva di fatto neppure l’obbligo di essere presente al Comune di Castel Volturno per due mezze giornate a settimana, che comunque rappresentano uno standard di attività che stabilisce una evidente inadempienza non contestata da una delle parti contraenti, ossia il Comune, del contratto firmato tra quest’ultimo e Daniele De Caprio.