INTRECCI TRA ARMI, APPALTI E CAMORRA. Condannato l’uomo che viveva a casa di Michele Zagaria con mitra e bunker. E il figlio titolare della Mira, società che ha preso lavori a CASERTA e AGRORINASCE

12 Dicembre 2025 - 15:51

L’incredibile vicenda emersa da un articolo di CasertaCe, una segnalazione della giornalista Marilena Natale e il lavoro dei carabinieri

CASERTA – Due anni e sei mesi di reclusione: è questa la pena inflitta a Ernesto Adriano Falanga, 56enne di Casapesenna, sorpreso dai Carabinieri con un vero e proprio arsenale nascosto in cantina, nella casa in cui viveva, ma di proprietà della famiglia di Michele Zagaria. La Sesta Sezione della Corte di Appello di Napoli ha infatti accolto parzialmente il ricorso presentato dal suo difensore, l’avvocato Ferdinando Letizia, riducendo di sei mesi la condanna originaria di 3 anni emessa dal GUP del Tribunale di Napoli Nord con rito abbreviato. La nuova condanna sarà scontata, come già stabilito in primo grado, agli arresti domiciliari.

L’operazione risale a un’attività investigativa mirata del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Caserta. Durante una perquisizione nell’abitazione dell’uomo, i militari hanno scoperto un secchio di vernice nella cantina che celava al suo interno un’arma di notevole potenziale: una pistola mitragliatrice “Spectre HC” calibro 9, completa di serbatoio bifilare.

Ma il ritrovamento non si è fermato lì. All’interno dello stesso nascondiglio sono stati rinvenuti anche un caricatore per pistola semiautomatica e un ingente quantitativo di munizioni: ben 149 proiettili, molti dei quali compatibili con l’arma sequestrata. Nel corso della perquisizione, i Carabinieri hanno individuato anche un bunker nell’abitazione di proprietà dei Zagaria, forse utilizzata dal boss.

Il nome Falanga è entrato al centro delle cronache di questo giornale quando vi abbiamo raccontato degli affidamenti da 3 milioni aggiudicati da Agrorinasce, consorzio dei comuni che gestisce beni confiscati alla camorra nell’agro Aversano, alla società Mira Costruzioni, società intestata ad Antonio Falanga, figlio 20enne di Ernesto Adriano Falanga.

Una possibile figuraccia per il Consorzio (questa ditta che lavora sui cantieri dei beni confiscati) del presidente Maria Antonietta Troncone e del direttore Giovanni Allucci che fu evitata dalla scelta del consorzio Grade di cambiare la ditta esecutrice di quegli appalti, proprio Mira, passati a una certa Oikos Costruzioni. Ma non solo, anche il comune di Caserta, prima di essere sciolto per infiltrazione camorristica, ha autorizzato un subappalto molto importante che la società di Antonio Falanga, il quale, ci perdonerà, non lo riteniamo essere il reale capo di questa ditta, bensì un supporto di persone economicamente molto più forti di un ventunenne, figlio di un uomo che lavora in un caseificio, ha ricevuto la scorsa estate, dal valore di 107 mila euro sui 233.000 complessivi, tramite società vincitrice dei lavori per l’impianto sportivo di San Clemente, a Caserta, ovvero un altro consorzio, Artemide.